Search on this blog

Strada facendo

Arriva il caldo. E si rischia perfino di sentirsi infelici

estate caldo

Sono passati giorni nei quali ci si doveva coprire con dei maglioni invernali. Stanno per arrivare giorni nei quali si dovranno mettere le magliette estive. Freddo e caldo si toccano. Mancano i tepori di passaggio, il non più freddo e il non ancora caldo.

Il che fa il doppio con la sensazione diffusa che si sono assottigliate le stagioni intermedie. Primavera e autunno sono le stagioni miti, nelle quali si sta bene. Sono le stagioni più adatte per sognare un mondo ideale. Se si vuol immaginare un paradiso terrestre, infatti, lo si sogna dominato da una “eterna primavera”, da una stagione equilibrata: nelle manifestazioni climatiche e, soprattutto, in rapporto all’uomo. L’uomo, infatti, sta bene con un clima mite; può star male, invece, per un eccesso di caldo o per un eccesso di freddo.

Il libro del Deuteronomio immagina Dio che promette a Israele la terra promessa come una terra dove le stagioni “stanno al loro posto”: “Io darò al vostro paese la pioggia al suo tempo: la pioggia d'autunno e la pioggia di primavera, perché tu possa raccogliere il tuo frumento, il tuo vino e il tuo olio” (Deuteronomio 11, 14). L’armonia della stagione rende il paese abitabile e quindi Israele sarà felice in quel paese, dove scorre latte e miele. Ma, allora, si deve anche temere che dove quell’armonia non esiste più si rischia di essere infelici, perché si rischia di non sentirsi mai al proprio posto, sempre in dissidio con qualcosa: in dissidio con la pioggia quando si aspettava il sole, o con il sole quando si aspettava la pioggia. Gli uomini di oggi, che si erano abituati ad avere qualche frammento di paradiso terrestre a casa loro, non ne dispongono più. Oppure possono goderne ancora pochissimi fortunati, che devono andare a cercarselo all’altro capo del mondo con grande dispendio di tempo e di denaro. Ma paradisi così piccoli e così inaccessibili costringono gli altri, cioè la grande massa della gente, a sentirsene dolorosamente esclusi.

Al tempo dell’infelicità si è aggiunta oggi l’infelicità del tempo. Il tempo dell’infelicità - della malattia, della morte, degli amori che finiscono e di tutti i tempi notturni della vita - arriva a tutti. Ma non si può sapere quando arriverà e quindi permette di illudersi, quando non è ancora arrivato. L’infelicità del tempo, così legata ormai alle quotidiane bizzarrie del clima, rende sempre più difficile sognare la “eterna primavera”. E si rischia di essere infelici. Anche per il tempo che fa e per il tempo che non fa.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *