Sorpresa. A Martinengo, negli anni ’60, un gruppo di illuminati intellettuali e amministratori organizza delle mostre coraggiosamente aperte all’arte moderna. Ma nel capoluogo le intuizioni di Martinengo non trovano spazio. A Bergamo città regna l’autarchia. Le novità vengono messe al margine e gli amministratori approvano. Era così allora. E oggi?
Ogni anno “Archivio Bergamasco - centro studi e ricerche” - nell’ambito di “Contributi della borsa di studio avv. Alessandro Cicolari “, destinata a promuovere ricerche e studi di storia locale - ha premiato Matteo Patelli e pubblicato il suo attento e prezioso lavoro: “Esporre l’avanguardia in provincia - Le manifestazioni di arte visiva a Martinengo (1966-1968)”.

La ricerca ha tre punti di notevole interesse:
- ricostruisce con esemplare analisi le vicende di un fatto clamoroso e rimosso che ha visto Martinengo - prima che diventasse lo struggente sfondo de “L’albero degli zoccoli” - protagonista di ardite sperimentazioni per la diffusione di nuove idee, contestualizzate nei movimenti artistici internazionali degli anni ‘60;
- propone in modo indiretto temi di politica culturale;
- parla di contemporaneità ricostruendo prodromi di “sessantotto”.
Inaspettato laboratorio d’avanguardia culturale a livello nazionale
Matteo Patelli ricostruisce su scrupolosa base documentaria antefatti e fatti di tre mostre - primavera del ’66, autunno del ‘67 e del ’68.
L’idea delle mostre prende forma in modo quasi casuale a Milano in un ristorante - luogo d’incontri d’arte - in una cena tra il sindaco di Martinengo e un gruppo di suoi amici collezionisti; attuatori dell’idea saranno un democristiano - Sandro Masserotti, ortopedico, appunto sindaco di Martinengo per 10 anni, dal 1960 al ’70 - e Antonio Cividini - consigliere comunale comunista, professore di chimica, appassionato d’arte e animatore culturale. I collezionisti presteranno e sceglieranno le opere da esporre.
Tra innovazione zootecnica anche “Mostra internazionale di pittura moderna”
Ente attuatore dell’idea sarà l’Ente Fiera Martinengo che da anni promuove l’annuale “Fiera zootecnica per l’ammodernamento del settore agricolo” affiancata dalla mostra “Pittori Bergamaschi” e dal concorso di “Pittura dei motivi caratteristici della Martinengo antica e moderna”: dal 1966 ci sarà anche la “Mostra internazionale di pittura moderna”!
Curioso sondaggio popolare in contesto rurale
Non solo tradizione e aggiornamento zootecnico: anche “…portare in provincia arte astratta e informale con l’intento di ottenere impressioni dal pubblico…”; i visitatori, in un precoce sondaggio popolare, sono invitati ad esprimere il proprio gusto in tema di arte con “si” o “no” raccolti per ciascuna opera esposta.
Mentre la Città di Bergamo vive in un clima - che durerà a lungo - di “Autarchia culturale”, a Martinengo arrivano opere di Boetti, Fontana, Rotella, Matta, collettivi di artisti stranieri…; nella Città al contrario, prima di tutto, artisti locali.
Stupirà molto nella seconda mostra del 1967 l’esito del sondaggio di opinione; al primo posto “Cristo flagellato” nella più fedele tradizione figurativa; al terzo posto un’opera rivoluzionaria: “Concetto spaziale”, taglio di Lucio Fontana; il risultato genera negli osservatori domande e perplessità: gradimento per stupore, comprensione effettiva, shoch… o altro? Nella mostra dell’anno successivo il sondaggio non verrà svolto.
Nel testo di Matteo Patelli due particolari, curiosi - divertenti e significativi - evocano il clima socio culturale di contesto: la dedica del libro e un aneddoto.
La dedica:
“A mia madre,
che avrebbe lavorato per trent’anni
alla martinenghese ME.DEL.CO,
senza mai sapere di queste mostre.”
L’aneddoto
Nella mostra dl 1968: ”…il sindaco Massotti - illuminato artefice della mostra arrivata alla terza edizione] - avrebbe scambiato le opere della sezione - [Arte povera] - per un allestimento ancora non completato, come parte di un ammasso indistinto”.
Le nuove idee di Martinengo oggi - Consuntivo di una generazione
Forse, oltre la consapevole analisi del preparatissimo Matteo Patelli, la ricerca va ben oltre la documentazione storiografica nell’ambito della storia dell’arte stimolando la riflessione sul destino di valori già allora profetizzati dagli artisti, valori rimasti poi solo proclamati.
Un esempio emblematico di “etica bloccata”, ritardo culturale, stagnazione di valori - enunciati e rimasti nell’utopia - è un’opera esposta alla terza mostra di Martinengo (settembre ’68) nella sezione “Pittura meccanica per la ristrutturazione dell’immagine” che, come riporta il catalogo vuole essere “…arte oltre la pittura di cavalletto… tecniche che intendono rispecchiare la società dell’immagine con figure prese dai rotocalchi, foto montate e incollate…”.

Elio Mariani - all’epoca giovanissimo - crea un “riporto” fotografico che intitola “L’urlo” con un volto sdoppiato di persona di colore ripresa in un momento di terrore, una polverosa quinta urbana, un soldato in combattimento, un groviglio di tubi, vuoti e tagliati, che scendono verso chi guarda attraversando una compatta partitura nera; unico punto di luce, un cerchio bianco.
Una generazione sconfitta?
Per linguaggi e temi - diritti negati, guerra flussi energetici, attesa di speranza - potrebbe essere opera della nostra contemporaneità, ma sono passati 60 anni; tutto è rimasto nella sensibilità dell’arte, senza filtrare dalla denuncia, alla coscienza collettiva in azioni di politica.
Se da questo “urlo” si azzarda il consuntivo dei progetti di una generazione - quella che all’epoca entrava nel mondo del lavoro, o si iscriveva all’università - alla verifica dei fatti il bilancio rasenta il fallimento.
Il seguito
Un intellettuale della Città - Nino Zucchelli - capisce l’importanza della terza mostra e la trasferisce nella propria galleria cittadina: la provincia sembra arrivare al Centro.
La Città vede, ma dimentica; l’autarchia culturale si perpetua e sarà così per lunghi anni a Bergamo e provincia; artisti, valori e proposte di arte contemporanea migrano a Milano.
L’arte contemporanea - proposta di futuro, pensiero alternativo, apertura verso nuovi spazi, stimolo a nuove idee e diversi pensieri - nonostante encomiabili sforzi, resta sospesa ai margini del pensiero dominante. Prova ne è la chiusura definitiva nel 2017 dello spazio espositivo ALT (Arte Lavoro Territorio) allestito da un creativo imprenditore locale negli spazi dell’ex cementeria di Alzano; importanti opere di arte - anche internazionale, critiche e provocatorie, proprio “avanguardia in provincia” - migrano altrove nella totale indifferenza - forse anche compiacimento - delle Amministrazioni locali.
Messaggio sotto traccia
In tempi dove la cultura sembra immersa in letargo che assopisce perfino la partecipazione politica, il lavoro di Matteo Patelli, riportando alla memoria utopie e gloriose battaglie, allarga il buco bianco della composizione di Elio Mariani, risveglia la responsabilità di essere operatori culturali nei giorni nostri.
O.R.