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Camminando s’apre cammino

Dalla Marcia del sale alla Global March to Gaza, dalla Perugia-Assisi ai cortei popolari: camminare per dimostrare

terremoto

Camminare perché?

Camminare è una caratteristica umana, indispensabile, ovvia. Una necessità primordiale per spostarsi, per vivere, per cacciare, per coltivare, per fuggire. Poi, cambiati i tempi, anche una scelta per svagarsi, divertirsi, esplorare. Basti pensare alle nostre montagne: frequentate per secoli solo da cacciatori, pastori, contrabbandieri… diventano nell’800 oggetto di ricerca e studio da parte di scienziati-esploratori, soprattutto inglesi. Nascono le passeggiate in montagna, le scalate alle vette, i nuovi mestieri come la guida alpina e l’accompagnatore, lo sherpa e il rifugista. Si sistemano i sentieri, si posa la segnaletica, si creano mappe, guide, app dedicate. Nascono i primi itinerari che “concatenano” vette, vallate, rifugi.

Nel nostro territorio, ad esempio, sono celebri i due Sentieri delle Orobie, orientale e occidentale, impegnativi e ben attrezzati trekking cui altri si sono aggiunti nel tempo. L’ultimo in occasione dell’anno della cultura 2023, in collaborazione tra le sezioni CAI delle province di Bergamo e Brescia: il Sentiero dei Laghi (alto e basso). Ma fin qui, è “solo” montagna. E se non ci vai a piedi, non ci vai.

L’abitudine del camminare come pratica salutare è in larghissima diffusione. Basti pensare ai gruppi di cammino avviati dalle strutture sanitarie pubbliche o alle infinte app e consigli per fare almeno 10.000 passi al giorno… Camminare da soli o in gruppo non è più un’azione riservata ai giovani o agli sportivi, ma una pratica sempre più diffusa, anche perché di semplice realizzazione e di totale economicità.

Il camminare “strumento politico semplice e comprensibile"

E’ interessante indagare quando e come, peraltro, nasce il fenomeno del camminare come scelta dimostrativa. Ci  sono alcuni casi famosi.

Nel 1930 Gandhi guidò una marcia di oltre 300 chilometri per contestare il monopolio britannico sul sale. Un gesto semplice - raccogliere una manciata di sale dal mare - trasformò un cammino collettivo in una delle azioni di disobbedienza civile più influenti del Novecento. La marcia del sale coinvolse migliaia di persone tra Ahmedabad e Dandi, sull'Oceano Indiano, con lo scopo di rivendicare simbolicamente il possesso di questa risorsa preziosa al popolo indiano.

“Il cammino – riflette Alberto Conte, leader del MovimentoLento - mostrò che una mobilitazione nonviolenta poteva coinvolgere persone molto diverse tra loro: contadini, lavoratori, studenti, leader politici. La Marcia del Sale rimase un riferimento per molte mobilitazioni successive. Mostrò come il camminare collettivo possa trasformarsi in uno strumento politico semplice e comprensibile”.

Marce per la pace, marce di solidarietà

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Per questo, ancora oggi, molte mobilitazioni scelgono la stessa forma. Camminare nello spazio pubblico continua a essere uno dei modi più diretti per portare una questione davanti alla comunità. Ne è un esempio la Marcia per la pace Perugia-Assisi, realizzata per la prima volta nel 1961 per iniziativa di Aldo Capitini: voleva essere un corteo nonviolento che testimoniasse a favore della pace e della solidarietà dei popoli. Ad Assisi sfilarono circa 20.000 persone tra cui notissimi intellettuali. La Marcia è tuttora un appuntamento fisso del movimento pacifista: www.perugiassisi.org/.

Nel 2012 si tenne la Lunga Marcia per L'Aquila, camminata eco-solidale ideata dal Movimento Tellurico per mantenere alta l'attenzione sulla ricostruzione e sulla prevenzione sismica. L'iniziativa ha unito negli anni diverse aree colpite dai terremoti -partendo da Roma, dall'Emilia e dal Molise - fino a confluire all’Aquila. Questi trekking di solidarietà sono stati i precursori del Cammino nelle Terre Mutate, il primo percorso solidale d'Europa (257 km e 14 tappe) che attraversa l'Appennino centrale ferito dai terremoti.

Più recentemente, alcune realtà pacifiste e nonviolente hanno organizzato la Global March To Gaza https://gmtgaza.org/ che ha portato oltre 4000 persone da più di 80 Paesi al Cairo il 12 giugno 2025 con l’obiettivo di camminare da Al-Arish a Rafah per porre fine alla fame e al genocidio in corso nella Striscia di Gaza, garantire l’ingresso immediato e incondizionato di aiuti umanitari, tramite l’apertura del varco di Rafah e la creazione di un corridoio umanitario stabile e permanente e denunciare crimini di guerra e violazioni del diritto internazionale, richiedendo responsabilità e giustizia. A questa sono seguite numerose edizioni locali, anche in Italia.

Gli esempi sarebbero infiniti. Chi di noi non ha partecipato a un corteo studentesco, oppure il 25 aprile o l’1 maggio, o in occasione di eventi particolari? Perché fare queste manifestazioni camminando?

“Una marcia attraversa luoghi, mette in relazione persone diverse e rende visibile un problema. - spiega ancora Conte - Non richiede strutture complesse: basta la decisione di mettersi in cammino e di farlo insieme. Camminare nello spazio pubblico continua a essere uno dei modi più diretti per portare una questione davanti alla comunità”.

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