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Da laico nella città - Rubrica a cura di Daniele Rocchetti

Una statua per don Milani. Molto strana e molto discussa

 

Un comune, Vagli, un parco, delle statue. Una è dedicata a don Milani ed è accompagnata da una scritta sul comunismo che don Milani non ha mai scritto. Discussioni a non finire

 

 

Una statua di don Milani. Una scritta contestata

Nei prossimi giorni il Comune di Vagli, in Garfagnana, inaugurerà una statua in marmo di Carrara dedicata a don Lorenzo Milani. Una scelta che, in sé, merita di essere accolta con favore: il priore di Barbiana – del quale l'anno prossimo ricorrerà il sessantesimo anniversario della morte, avvenuta il 26 giugno 1967 – è una delle figure più significative del cattolicesimo italiano del Novecento e della storia civile del nostro Paese.

L'iniziativa, però, si inserisce in un contesto già ampiamente controverso. La statua entrerà infatti a far parte del "Parco dell'Onore e del Disonore", voluto dal sindaco Mario Puglia, lo stesso spazio in cui negli anni sono state collocate le statue di Donald Trump, Vladimir Putin e Silvio Berlusconi. Un luogo che, proprio per questi accostamenti, è stato più volte al centro di polemiche e persino di atti vandalici.

Questa volta, tuttavia, il problema non è il contesto. Il problema è ciò che viene fatto dire a don Milani. Sulla targa ai piedi della statua compare infatti una frase, datata 31 luglio 1966 e attribuita al sacerdote: “Il comunismo è la mediazione e l'organizzazione politica di ogni male, al fine di consentire a una classe dirigente parassitaria e brutale la gestione di ogni forma di potere sulle spalle degli ultimi.”

Don Milani e la sua idea di comunismo

Qui emergono due questioni. La prima è che questa frase non compare in alcuno scritto conosciuto di don Milani. La seconda è che essa contrasta apertamente con ciò che il priore di Barbiana ha realmente scritto sul comunismo in un documento autentico, pubblico e perfettamente databile.

Il 18 ottobre 1965, meno di un anno prima della data riportata sulla targa, don Milani inviò al Tribunale di Roma – dove era imputato per apologia di reato dopo aver difeso il diritto all'obiezione di coscienza – una delle pagine più celebri del suo pensiero civile. In quella “lettera ai Giudici” scriveva: “Il regime comunista è il tentativo che l'umanità ha fatto di realizzare l'ideale della giustizia. Il regime democratico è il tentativo che l'umanità ha fatto di realizzare l'ideale della libertà.”. Non era certo un'adesione al comunismo reale, né una professione di fede marxista. Don Milani rimase sempre una figura autonoma, critica tanto verso il comunismo quanto verso il conformismo cattolico e la politica del suo tempo. Ma proprio per questo è impossibile conciliare quelle parole con la definizione del comunismo come “organizzazione politica di ogni male”. Non si tratta di due diverse sfumature dello stesso pensiero: si tratta di due giudizi incompatibili.

Don Milani, la sua azione di educatore, le sue idee

Lo ha osservato con efficacia anche Piero Ichino, che con don Lorenzo ebbe un rapporto diretto. Sul Corriere della Sera ha scritto: “La realtà è che Don Milani, pur severamente critico nei confronti del comunismo reale, ha sempre condiviso profondamente l'aspirazione alla giustizia sociale che ha costituito fin dall'origine il fondamento morale del movimento operaio, quindi anche del movimento comunista. Ma ciò che più colpisce in questa iniziativa del Comune garfagnino è l'assurdità della pretesa di condensare in quella rozza frase l'essenza dell'eredità spirituale e culturale del Priore di Barbiana: come se le sue idee e la sua testimonianza, espresse in una vita intera dedicata all'emancipazione dei più poveri, potessero esaurirsi in un'invettiva contro questo o quel partito o regime politico.”

È questo, forse, l'aspetto più grave dell'intera vicenda. Anche se quella frase fosse autentica – ma non lo è proprio  – sarebbe comunque una scelta profondamente riduttiva. Don Milani non è ricordato per una polemica contro il comunismo, ma per Barbiana, per Lettera a una professoressa, per L'obbedienza non è più una virtù, per la sua battaglia contro una scuola che selezionava i figli dei poveri e per una concezione radicale della dignità della persona e della giustizia sociale. Ridurre questa eredità a un'unica invettiva politica significa impoverirla. Attribuirgli, poi, un'invettiva di cui non esiste alcuna fonte significa fare qualcosa di ancora più grave: alterarne la memoria.

Una statua dovrebbe custodire la verità di una figura storica, non riscriverne il pensiero. E proprio don Milani, che della fedeltà alla verità e dell'onestà intellettuale fece il centro del proprio insegnamento, meriterebbe di essere ricordato con le sue parole, non con quelle di qualcun altro.

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Rocchetti

4 commenti

  1. Davvero inverosimile quello che alcuni personaggi, come questo sindaco, si inventano, deturpando colpevolmente il pensiero autentico – e, nel caso di don Milani, attuale e costruttivo – di figure importanti. (Mi permetto, gentilissimo Daniele Rocchetti, di complimentarmi per i suoi scritti e di manifestarle il mio vivo interesse per la rassegna “Poeti sociali”, della quale conosco soltanto il titolo (credo riferibile alle bellissime intuizioni di Papa Francesco).

  2. (mio commento per Daniele Rocchetti):
    Davvero inverosimile quello che alcuni personaggi, come questo sindaco, si inventano, deturpando colpevolmente il pensiero autentico – e, nel caso di don Milani, attuale e costruttivo – di figure importanti. (Mi permetto, gentilissimo Daniele Rocchetti, di complimentarmi per i suoi scritti e di manifestarle anche il mio vivo interesse per la rassegna “Poeti sociali”, della quale conosco soltanto il titolo (credo riferibile alle bellissime intuizioni di Papa Francesco), che evidentemente sollecita a un approfondimento.

  3. Grazie Daniele! Restituisci verità e giustizia a un Uomo che ci ha lasciato un’eredità evangelica unica e di una sacralità, che nessuno si deve permettere di dissacrare!

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