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Sant’Alessandro. Solennità e “memoria”

La "solennità" di sant'Alessandro è un ricordare, un "fare memoria" per immaginare un futuro, a partire da quella memoria. Lo schema cristiano della fede può essere un elemento di ispirazione per gli uomini di oggi che faticano a ricordare il passato e hanno paura nell'immaginare il futuro

 

"Memoria"

Nella tradizione cristiana esiste una forte tendenza alla memoria, al ricordare. "Memoria" è il termine liturgico con cui viene designata la celebrazione feriale di un santo. Le celebrazioni più solenni sono "feste" e "solennità". A Bergamo, la celebrazione del santo protettore è "solennità". Ma anche la solennità "fa memoria".

D’altronde la Chiesa nasce facendo memoria di quello che Gesù ha detto e fatto. I vangeli nascono come memoria scritta di una memoria orale che esisteva prima degli scritti. E anche quello che viene dopo i vangeli, le lettere di Paolo e il resto, sono fortemente legati alla memoria del Signore Gesù nato, vissuto, morto, risorto.

Memoria selettiva

La memoria cristiana ha come sua caratteristica di essere fortemente selettiva. “Fate questo in memoria di me”, si ripete in tutte le messe. Non si ricorda vagamente, ma si ricorda quello che Gesù ha detto e fatto negli ultimi momenti della sua vita, soprattutto si ricorda il cuore irradiante di tutto, la sua morte e la sua risurrezione.

Marco, il vangelo più antico, è stato definito una lunga storia della passione, morte e risurrezione, con una premessa: la sua vita pubblica in Galilea e dintorni.

Passato, presente, futuro

Ma la memoria non è fine a se stessa. Illumina quello che siamo e si proietta verso il futuro, il nostro piccolo futuro e il grande futuro che ci aspetta, gli “escata”, gli ultimi avvenimenti. Come la memoria è selettiva così non è puramente nostalgica: ci aiuta a vivere oggi, ci prospetta un futuro: vivevamo, viviamo, vivremo. Una bella orazione che si usava prima della riforma liturgica recitava, genialmente: (nella eucarestia) passionis memoria recolitur, mens impletur gratia, et futurae gloriae nobis pignus datur (si fa memoria della passione, l’anima è colmata di grazia e ci viene donata la garanzia della gloria futura).

In questo gioco spesso i cristiani hanno elaborato diversi modi di essere e di pensare. Ci sono state epoche molto dedite a ricordare il passato e poco a progettare il futuro; altre, al contrario: tutte prese dal futuro e ampiamente dimentiche del passato. Il presente è stato spesso stiracchiato o dal troppo ricordare o dal troppo progettare.

Lo smarrimento di oggi

Se dovessimo applicare questo schema – si tratta in tutta evidenza di uno schema – al presente forse potremmo dire, sempre schematicamente, che oggi si fatica sia a ricordare, sia a progettare. Abbiamo cancellato – in qualche modo – il passato perché “dobbiamo” essere moderni. Ma fatichiamo a descrivere un futuro, di fronte a tutte le enormi paure che stiamo attraversando. Per questo fatichiamo a trasmettere, a donare vita, non riusciamo a immaginare come staranno i nostri figli e i nostri nipoti e quindi evitiamo di avere figli e nipoti. Il paese europeo con il tasso di natalità più basso è l’Italia.

Siamo stretti nel presente, ma molto stretti tra un passato che non c’è più e un futuro che non c’è ancora.

La celebrazione cristiana di un santo è l'esercizio a legare quello che eravamo, con quello che siamo, con quello che saremo.

La Chiesa non ha inventato questo schema. Può essere duplicato. Gli uomini di oggi hanno una proposta che resta viva. Possono ispirarvisi. Se lo vogliono.

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