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Gaza e Israele. La guerra, i morti restituiti e quelli ancora da restituire

guerra e pace

 

Si è parlato molto, ieri e nei giorni precedenti, di soldati uccisi e restituiti, di soldati morti ancora da restituire e difficili da trovare

 

 

Si sente talmente parlare dei morti delle guerre in corso, quella di Gaza e quella dell’Ucraina, che si finisce per assuefarsi. E’ diventato quasi scontato che si parli di “oltre 60.000 morti” a Gaza e che si discuta se i morti di parte ucraina siano “soltanto” 60.000 o che siano vicini ai 100.000. Mentre per la parte russa di parla di oltre un milione di perdite. Ed è magra consolazione se, per questo ultimo dato, in “perdite” si calcolano anche i feriti.

I morti in guerra che diventano oggetto di trattative

Ma non si tratta soltanto di numero dei deceduti. I morti sono tragici protagonisti perché non solo perché si contano molti morti, ma perché alcuni morti diventano oggetto di strane, inquietanti trattative. Hamas si è impegnato a restituire tutti i corpi ma ha detto che “ci vorrà tempo”. Alcuni corpi sono sotto le macerie, una delle bare restituite non conteneva il corpo dichiarato.

I miliziani di Hamas hanno sepolto i resti di Ofir Tzarfati per poi fingerlo di ritrovarlo. Ma parte del corpo di Tzarfati era già stato ricuperato dalle Idf nel dicembre del 2023. Un drone ha filmato la tragica messinscena dei giorni scorsi.

Una continuazione della guerra con altri mezzi

Insomma. Esiste una guerra che crea morti e una guerra che li contratta. Mi è venuta in mente, per associazioni di idee, la nota la frase di von Klausewitz: La guerra è la continuazione della politica con altri mezzi.

Si potrebbe dire, parafrasando, che le trattative sui cadaveri della guerra è la continuazione della guerra con altri mezzi.  Sia la guerra sia le trattative sulle vittime trasformano l’altro in qualcosa da eliminare, con la guerra, da contrattare, con le trattative. La guerra e le trattative sui morti in guerra sono la cancellazione dell’altro.

In attesa di altre trattative. E in attesa della pace

Perché l’altro torni ad essere davvero l’altro bisogna uscire dalla guerra. E questo avverrà quando i morti saranno trattati come gente che ha dato la vita e ha diritto ad essere ricordata e, soprattutto, venerata. In effetti, i monumenti ai morti in guerra (quelli che si trovano in tutti i nostri paesi) vengono edificati quando la guerra è finita.

A quel punto non si faranno più trattative sui morti, ma sulle cose che servono ai vivi. Il commercio, a quel punto, non sarà più un’attività che prolunga la guerra, ma qualcosa che la chiude per sempre.

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