Rocchetti/Quando si muovono i disperati della storia

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Da laico nella città/I molti morti di Melilla.
Il Marocco condanna i profughi e la Spagna indaga.
E l’Europa…

La notizia è rimasta davvero poco sulle pagine dei nostri giornali: 23 migranti (37 secondo diverse ong spagnole e marocchine) sono morti, alcuni giorni fa, durante il tentativo di oltrepassare la frontiera di Melilla, città autonoma spagnola posta in territorio africano.

Un episodio gravissimo su cui la Procura nazionale spagnola ha aperto un’indagine per tentare di comprendere ciò che è realmente accaduto. Si è trattato del primo ingresso di massa nella città autonoma dopo la normalizzazione delle relazioni tra Spagna e Marocco nell’aprile 2022, in seguito al cambiamento di posizione del primo ministro spagnolo, Pedro Sanchez, sul Sahara Occidentale.

“Migranti picchiati con manganelli, presi a calci”

Nei giorno scorsi, l’Alta commissaria delle Nazioni unite per i diritti umani, Michelle Bachelet, aveva invitato i governi di Spagna e Marocco a condurre un’indagine «efficace» e «indipendente» sull’accaduto. La Bachelet aveva dichiarato di aver ricevuto segnalazioni di «migranti picchiati con manganelli, presi a calci, spinti e attaccati con pietre da funzionari marocchini mentre cercavano di scavalcare la recinzione di filo spinato».

La maggior parte fugge da crisi alimentari gravi e violenze

Il Marocco, tuttavia, va in direzione contraria. La giustizia locale, infatti, ha deciso di perseguire 65 migranti per aver partecipato a quel tentativo di attraversamento dell’enclave spagnola. L’avvocato che difende i migranti ha chiarito che la maggior parte proveniva dal Darfur, nel Sudan occidentale, in preda a una grave crisi alimentare e dove le recenti violenze hanno provocato oltre 125 morti e causato lo sfollamento di 50mila persone. Gli altri sono ciadiani e maliani. Uno è yemenita.

“Genocidio strutturale”

Sulla vicenda è intervenuto con un comunicato molto duro, anche padre Alex Zanotelli, il missionario comboniano già direttore di “Nigrizia”. Padre Alex ha definito i fatti di Melilla «un genocidio strutturale» e ha espresso «orrore e sgomento» per quel che è avvenuto nell’enclave spagnola:

È l’ennesimo orrore perpetrato alle frontiere del Vecchio continente da una politica razzista e criminale dell’Europa, conosciuta con il nome di “esternalizzazione delle frontiere”, con cui la Ue paga profumatamente i governi del Marocco, Libia, Tunisia, Turchia affinché trattengano sul loro suolo i profughi in fuga da guerre, da fame e cambiamenti climatici. Sono i disperati della storia che premono alle nostre frontiere e noi respingiamo. Questo è un genocidio strutturale”.

L’Europa paga Marocco, Libia, Turchia, Tunisia perché trattengano sul loro suolo i profughi

È inaccettabile che si rivendichino frontiere impermeabili per i pacifici della terra”, scriveva il vescovo di Tangeri (Marocco), Angelo Agrelo, quando il 6 febbraio 2014, 15 profughi sono stati uccisi nel tentativo di scavalcare le rete metallica di Ceuta» ricorda sempre il missionario. Si respingono gli ultimi e si tollerano “frontiere permeabili al denaro della corruzione, al turismo sessuale, alla tratta di persone e al commercio delle armi. Sono omicidi che commettiamo legalmente, crimini contro l’umanità, uccidendo decine di migliaia di disperati in cerca di speranza (quasi 50.000 sono sepolti nel Mediterraneo)”.

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