Netaniahu ha invitato Papa Leone in Israele. Ho provato a immaginare un viaggio "diverso", nel quale le persone più importanti da incontrare non sarebbero i signori della guerra. Un viaggio così "diverso" da risultare (praticamente) impossibile
Nei giorni scorsi
Ha suscitato molte reazioni la notizia della telefonata di Benjamin Netanyahu a Papa Leone che spudoratamente lo ringraziava per le sue parole. E ancor più ha suscitato sdegno e disappunto l’invito che il primo ministro di Israele ha rivolto a papa Leone di recarsi in Israele. “Ma come!” “Il papa non dovrebbe rispondere all’invito di quest’uomo criminale”.
Da una parte mi sentirei di consigliare a papa Leone di andarci al volo, in Israele-Palestina, a Gaza, soprattutto, immaginando e chiedendo per quanto è possibile sia ad Israele che all’Autorità Palestinese ed Hamas una tregua. Dall’altra, in relazione all’invito rivoltogli da B. N., mi sentirei di dirgli: “io non mi fiderei proprio perché mi ha invitato”. Non ci vuole nulla ad organizzare un possibile attentato da parte di qualsivoglia organizzazione. Stiamo forse esagerando? Ma questi eventuali signori sono capaci di tutto. E l’hanno già dimostrato. Per cui ci si potrebbe fermare qui.
Nel tal caso il mio animo non è quello di chiedere al Papa di affrontare lui solo il rischio. Mi renderei disponibile ad essere l’ultimo del suo seguito e il primo a fargli da scudo, poiché a molte persone incontrate in questa terra devo molto di quanto ho umanamente ricevuto e perché è da questa terra che viene Gesù. È qui che la Parola si è fatta carne e pane. È dalla Chiesa madre di Gerusalemme che noi tutti abbiamo ricevuto l’annuncio del vangelo. Non il contrario. Ed è incontrando l’umanità di Gesù che ho potuto aderire a quella forma di vita e fede in Dio che a me è parsa la più umanamente credibile e convincente. Nell’agosto 2012 ricordo che Abuna Issa mi disse: "أجب حسب أصلك", «'ajib hasab 'aslaka»: “fai (rispondi) secondo la tua origine”.
Da Gaza a Gerusalemme
Nel frattempo, il nostro conterraneo card, Pierbattista Pizzaballa, Patriarca dei Latini di Gerusalemme con il patriarca ortodosso di Gerusalemme Teofilo III, si sono recati prima a TAYBEH e successivamente alcuni giorni dopo tra le macerie di GAZA visitando la Parrocchia cattolica della Sacra Famiglia in Gaza City.
Nella Dichiarazione congiunta dei Patriarchi hanno affermato: «... Abbiamo assistito sia a un profondo dolore che a una speranza incrollabile». «... Eppure, in mezzo a tutto questo, abbiamo incontrato qualcosa di più profondo della distruzione: la dignità dello spirito umano che rifiuta di spegnersi. Abbiamo incontrato madri che preparavano da mangiare per gli altri, infermiere che curavano le ferite con gentilezza e persone di tutte le fedi che continuavano a pregare il Dio che vede e non dimentica mai».
Con i suoi gesti, prima ancora delle parole Pizzaballa aveva già affermato “noi non staremo in silenzio”. Nell’intervista concessa a Vatican New ci ha tenuto a precisare che «Non siamo contro la società israeliana e l'ebraismo, ma abbiamo il dovere morale di esprimere con assoluta chiarezza e franchezza la nostra critica alla politica che questo governo sta adottando a Gaza. Ho visto i bambini mutilati, accecati per le conseguenze dei bombardamenti. Le parole del Papa? Molto chiare, molto forti e molto attese».
