Anche ieri, grandi manifestazioni alla Biennale. Conferme e smentite, contrasti perfino all’interno dei rappresentanti della compagine governativa , in particolare tra il presidente Buttafuoco e il ministro della cultura Giuli, minacce di taglio di fondi da parte dell’Unione Europea.
La Biennale, le polemiche, la politica
Ancora una volta, come nelle passate edizioni, la rassegna artistica internazionale di Venezia non passa inosservata e si dimostra un sismografo delle fratture politiche e dei problemi globali del mondo, travalicando la dimensione strettamente artistica. E non può essere che così, nei tempi dell’inquietezza.
Ricordiamo che negli anni Settanta, in risposta alla dittatura di Pinochet, artisti e curatori furono solidali con i dissidenti. In seguito, il Sud Africa fu escluso dalla partecipazione come rifiuto alla legittimazione dell’Apartheid. Poi fu il turno della dissidenza in Unione Sovietica con l’ospitalità ai samizdat e ai documenti di protesta fuoriusciti clandestinamente. In tempi più recenti, il padiglione Russo fu chiuso per volontà dello stesso proprietario e dato in affitto alla Bolivia. All’Ucraina, dopo l’invasione russa, fu offerto un luogo specifico destinato alle installazioni dei suoi artisti ai Giardini. La Biennale del 2026 è ancora più tormentata, discussa e chiacchierata, più del passato.
Il Padiglione della Santa Sede, “oasi di pace”

Eppure, un’oasi di pace, in contrasto con le scaramucce recenti, è annunciata dal Padiglione della Santa Sede, allestito nei giardini della Chiesa e Convento dei Carmelitani Scalzi nel sestiere di Castello. Il Vaticano ci regala sempre luoghi inconsueti e altamente significativi per esporre opere artistiche. Ricordiamo due anni fa la sorprendente ubicazione nel carcere femminile della Giudecca, visitato in quella occasione dallo stesso Papa Bergoglio.
L’intervento artistico di quest’anno si intitola “L’orecchio è l’occhio dell’anima”. Il titolo preannuncia un riferimento storico alla mistica Ildegarda di Bingen, badessa benedettina del XII secolo che fu profetessa, musicista, erborista, linguista e perfino consigliera politica interpellata da Federico Barbarossa, da San Bernardo, dai papi. Scrisse molte composizioni musicali; per lei la musica era “viva resonantia”, risonanza viva della vita del cosmo. Scriveva: “Siamo tutti figli e figlie del suono”.

Nel giardino della chiesa di S. Maria Ausiliatrice, conosciuto e frequentato finora solo dai veneziani, con l’ausilio di cuffie si potranno ascoltare i brani musicali di noti autori ed esecutori come Brian Eno, Patty Smith, Meredith Monk in una colonna sonora carica di suggestioni, capace di accompagnarci in una meditazione sonora lontana dai clamori della realtà sociale e politica, dentro un giardino mistico che invoglia a pensare. Mai come oggi sentiamo la necessità di una pausa per reimparare ad ascoltare e contemplare.
In sintonia con le vibrazioni intime suscitate dal giardino, nella Chiesa è allestito un luogo-scriptorium che contiene una biblioteca multilingue, libri d’artista e opere grafiche che stimolano il rapporto tra immagine, pensiero e preghiera laica personale.

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