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Il referendum sulla giustizia. La rana bollita

rana bollita salvini meloni

Da battitore libero – si conceda comprensione o compatimento alla mia età di considerarmi tale - vorrei esprimere qualche riflessione sul futuro referendum sulla giustizia, che tecnicamente si connota come separazione delle carriere (tra magistratura inquirente - Pubblico Ministero -  e magistratura giudicante - Giudici-)

 

 

È un tema che ne “La Barca e il Mare” è stato del resto già egregiamente messo in cantiere, almeno in un recente articolo di Rocco Artifoni, che ho trovato molto sensato e convincente.

Referendum decisivo. Anzi no

Il referendum si deve esprimere su una riforma già varata che il Governo Meloni ha fortemente voluto come proprio impegno qualificante, anche se non fa dipendere la sua sussistenza dall’esito del referendum: cioè, sia che vinca il sì alla riforma sia che vinca il no, il Governo vuole restare in carica. Anche se a noi pare contraddittorio dire che la riforma è qualificante per il Governo (ed è di iniziativa dello stesso), e poi dire che non importa l’esito. Sarebbe decisiva quindi, ma fino ad un certo punto.

D’altra parte gli obiettori della riforma e gli addetti ai lavori della giustizia sottolineano la sua ininfluenza sulla efficienza della giustizia e anche sul suo futuro impatto nella gestione dei magistrati. Sia perché procuratori e giudici non risultano tuttora legati particolarmente tra di loro sia perché è insignificante il passaggio attuale da una carriera all’altra sia perché non migliorerà sicuramente la tempistica dei processi. Anzi la gestione prevista complica la situazione della giustizia - e si fa più onerosa per lo Stato – per via della duplicazione degli organismi di controllo dei due ordini.

Bei tempi quelli in cui si diceva che non sunt multiplicanda entia sine necessitate, cioè che non occorre moltiplicare le realtà se non c’è una vera necessità. E i casi di mala giustizia che si portanto per dire che la riforma è necessaria (come, ad es., il caso Tortora) nulla c’entra con la divisione delle carriere che potrà dar luogo comunque in ugual misura a ingiuste sentenze, le quali si possono riparare solo attraverso i vari gradi di giudizio, che esistono abbondanti in Italia.

E decisivo perché? I motivi di cui si dice

Sia come sia, pare comunque che non siamo di fronte ad una riforma epocale. Ma allora perché il Governo l’ha voluta con tanta enfasi?

Le spiegazioni degli esperti sono plurime. Si va dalla spiegazione più minimalistica che crede che la riforma della magistratura serva al Governo a distrarre l’opinione pubblica da altri provvedimenti e riforme, ben più importanti, che il Governo non sta facendo (ad es., sul fine vita o sul riconoscimento dello Stato palestinese) o che sono mal riuscite e mal digerite (ad es., sulla sicurezza e sul riarmo).

Altri credono che questa legge serva a dare il contentino a Forza Italia che ha giurato vendetta contro la magistratura per le sue azioni contro Berlusconi “perseguitato”, il quale del resto, pur condannato, non ha fatto un giorno di carcere. Quindi riforma e referendum serirebbero a tenere compatta la maggioranza che è estesa numericamente, ma diversificata, dentro la quale ciascuna componente (Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia) vuole piantare la sua bandierina di vittoria.

Altri vedono nella legge il pericoloso preludio della soggezione dei Pubblici Ministeri al Governo, nel senso che il loro distacco dalla magistratura giudicante sarebbe la necessaria e logica premessa al controllo su di essi da parte del Governo, che potrebbe imporre a loro quali sarebbero i reati da perseguire e quali no e che nello stesso tempo potrebbe affermare che non è toccata la magistratura nel suo insieme. Avverrebbe così una ferita alla separazione dei poteri, che potrebbe sottrarre i politici e i potenti in genere ad ogni controllo. È un pericolo grave, su cui merita di vigilare, che, al momento, è solo un timore previsionale, perché di per sé la riforma non lo esplicita.

Il vero motivo. Di cui non si dice

Ma c’è un altro motivo che non vedo normalmente segnalato e che per me è ancora più pericoloso. Ed è un motivo squisitamente politico, che spiegherebbe bene l’importanza che ad una riforma, tutto sommato così debole in sé, annette il Governo attuale. E spiegherebbe anche la volontà di tenerla di basso profilo, tanto da non renderla decisiva per le sorti immediate del Governo.

La riforma e il conseguente referendum sulla giustizia sarebbero una prova politica per tastare il polso all’opinione pubblica in vista di una riforma istituzionale ben più consistente: quella del premierato, che scardinerebbe il fondamentale principio parlamentare e produrrebbe una deriva autoritaria nel nostro ordinamento costituzionale.

Insomma: a mio avviso, con questo referendum il Governo vuol capire se può permettersi di procedere verso riforme istituzionali più corrosive o se deve fermarsi se vuole sopravvivere. Non a caso infatti, sono i Partiti stessi di governo che, dopo aver fatto questa legge, stanno raccogliendo le firme per il referendum che potrebbe bloccarne l’approvazione. Stanno, insomma, politicizzando il referendum. Che sarebbe una specie di sondaggio ad alto livello, che non si chiede a Pagnoncelli ma direttamente al Paese: per avere la conferma più ufficiale possibile. Proprio per questo una riforma, amministrativamente non dirompente, sarebbe, a nostro avviso, pericolosa.

La rana bollita che muore senza accorgersene

I politologi suggeriscono al proposito la parabola della “rana bollita”. Una rana è messa nell’acqua che viene riscaldata gradualmente; così la rana si adatta al calore progressivo, ma la temperatura procede fino al punto in cui la rana muore bollita senza accorgersene.

Così avverrebbe del nostro ordinamento. Non ci sarà più un omicidio Matteotti o un colpo di Stato violento e cruento a cambiarlo: l’opinione pubblica se ne accorgerebbe e non lo tollererebbe. Ci sarebbe piuttosto un lento percorso che grado dopo grado ci porterebbe ad un regime autoritario, magari attraverso un premierato introdotto mediante un cambiamento di legge elettorale per la quale non servono revisione costituzionale e referendum.

Senza accorgersene, il popolo sarebbe bollito. Meglio evitare l’avvio del riscaldamento e tenere comunque il termometro a portata di mano.

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