Papa Leone all’angelus di domenica 20 luglio, per la prima volta ha pronunciato il nome delle vittime ed espressamente l’esercito israeliano, rivolgendosi poi con parole chiare e nette alla sorda e complice comunità internazionale: «Continuano a giungere anche in questi giorni notizie drammatiche dal Medio Oriente, in particolare da Gaza. Esprimo il mio profondo dolore per l’attacco dell’esercito israeliano contro la Parrocchia cattolica della Sacra Famiglia in Gaza City; come sapete giovedì scorso ha causato la morte di tre cristiani e il grave ferimento di altri. Prego per le vittime, Saad Issa Kostandi Salameh, Foumia Issa Latif Ayyad, Najwa Ibrahim Latif Abu Daoud, e sono particolarmente vicino ai loro familiari e a tutti i parrocchiani. Tale atto, purtroppo, si aggiunge ai continui attacchi militari contro la popolazione civile e i luoghi di culto a Gaza. Chiedo nuovamente che si fermi subito la barbarie della guerra e che si raggiunga una risoluzione pacifica del conflitto. Alla comunità internazionale rivolgo l’appello a osservare il diritto umanitario e a rispettare l’obbligo di tutela dei civili, nonché il divieto di punizione collettiva, di uso indiscriminato della forza e di spostamento forzato della popolazione».
La Sala stampa vaticana ha diffuso anche la notizia che «Leone XIV ha ricevuto una telefonata da Mahmoud Abbas, Presidente dello Stato di Palestina, sui recenti sviluppi del conflitto nella Striscia di Gaza e delle violenze in Cisgiordania».
Non rinuncia a immaginare. Un viaggio improbabile
Papa Leone incalzato dai giornalisti, lasciando Castelgandolfo, ha dichiarato che ci andrebbe a Gaza e in altri luoghi di conflitto nel mondo, sottolineando che non è il viaggio la formula per giungere ad un trattato di pace. Se tuttavia non rinunciassimo a immaginare un viaggio per Papa Leone ci sarebbe l’imbarazzo della scelta. Una tale scelta, certo solleverebbe un certo imbarazzo nel dare voce alle vittime del conflitto fin dagli inizi di questa storia di occupazione ed oppressione. Il viaggio potrebbe considerare alcuni di questi luoghi…
Molti di questi – ad eccezione di Gaza – più volte in anni passati ho avuto la possibilità di visitare incontrando persone ed ascoltando le loro storie. Ma se si vuole questa spinta del cuore può essere custodita e realizzata anche in un’agenda di incontri che possono trovare realizzazione in tempi e modi diversi.
In questa prima parte ci limitiamo a nominare i luoghi e possibili incontri. In una seconda parte per quanti vorranno addentrarsi nel come e nel perché della proposta illustreremo la portata di alcuni incontri e luoghi.
- GERUSALEMME visita alla KNESSET – Incontro FAMIGLIE DEGLI OSTAGGI del 7 ottobre 2023 - Visita al muro occidentale del tempio.
- Scendendo da Gerusalemme verso Gerico il papa potrebbe chiedere di visitare l’insediamento di MA'ALE ADUMMIM ed est di Gerusalemme e poi in un confronto visivo, le COMUNITÀ SOTTOSTANTI DEI BEDUINI JAHALIN (gli emarginati tra i dimenticati) seguiti dalle suore comboniane di Betania.
- NELLA STRISCIA DI GAZA percorrendola da nord a sud, da est a ovest incontrando la comunità cristiana cattolica, e tutte le altre comunità colpite. Improbabili sono le condizioni di sicurezza che potrebbero garantire la sua incolumità. E chiedere una tregua con nessuna persona colpita e nessun’altra zona della Striscia bombardata e livellata?
- A NAZARETH la Casa-grotta di Maria, nella Basilica dell’Annunciazione a seguire visita ad uno dei VILLAGGI DISTRUTTI, in ALTA GALILEA come, ad esempio, il Villaggio di KAFR BIR’ IM. Altri villaggi sono Ain Hod, Ain Hawd e Iqrit situato nel nord di Israele, vicino al confine libanese. A CAFARNAO mi metterei in ascolto e darei voce alle parole di Gesù pronunciate sulle città del lago.
