La notte del sabato santo è la “notte santa”, nella quale Gesù torna alla vita per “non morire più”. Su ciò che avviene in questa notte, sul mistero del Signore risorto, si vorrebbe dire tutto. Si dovrebbe, perché in quel mistero tutto ciò che si dice di Gesù si invera: la sua morte, la sua sofferenza, le sue parole, i suoi gesti, tutto. O è vera la pasqua o non vero niente. Per lui. Ma anche per noi: “Se Cristo non è risorto, vana è la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati” (prima lettera ai Corinzi).
Tra gli innumerevoli spunti che si potrebbero citare, me ne vengono in mente due, molto diversi fra loro. Uno che riguarda il Risorto, il senso del mistero celebrato a Pasqua. L’altro che riguarda i destinatari della bella notizia, gli altri.
La Pasqua, incontro fra un Figlio che dà tutto e un Padre che dà la vita
Sul senso del mistero della Pasqua mi ha sempre intrigato l’intuizione di François-Xavier Durrwell che, lungo tutta la sua vita, ha continuamente indagato il mistero della Risurrezione. Molti di noi si ricorderanno di aver letto, come una vera rivelazione e liberazione, il suo “La Risurrezione di Gesù, mistero di salvezza”, apparso in Francia nel 1950 e diventato un libro di riferimento per generazioni di cristiani che hanno cercato di ricomprendere la pasqua.
Durrwell, soprattutto nelle sue ultime opere ha riassunto in termini essenziali il mistero pasquale della morte-resurrezione, più o meno così (riassumo sommariamente). Gesù è il Figlio che fa il figlio e che vive la sua obbedienza al Padre fino all’estremo, fino alla morte. Il Padre risponde a quella obbedienza facendo il padre, dando la vita. Il “gesto” più alto del Figlio trova la sua risposta nel “gesto” più alto del Padre. La morte e la risurrezione sono legati strettamente al mistero del Padre e del Figlio e della loro reciproca relazione.
Le donne, ai margini del mondo, al cuore del mistero
L’altro particolare che mi vorrei portare appresso si colloca sull’altra sponda è quello delle donne che diventano protagoniste. Le donne, emarginate nell’ambiente ebraico di Gesù, con la pasqua irrompono al centro degli eventi. Sono loro che “guardano da lontano” mentre Gesù viene sepolto. Sono loro che vanno al sepolcro, nel vangelo di Luca, e lo scoprono vuoto. È la Maddalena che incontra il risorto e che corre dai discepoli a gridare “Ho visto il Signore”.
Chissà perché le donne così emarginate diventano così centrali in un momento centrale di tutto il Vangelo? Forse il loro rapporto profondo con la vita le ha rese più capaci di intuire la presenza della vita dove nessuno se lo aspettava? La Pasqua è un evento “generativo”, una nuova nascita, un mondo nuovo che nasce. E chi dà la vita lo sa.
1 commento
Nel silenzio del sabato santo sulla sponda del mare 🌊 grazie per le sue intuizioni di vita 🙏