Un ragazzino che fa il "regista" che spinge dei bambini a compiere atti sessuali. Poi li filma. Il caso denuncia una epidemia diffusa ovunque: l'imitazione
Un caso scioccante di violenza sessuale tra minori in Francia ha portato all'incriminazione di un ragazzo di 13 anni, accusato di aver spinto due bambini, di 8 e 9 anni, a compiere atti sessuali tra loro, mentre lui stesso li filmava. Questo episodio ha sollevato preoccupazioni sulla sicurezza e il benessere dei bambini nella società. Il caso ha guadagnato attenzione mediatica per la sua gravità e le implicazioni legali per il trattamento di simili situazioni a livello nazionale. Fonte: Virgilio.
La notizia è scioccante, certo. Ma va capita, ancahe se è scioccante, anzi: proprio perché lo è. La notizia è dominata da un atteggiamento cruciale: l’imitazione. Tutto avviene perché si fa come altri hanno fatto, o, per essere più precisi, come si è visto altri fare. Il ragazzino ordina di fare, i bambini fanno quello che è stato comandato loro. Il ragazzino regista e i bambini attori mettono in atto una scena da adulti. Fanno gli adulti. Che tutto sia una “messa in scena” viene confermato dalla ripresa filmata del “regista”.
Il fare come fanno altri domina le nostre innumerevoli azioni. Anche nei momenti più insospettati. Una partita di calcio, con il suo “attacco” e “difesa”, con i suoi “cannonieri” imita una guerra: si fa finta di fare una guerra. E così in molti altri sport, soprattutto quelli di gruppo. Con il rischio, ovviamente, che la guerra finta diventi vera. Si è parlato molto, nei giorni scorsi, della violenza nel mondo del basket. I giornali hanno notato che la violenza tradizionale del calcio sta spostandosi anche nel basket e non solo. La violenza è contagiosa. La violenza che nasce dalla imitazione guerresca viene imitata.
Anche il filmato del ragazzino di cui parla la notizia è, a modo suo, eloquente: dopo aver imitato gli adulti si filma l’imitazione. Il filmato della scena fa parte della scena. E la cosa non finisce mai.
Totus mundus agit hystrionem, era scritto sul Globe Theatre di Shakespeare. “Tutto il mondo fa l’attore”. Tutto il mondo, anche quello dei bambini, soprattutto quello dei bambini