Passando per la Samaria
A SICHEM- NABLUS uscendo dal Pozzo della Samaritana perché non visitare il Campo profughi Balata camp. O recarsi a JENIN. Missione impossibile la visita al campo profughi per i rifugiati palestinesi della guerra arabo-israeliana del 1948? Ci sono altri campi profughi da considerare più accessibili e “meno rischiosi” come Aida camp a Betlemme.
TAYBEH nella storica Samaria è l’ultimo villaggio palestinese interamente cristiano della Cisgiordania. Colpito nelle settimane scorse dalle incursioni violente dei coloni. È l’antica Efraim, cittadina situata in Samaria, il luogo in cui Gesù si rifugiò nei giorni precedenti alla sua passione.
A Betlemme, Hebron e dintorni
Dopo la visita alla Grotta nella Basilica della Natività il Papa potrebbe recarsi ad EBRON alla Tomba dei Patriarchi. A sud di Hebron il Papa potrebbe far visita ad uno dei VILLAGGI DEI PASTORI come AT-ATWANI. O risalendo potrebbe fermarsi alla COLLINA DELLE NAZIONI, TENT OF NATIONS incontrando la famiglia di Daoud Nassar.
Ramallah e dintorni
Consiglierei al Papa, tra le mille visite e scelte possibili, di considerare una sua visita al villaggio di ABOUD dove è presente sia la comunità cristiana latina e ortodossa; sia la comunità mussulmana. Potrebbe farsi accompagnare da Abuna Hanna Salem del Patriarcato Latino di Gerusalemme originario di Aboud. Oppure a NABI SALEH, oppure a BIL ’IN. Tutti villaggi sotto la pressione degli insediamenti illegali dei coloni a cui hanno sottratto la terra, le sorgenti d’acqua e altro ancora…
GERUSALEMME Visita YAD VASHEM il Memoriale della Shoah. BASILICA DEL SANTO SEPOLCRO, salire al Calvario, là dove Gesù, nella sua morte «Vulneratus est pro nobis». Poi scendere al luogo della deposizione, recarsi alla rotonda dell’Anastasis, entrare in quella tomba vuota per ricevere dagli angeli l’annuncio della risurrezione.
La follia di un viaggio "impossibile" e la follia della guerra
Mi rendo conto - non sono così ingenuo - che questa è una proposta folle e inverosimile, e tuttavia se, verosimilmente, fosse raccolta in una sua piccolissima parte - quella parte che immagino, il mondo ancora umano, si attende – Da Gaza non sarebbe un segno di poco conto per gli uomini di questa generazione. Ma cos’è questa idea folle del viaggio se la confrontiamo con la follia indicibile, inaccettabile e ingiustificabile a cui invece stiamo assistendo?
Spesso mi domando: Come si fa a chiedere ai governanti del mondo di fermare la guerra se loro stessi non si fermano? Non si fermano ad ascoltare il vuoto che hanno dentro, non si fermano ad ascoltare, nel loro vuoto, il grido delle vittime inermi ed innocenti che non solo non ascoltano, non proteggono, ma attaccano e uccidono. Non si fermano e cercano in tutti i modi la propria impunità mentre ostacolano e combattono tutti coloro che si curano delle vittime e dei feriti e alzano la voce in loro difesa? Essi non si fermano, non riflettono su sé stessi, non fanno uso della ragione, si agitano continuamente, sfogano la loro aggressività e violenza e ogni mezza giornata cambiano parola o trovano un altro paese su cui far piovere bombe. Intossicati dal male in corpo, anima e spirito. «Fino a quando, Signore?»
Possiamo fare nostre le parole del patriarca Pierbattista Pizzaballa? «Abbiamo incontrato qualcosa di più profondo della distruzione: la dignità dello spirito umano che rifiuta di spegnersi…. Cristo non è assente da Gaza… Non siamo venuti come politici o diplomatici, ma come pastori. La Chiesa, l'intera comunità cristiana, non li abbandonerà mai».