Nella prima settimana dell’anno 2026 i morti sul lavoro in Italia sono stati 5; in tutto l’anno 2025 sono stati 1.450: ogni giorno, domeniche comprese, 4 persone perdono la vita lavorando.

Vicende di lavoro ancora attuali
“L’impresa del Gottardo”
Il 23 maggio 1882 veniva ufficialmente inaugurato in “pompa magna” il traforo ferroviario del Gottardo. La galleria - all’epoca la più lunga del mondo (15 chilometri) - venne scavata in 8 anni di lavoro da circa 2.000 minatori, quasi tutti, il 95%, italiani. Nel cantiere morirono 199 operai - per scoppi di dinamite, travolti da frane di pareti rocciose o da carrelli fuori controllo, asfissiati da esalazioni tossiche - senza contare quanti si ammalarono durante i lavori e morirono a mesi o anni di distanza.
“L’anemia del Gottardo”
Le condizioni di lavoro erano durissime; in tre turni per otto ore, ottocento operai restavano al buio tra polvere ed esalazioni delle macchine da scavo; le temperature arrivavano fino a quaranta gradi.
Si diffuse una malattia detta “anemia del Gottardo” anche a causa di alloggi mancanti, improvvisati, fatiscenti, senza servizi; accadeva che più minatori affittassero lo stesso letto, spartendolo secondo i turni di lavoro.
Venivano pagati non in contanti, ma con buoni spendibili solo negli spacci dell’impresa costruttrice. Un tentativo di rivolta venne represso dalle fucilate dei vigilanti: morirono cinque minatori, molti furono i feriti, tanti i licenziati.
Un monumento cioè ricordo, ammonimento, avviso - non solo arte
Vincenzo Vela - scultore affermato e animato da forti ideali - turbato dalle morti dei minatori del Gottardo, già nel 1880 - prima dell’inaugurazione della galleria - inizia a plasmare il “monumento alle vittime del lavoro”, di sua iniziativa, a proprie spese. Scrive;
Sapete che non sono mai stato altro che un operaio: me ne sono sempre vantato. Ho sempre amato e ammirato i poveri oppressi, i martiri del lavoro, che rischiano la vita senza fare il chiasso dei così detti eroi della guerra e che pensano solo a vivere onestamente. Ebbene, oggi che si spendono milioni per innalzare monumenti ai re e centinaia di migliaia di franchi per perpetuare il ricordo dei ricchi il cui merito e la cui gloria stanno solo nelle loro casseforti, mi sono sentito in dovere di ricordare alle persone di cuore questi umili martiri che sono loro fratelli e lavorano per tutti fuorché per se stessi”.
Il calco in gesso è pronto nell’ ’82; Vela lo presenta l’anno successivo all’Esposizione Nazionale Svizzera di Zurigo con la speranza di trovare finanziatori per le spese di fusione in bronzo: successo di critica, grandi lodi: nessun finanziatore.
Museo non monumento
Solo nel 1893 - Vincenzo Vela morto da due anni - il Ministero della Pubblica Istruzione - in omaggio allo scultore, non ai minatori del Gottardo - commissiona la fusione della scultura in bronzo per collocarla nella Galleria d’Arte moderna di Roma: opera d’arte da museo, non monumento di pubblico ricordo, di manifesto ammonimento per costante memoria.
Deposizione laica

Vincenzo Vela nella sua opera rielabora i temi classici della deposizione e dei compianti. Tre operai con i segni dello sgomento, della fatica e della miniera trasportano la lettiga del caduto; un quarto fa luce. Mani ruvide segnate dalla fatica e dalla polvere reggono la barella, segno di solidarietà; le lucerne evocano bisogno di luce; la mazza spacca pietra, in evidenza al centro, diventa simbolo di lotta conto roccia e soprusi.
Oltre ogni retorica il dramma è reso dal contrappunto tra il liscio muro di sfondo e i tormentati rilievi di primo piano dove il bronzo fuso si accartoccia in forti vibrazioni chiaroscurali.

Il braccio del minatore che cade nel vuoto è il braccio di Cristo che Caravaggio dipinge nella Deposizione vaticana.
Morire di lavoro
Nel 1932 una nuova fusione del calco di Vincenzo Vela trova destinazione in una stele nella stazione di Airolo, all’imbocco italiano del traforo. Nel 2008 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano inaugura un’altra fusione a Roma nell’atrio della sede centrale dell’Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro; dalla scansione temporale di queste date, nell’arco di più di un secolo, emerge la fatica - o le resistenze - ad affrontare un trauma che resta rimosso.
P.S. - Bergamo conserva due capolavori di Vincenzo Vela: la tomba di Donizetti in Santa Maria Maggiore e la stele Piazzoni nel Cimitero Civico.