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L’”altra scuola” di molti anni fa. La “scuola del merito” oggi

scuola attiva

 

Rievocare la memoria per definire meglio ciò che siamo oggi. Un ex maestro - il nostro collaboratore Sem Galimberti - ricorda i tempi e i contenuti della didattica attiva nella scuola degli anni Settanta del Novecento.

 

 

 

Sono passati cinquant’anni da quando facevo il maestro elementare. Ogni inizio del tempo scuola di oggi, mi riporta al ricordo di quali erano principi con cui incominciavamo l’avventura di un nuovo anno scolastico di allora e di quanto oggi siano cambiati.

 

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Laboratori artistici, stampa in classe, testo libero...

Innanzitutto, a quei tempi avevamo incontrato e diffuso anche a Bergamo il Movimento di Cooperazione Educativa (M.C.E.), fondato dal pedagogista e educatore francese Célestin Freinet (1896-1966), basato sulla didattica attiva che prevedeva l’attenzione verso il bambino “intero”. Abbiamo cominciato ad utilizzare nell’aula scolastica gli strumenti della creatività: i laboratori artistici di Arno Stern, la stampa in classe, il testo libero, la matematica della pratica viva, la corrispondenza con altre scuole.

Ancor oggi qualche maestra di buona volontà cerca di tenere vivo il movimento e questa tipologia di impostazione didattica. Il MCE introduce nell’insegnamento di base alcune “tecniche”, piuttosto che un metodo rigido, mettendo al centro la creatività dello scolaro e coniugando l’esperienza comunitaria con l’esperienza pratica.

 

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Nomi celebri a Bergamo e molto “aggiornamento"

Abbiamo invitato più volte a Bergamo i maestri più famosi di quel tempo: Albino Bernardini (“Un anno a Pietralata”), Lydia Tornatore, Bruno Ciari e, soprattutto, Mario Lodi (autore del libro esperienziale “Il paese sbagliato”), lo scrittore-poeta Gianni Rodari (“Favole al telefono”), l’artista e designer Bruno Munari (Grammatica della fantasia”, “Arte come mestiere”). Abbiamo capito che lo scolaro non è un vaso vuoto da riempire, ma un soggetto portatore di una propria cultura, di idee e di diritti che la scuola ha il dovere di accogliere, ascoltare e valorizzare.

In quegli anni abbiamo tenuto frequenti seminari (allora si chiamavano conferenze) con insegnanti e genitori e sostenuto corsi di aggiornamento gratuiti in prossimità dell’introduzione dei nuovi programmi. A quei tempi si avvertivano i genitori dei pericoli relativi al consumo eccessivo dei bambini nei confronti della televisione e dei cartoni animati. Beata ingenuità: oggi è praticamente impossibile tenere lontani i bambini dal computer, da smartphone, tablet o Pc, con pericoli di dipendenza da software e giochi elettronici, internet e altre proposte visive create apposta per il pubblico dei minori.

 

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Ieri e oggi. Come siamo cambiati

Non si tratta solo di nostalgie del tempo andato. Anche la denominazione del Ministero della Pubblica Istruzione è cambiata. Oggi si chiama Ministero dell’Istruzione e del Merito. Si parte dal concetto che la scuola “di destra” valorizzi il merito mente la scuola “di sinistra” avrebbe frenato il talento dei più dotati. Si tornano ad auspicare classi differenziali per svantaggiati e stranieri. Si sommergono gli insegnanti di estenuanti richieste di tipo burocratico, i corsi di aggiornamento sono pressoché spariti o sono a pagamento. Mancano gli insegnanti di sostegno e molti sono assunti senza alcun tipo di specializzazione, precari pagati fino a giugno e poi licenziati per poi riprendere a settembre nella morsa della instabilità.

“Se l’educazione e l’istruzione sono un diritto di tutti, la scuola sarà il tempio dell’equità, della solidarietà e dell’emancipazione, non del merito immeritato, o peggio del demerito, così spesso altrettanto immeritato” (Centro Studi e Casa Editrice Erikson, con sede a Trento).

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