Occidente sembra essere ridotto a quello che dice il suo nome, "terra della sera", del tramonto. Alcune date. Oggi sono gli Stati impero che trionfano e i loro imperatori. Il sovranismo predica la sottomissione. L'Europa è la madre di un mondo di valori. Per riaffermarli bisogna darsi forza e quindi imboccare una via diversa dal sovranismo
Circa il destino dell’Occidente e dell’Europa insorgono, in questo 2025, interrogativi che oscillano tra l’orbita geopolitica e quella storico-filosofica. L’Occidente è ancora una sostanza o è ormai solo un accidente della Storia? E qual è, in questo contesto problematico, il destino dell’Europa? Gli interventi di Mario Draghi al Meeting di Rimini del 22 agosto e quello di Joschka Fischer, già Vice-cancelliere e Ministro degli Esteri tedesco dal 1998 al 2005, hanno drammatizzato le domande, che gli incontri di Trump con Von der Leyen, con Putin, con Zelensky e con i leader dei Volenterosi hanno brutalmente rovesciato sul tavolo pubblico europeo e globale.
Dalla battaglia di Salamina del 480 a. C. ai 27+1 Stati di oggi
Sul piano geopolitico, l’Occidente ha fatto più volte un salto di dimensioni e di orbita. Qualche storico scrive che è nato a Salamina in quel 23 settembre 480 a. C., quando le pesanti navi persiane di Serse furono affondate dalle leggere navicelle greche di Temistocle. Da allora l’Oriente non ci mise più naso. Ci ritentarono i Saraceni e gli Ottomani, ma i loro sforzi si infransero tra Lepanto 1571 e Vienna 1683.
L’Occidente moderno nasce dopo il 1492 con la Spagna, con il Portogallo, cui si aggiungono Inghilterra e Olanda verso la fine del ‘500. È un Occidente navigatore, che esporta soldati e missionari ancora più a Ovest, verso il continente americano, e a Oriente, verso le Indie (che Cristoforo Colombo era convinto di poter raggiungere “buscando el levante por el poniente”) e importa e rapina argento e oro, nuovi animali e nuove piante.
A questo Occidente, alla Conferenza di Berlino, organizzata da Bismarck nel 1884, si aggiungono Francia, Germania, Belgio e la neonata Italia, anche se l’esordio di Adua del 1896 non sarà per nulla brillante. È un Occidente tutto europeo. Con la Prima guerra mondiale l’Occidente europeo dà inizio al proprio suicidio. Con la Seconda guerra mondiale lo conclude.
Nel 1945 il nuovo Occidente è a trazione e ad egemonia americana. Gli USA si fermano a malincuore in Europa e solo perché la sua metà è stata consegnata a Stalin, il quale minaccia l’altra metà. È la dottrina del “containment” di Georges Kennan, adottata da Truman e dai successori. Così nasce la NATO. Gli Americani, in complicità con l’ottuso nazionalismo francese, fanno fallire il progetto degasperiano della Comunità europea di difesa, la CED. Dagli anni ’50 l’Europa è un Occidente minore. Si tratta di 27+1 Stati, con 27+1 Eserciti, costretti a comprare armi dagli Americani: sono volenterosi, ma incapaci di difendere l’Ucraina, muti in Medioriente, dove il colonialismo anglo-francese ha generato, dopo la pace di Versailles, danni irreversibili.
L'Occidente è in ogni parte del mondo
Il destino dell’Occidente è dunque quello dell’occaso, come vorrebbe il suo etimo originario, "Abendland" “la terra della sera”, come lo chiamano poeticamente i Tedeschi e come ricordava Spengler cento anni fa?
Se saltiamo dall’orbita geopolitica a quella storico-filosofica, il destino sembra meno baro.
Che significa, infatti, “Occidente” oggi? Significa “Stato-nazione”, “capitalismo liberale”, “ipertecnologia”, cioè massiccia applicazione della scienza alla produzione, “democrazia politica”, “diritto internazionale”. Questo puzzle complesso è stato messo insieme nei secoli dallo spirito dell’Umanesimo e del Rinascimento, dal Cristianesimo della Riforma e dal Cristianesimo della Controriforma, dal Seicento scientifico, dall’Illuminismo, dall’incontro con la Rivoluzione industriale inglese e, sul piano politico internazionale, dalla Pace di Westfalia, dalle tre Rivoluzioni – inglese, americana, francese - e dal nazionalismo ottocentesco scatenato da Napoleone.
Di questo Occidente europeo si avverte la presenza in ogni parte del mondo. Non esiste area del pianeta che sia sfuggita alla “colonizzazione tecnologica”, ai principi della democrazia politica e della sovranità nazionale, al messaggio della “dignitas infinita” di ciascun essere umano.
L'Occidente e la tentazione della forza di Trump, Putin e Xi Jin-ping
Questo modello ha generato, sul finire del ‘900, la globalizzazione economica, commerciale, finanziaria, ipertecnologica, che sta riplasmando le società civili e sfida gli assetti istituzionali nazionali e sovrannazionali. L’accelerazionismo è la nuova autocoscienza filosofica di queste dinamiche. Davanti, a tirare la corsa, l’Intelligenza artificiale, le biotecnologie, le nanotecnologie, le neuroscienze...
A tutto ciò Trump, Putin e Xi Jin-ping reagiscono costruendo Stati-impero, fondati sul principio di forza. Trump dichiara di volersi annettere la Groenlandia e il Canada, Putin vuole l’intera Ucraina, Xi Jin-ping assedia Taiwan. La posta in gioco, al fondo, è il controllo politico-istituzionale delle potenze della globalizzazione.
Se questa è la sfida, gli antichi Stati-nazione europei non hanno più molte alternative. I sovranismi sono la via più breve verso il vassallaggio, cioè verso la perdita di ciò che finora è stato l’Occidente. L’Unione europea deve diventare uno Stato-impero.
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