14 settembre 2026: la città si sveglia all’alba, prima del solito, le vie si riempiono in fretta di nugoli di giovani e le strade di un traffico faticoso, appesantito dalle novità estive alla circolazione cittadina; davanti agli istituti, in orari diversi, si accalcano ragazze e ragazzi, piccoli e grandi, pronti a varcare i portoni e a prendere possesso degli edifici. Nulla di cui preoccuparsi: semplicemente inizia il nuovo anno scolastico.
Molti ricordi. Antichi problemi
Ognuno porta con sé ricordi più o meno belli, più o meno intensi dell’estate trascorsa e che non vuole proprio terminare; è giunto il momento di riprendere il cammino della propria crescita, di rimettersi in pista fra timori e speranze, con un carico di responsabilità e una parte di incoscienza e di creatività.
Riflettevo che è ormai passato un anno da quando su questo nostro blog ho iniziato a scrivere di scuola; ripercorrendo i titoli dei miei contributi mi accorgo di aver toccato molti argomenti relativi al mondo scolastico, affrontando tante problematiche e approfondendo vari risvolti, sfumature, conseguenze. Ora che l’anno riparte, constato con un po’ di amarezza e delusione che in questi dodici mesi poco o nulla è cambiato: si leggono già sui quotidiani di questi giorni articoli che lamentano la carenza di insegnanti, che denunciano il problema del precariato, della inadeguatezza delle strutture scolastiche, della sicurezza degli studenti, dei ritardi nell’assegnazione del sostegno, dell’offerta deficitaria di trasporto pubblico e via così.
Docenti, edifici, didattica
L’impressione è che il mondo della scuola sia ingessato, paralizzato, che nonostante le continue riforme i problemi di fondo restino, soprattutto quelli legati alla professione docente, che continua ad essere poco riconosciuta e poco retribuita, e alle strutture scolastiche, aggiornate nei laboratori ma obsolete negli edifici, prive di adeguati impianti di riscaldamento e di refrigerazione in grado di rendere più confortevole la permanenza degli utenti.
Non mancano difficoltà anche nell’efficacia della proposta didattica, se è vero che le prove Invalsi hanno rilevato nei nostri studenti una carenza grave di preparazione in italiano e matematica, se è vero che le università continuano a lamentarsi delle lacune evidenziate nei test d’ingresso, se è vero che le aziende denunciano una carenza di preparazione pratica dei maturati nel momento in cui varcano per la prima volta i cancelli del loro primo posto di lavoro.
La scuola rimane indispensabile nonostante
Si rischia di essere presi dallo sconforto, ma viene spontanea una domanda: e se la scuola non ci fosse? Chi si prenderebbe cura dei nostri figli per nove mesi all’anno, aiutando e spesso supplendo i genitori nel compito educativo, insegnando il rispetto delle regole alla base della convivenza civile e il principio che chi sbaglia paga e non è sempre colpa degli altri? Chi coltiverebbe l’aggregazione e la convivenza fra ragazzi e con gli adulti, anche e soprattutto con quelli che non sono stati scelti e che risultano poco empatici, ma che meritano comunque rispetto e considerazione? Chi sarebbe capace di far comprendere ai nostri giovani il valore della cultura, quella vera, quella costruita nella storia da artisti, letterati, pensatori, scienziati, non quella svenduta come tale nei blog o in alcuni podcast da quattro soldi?
Nell’epoca in cui gli oratori sono in crisi, le società sportive pretendono contributi economici impattanti sull’economia familiare, i bar si riempiono di adolescenti per il rito dell’aperitivo ma sono desolatamente vuoti di proposte e privi delle necessarie attenzioni, nell’epoca in cui risulta marcata la tendenza all’individualismo, all’affermazione di sé a scapito degli altri, all’isolamento, all’autosufficienza, all’egoismo, la scuola si candida ogni anno come un baluardo sicuro e solido che ha il coraggio di andare controcorrente rispetto alle mode del momento, come un luogo che sa fare memoria e nel contempo sa proiettare nel futuro, proponendo laboratori di idee e di progetti pensati e attivati per favorire i nostri ragazzi. Nell’epoca dell’odio e delle guerre, dei nazionalismi e delle chiusure, la scuola si propone come spazio di convivenza civile, di accettazione dell’altro, di soluzione pacifica di tensioni e conflitti, di educazione civica finalizzata alla formazione del buon cittadino.
Bentornata, scuola, e grazie di esistere.
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