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Strada facendo

Emma Bonino. I molti meriti e una “colpa” di cui non si parla

Emma Bonino

 

Domani si celebreranno i funerali di Stato di Emma Bonino. Tutti hanno parlato di lei in questi giorni e hanno raccontato delle sue idee, del suo impegno, delle sue lotte, dei grandi meriti accumulati nella sua lunga militanza politica.

E’ naturale. Quando qualcuno se ne va si è in qualche modo costretti a parlare dei suoi meriti e a lasciare in ombra i suoi demeriti.  Siccome i molti meriti di Emma Bonino sono oggetto di tutte le prime pagine di siti e giornali, mi pare utile ricordare un fatto della sua attività politica che non è precisamente un merito. Mi pare utile ricordarlo perché finisce per essere istruttivo quasi quanto i meriti. Si tratta della vicenda del presidente della Repubblica Giovanni Leone.

Siamo nel 1976. In Italia esplode lo scandalo delle tangenti pagate dalla società americana Lockheed per ottenere commesse militari. Leone viene indicato, con il nome in codice “Antelope Cobbler”, come possibile figura centrale della vicenda. Le accuse però non arrivano mai a essere provate. Una commissione parlamentare d'inchiesta esclude, in seguito, il suo coinvolgimento. Ma la campagna di accuse violentissima non si placa. Vi si distinguono il partito radicale di Marco Pannella e, appunto, di Emma Bonino e il settimanale L'Espresso.

ll PCI chiede esplicitamente le dimissioni e anche nella Democrazia Cristiana viene meno il sostegno a Leone. Il 15 giugno 1978 Giovanni Leone si dimette, sei mesi prima della scadenza naturale del mandato.

Nel 1998, vent’anni dopo la vicenda, in occasione dei 90 anni di Leone, Marco Pannella ed Emma Bonino gli scrivono pubblicamente chiedendogli scusa per la campagna condotta contro di lui e riconoscendo, di fatto, il ruolo avuto dai radicali nel determinare le sue dimissioni.

Vicenda esemplare. E’ evidente che Pannella e Bonino sono stati spinti da grande passione nel gridare le loro accuse. E’ ciò che in questi giorni tutti riconoscono alla Bonino. Ma le vicende del caso Leone mettono bene in luce che non basta la passione per fare una buona politica. In quella vicenda, tanto è stata precipitosa, prima, l’accusa quanto sono state tardive, poi, le scuse: poche settimane per far dimettere il Presidente, vent’anni per riconoscere di avere sbagliato.

La morale scontata della favola – ogni favola ha la sua morale ma in questo caso la morale è un po’ triste, bisogna riconoscerlo – è che anche i grandi combattenti talvolta impegnano male le loro lotte e i grandi cacciatori sparano al bersaglio sbagliato.

Da parte nostra, di noi soliti semplici cittadini, si spera che la storia insegni. La passione è sempre facile, infatti, e ce ne è in giro tanta, la buona politica è difficile e, infatti, ce ne è in giro poca.

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3 commenti

  1. Molti meriti? E la colpa di cui non si parla sarebbe quella riportata qui??? Non ci posso credere! E gli abominevoli delitti di cui sempre si vantò? E della mentalità divorzista, abortista, eutanasica di cui Emma Bonino si fece paladina?

  2. Che articolo penoso.
    l’attacco a Giovanni Leone è un peccato veniale di fronte all’impegno costante della Bonino a combattere la vita: divorzio, aborto, droga, eutanasia… sono questi i “meriti” evocati da don Carrara? Per fortuna la Bonino è stata giudicata da un Giudice più serio e più giusto di questo povero prete.

    1. Credo che certi preti “de sinistra” debbano decidersi, una volta buona, se servire Dio o mammona (Carlo Marx). Servire entrambi i padroni non fa bene alla Chiesa, non fa bene ai credenti che dovrebbero avere in un prete un punto di riferimento, e non fa bene nemmeno alla dignità del prete che, in tutta onestà, non so come faccia di fronte al giudice più implacabile che ci sia: lo specchio.

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