Chiamato dai giornali “Stabilicum” o “Melonellum”, il progetto di legge presentato dalla maggioranza ha quale scopo quello di costruire le condizioni per governi stabili. La stabilità è il presupposto della governabilità. Così gli individui, le famiglie, i corpi sociali, le imprese possono, in relativa tranquillità, progettare e programmare per almeno cinque anni.
La proposta di nuova legge elettorale e i rischi del “pareggio"
La qualità e l’ambizione dei progetti sono determinate anche dall’ampiezza dell’arco temporale lungo il quale si distendono. Poi, certo, conta il progetto in sé. La stabilità dei governi è perciò “un bene comune”, ma piuttosto raro nella storia del nostro sistema politico. Se il sistema dei partiti è relativamente stabile, lo stesso non si può dire dei governi che esso esprime. La prima condizione della stabilità è una maggioranza parlamentare netta a favore del governo.
Ora, i risultati elettorali amministrativi, l’esito del recente referendum sulla Magistratura e i sondaggi quotidiani non lasciano intravedere una tale maggioranza, benché non sia da escludere. Qualora si arrivasse al pareggio, o quasi, si aprirebbero due strade: o un governo di unità nazionale o nuove elezioni. La prima strada è sbarrata sia dalla Meloni sia da Elly Schlein. E non perché potrebbe approdare ad un governo che, essendo “di tutti”, finirebbe per essere “di nessuno” e perciò immobile. Il fatto è che mai e poi mai Elly Schlein vorrebbe governare con una Giorgia Meloni, perché non ha ancora conseguito la patente democratica. E’ un pericolo per l’Italia. Fratelli d’Italia è erede di forze che il cosiddetto “arco costituzionale” non ha mai riconosciuto. Né, d’altronde, la Meloni, ritenendosi totalmente alternativa a tale arco, non per ragioni “fasciste”, ma per ragioni sovraniste e populiste, non ha mai votato per i governi di unità nazionale nel corso della sua storia politica precedente. La seconda strada, quella di nuove elezioni, magari a ripetizione, si trasformerebbe in una crisi di sistema, lungo una china pericolosa per il Paese.
Allora?
I contenuti del progetto. I punti in discussione
Il progetto Meloni riprende idee già sperimentate: l’abolizione dei Collegi uninominali (oggi vi sono eletti 147 deputati su 400 per la Camera e 74 senatori su 200 al Senato, cui vanno aggiunti dalla Circoscrizione Estero 8 uninominali alla Camera e 4 al Senato); il premio fisso di 70 seggi alla Camera e di 35 al Senato per la coalizione che arrivi al 40%; il ballottaggio eventuale tra due coalizioni, che arrivino almeno al 35%; l’indicazione sulla scheda del premier di coalizione; le liste di partito bloccate, senza preferenze; la soglia minima del 3% per entrare in Parlamento.
Il “Campo largo” contesta alla maggioranza i tempi e il metodo: l’aver aspettato fino alla vigilia delle elezioni e l’aver presentato un proprio progetto di legge. Si doveva fare prima e d’accordo con l’opposizione. Ma, soprattutto, contesta l’entità del premio fisso di maggioranza. Viene obbiettato che, in tal caso, si potrebbe andare oltre quel 55% dei seggi, che la Corte aveva ritenuto costituzionale nella sentenza n. 35 del 2017 sull’“Italicum” e che era stato dichiarato incostituzionale nella precedente sentenza n. 1 del 2014 sul “Porcellum”, ma solo perché non fissava la soglia minima dei voti. Oltrepassando il 55% dei seggi, il Centro-destra potrebbe eleggersi “in casa” le Autorità di garanzia, dal Presidente della Repubblica, che “scade” nel 2029, ai Giudici della Corte costituzionale, ai Membri del CSM. Del resto Massimo D’Alema, gran consigliori del “Campo largo”, ha già scritto che le prossime saranno “elezioni costituenti”, perché potrebbe accadere che, per la prima volta, una forza estranea e esterna all’arco costituzionale storico elegga il Capo dello Stato. Con ostinazione degna di causa migliore, D’Alema continua a far credere che la democrazia può essere sostenuta solo da quell’arco, che pure è rovinato in basso nel marzo del 1994, con la vittoria elettorale di Berlusconi.
Il “Campo Largo” latita
In tutto questo dibattito, c’è un’assente: il progetto di legge del “Campo largo”. Finora gli è bastato dire No. Il fatto è che, come ha sottolineato Peppino Calderisi, ospite di un recente dibattito organizzato dai due costituzionalisti come Stefano Ceccanti e Fabrizio Clementi, ci sono divisioni interne tra le tre componenti del Campo largo (PD-M5S, AVS), ma anche interne al PD. Se la Schlein teme “il pareggio” come il diavolo l’acqua santa, al “corpaccione” del PD potrebbe non dispiacere continuare con la vecchia legge. Se questa producesse il pareggio, sarebbe sempre meglio di una sconfitta netta. Il Campo largo è preso dentro queste contraddizioni, che finora ha velato con parole di fuoco contro la maggioranza. Ma si tratta di un ballo in maschera destinato a finire.
E gli elettori sono ignorati
Nel frattempo, si può solo annotare amaramente che ancora una volta gli elettori non potranno scegliere il proprio rappresentante. Si dovranno accontentare di ciò che offre loro la lista del partito, con gli eleggibili già messi in fila, come da Porcellum.
Il “cittadino arbitro” di Roberto Ruffilli resta confinato sugli spalti ad osservare la partita. E’ il Var dei partiti a decidere. Non sarebbe stupefacente se aumentasse il numero di quelli che si astengono.