Da laico nella città - Rubrica a cura di Daniele Rocchetti
Non soltanto devastazione del territorio, ma anche delle relazioni.
Le istituzioni internazionali non incidono più e vanno riformate.
Ci sono ancora molti che continuano a considerare l'altro un uomo, una persona
Da sempre, il Patriarca di Gerusalemme, cardinal Pierbattista Pizzaballa, è una delle voci più lucide e preziose per leggere l’intricata vicenda mediorientale. Anche la tragedia che si sta consumando, nel silenzio generale della gran parte dei Paesi del mondo, a Gaza.
"Si sta assistendo a una distruzione totale"
Per questo, ho seguito con attenzione il suo intervento video trasmesso nei giorni scorsi durante il convegno internazionale “Pax et Bonum. Costruire la pace per il bene comune, sulla via del diritto internazionale”, organizzato a Roma da Azione Cattolica, Istituto Giuseppe Toniolo e Fiac (Forum Internazionale di Azione Cattolica).
“Stiamo vivendo uno dei momenti più difficili, orribili, di questi ultimi anni"
L’esordio è stato chiaro: “Stiamo vivendo uno dei momenti più difficili, orribili, di questi ultimi anni. Le immagini sono sugli schermi di tutti, quindi non entro nella cronaca. È molto difficile dare prospettive di pace, di giustizia, di orizzonte, di dialogo, in un contesto dove tutto invece parla del contrario: orizzonti chiusi, mancanza di fiducia, odio profondo, guerra sotto il peso a Gaza di quello che è accaduto il 7 ottobre, ma poi quello che sta accadendo a Gaza, dove hanno ucciso decine di migliaia di persone, soprattutto innocenti, bambini, donne, in questo momento anche affamati, nonostante quello che dicono, la fame c’è”.
E poi la denuncia netta: “Si sta assistendo a una distruzione totale: non soltanto a una devastazione del territorio, ma anche a una devastazione delle relazioni, delle prospettive, della fiducia, come dicevo, per non parlare di giustizia. Per cui parlare di pace in questo contesto sembra quasi fuori luogo”.
Facendo poi riferimento al tema dell’incontro ha rilevato: “Va anche aggiunto che le cosiddette convenzioni internazionali qui proprio non si sa nemmeno cosa siano, e le organizzazioni multilaterali, a cominciare dall’Onu, ma non solo, stanno mostrando tutta la loro debolezza”.
Tutte le istituzioni sono incapaci di intercettare il bisogno di pace
Secondo il Patriarca, è un momento in cui “viene fuori con evidenza che le istituzioni politiche e, ahimé, anche quelle religiose, nel nostro contesto, sono state e sono incapaci di intercettare il bisogno di pace, di giustizia e di prospettive per queste popolazioni”.
Per questo ha, di nuovo, invitato a ripensare i fondamenti giuridici della convivenza internazionale: “Forse è anche il tempo di aggiornare queste convenzioni, tenendo presente il contesto nel quale ci si trova, di guerre ibride, di situazioni totalmente sbilanciate, e anche bisognerebbe chiedersi cosa fare nel caso in cui le convenzioni non vengono rispettate, come intervenire.
“La pace, il bene dove si trovano? Dove cercarli?”
Sono domande importanti, per evitare che si resti al livello semplicemente teorico e di buoni auspici. Il diritto internazionale, che resta un punto di riferimento, deve comunque, soprattutto in questo mondo globalizzato, essere pensato, studiato e diventare un riferimento reale, e non soltanto ideale”.
Infine, come suo stile, partendo da una domanda fondamentale: “La pace, il bene dove si trovano? Dove cercarli?” rilancia un tema a lui molto caro: “A livello di territorio, è lì che ancora posso trovare la speranza: sono tantissime le persone, associazioni, movimenti, gruppi, appartenenti alla società civile, che non rinunciano a considerare l’altro un uomo, una persona, con i suoi diritti, con la sua dignità, da rispettare”.
Parole da custodire per i tempi che verranno. Speriamo non troppo tardi.
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