Da cittadino qualunque seguo le molte, troppe notizie che ci vengono riversate addosso ogni giorno. Quelle che riguardano le guerre, soprattutto. Alle guerre, di solito, è difficile abituarsi e quindi le notizie che le riguardano ci mettono sul chi va là. Almeno così le vivo io. Soprattutto ci toccano le guerre che si combattono su territori che ci interessano. Tra questi, ovviamente, Terra Santa e Israele, per via delle affinità spirituali e non solo, credo.
I diversi viaggi in Terra Santa mi avevano fatto nascere e sedimentare in animo una certa antipatia per il mondo genericamente inteso dei coloni. Storie di soprusi e di violenze se ne raccontavano già molti anni fa. Negli ultimi anni, con la guerra e con il governo Netanjahu, violenze e soprusi sono aumentati. E sono diventati protagonisti due personaggi, per me orripilanti di Smotrich e Ben-Gvir, i due i ministri ultraortodossi del governo israeliano, con le loro inquietanti esternazioni. E, nel mio piccolo, sono aumentate anche le mie personali antipatie per quello che i coloni hanno fatto e stanno facendo in Cisgiordania.
Per cui avevo letto con grande interesse la notizia del boicottaggio deciso dalla Gran Bretagna, proprio contro i coloni. Con quell’iniziativa, la politica, questa era la ragione della mia soddisfazione, non si limitava a dire, ma faceva qualcosa di concreto. Come erano concrete le azioni dei coloni che occupavano illegalmente territori non loro, così era concreta la politica che rifiutava, e in questo caso del tutto legalmente, di comperare i prodotti agricoli dei coloni israeliani usurpatori. Il boicottaggio, come noto, è stato adottato anche da altri paesi, tra cui Francia, Spagna, Portogallo, paesi nordici. Quando ho visto che tra questi paesi non c’era l’Italia ho cercato di capire perché.
Ho ascoltato con attenzione una dichiarazione del ministro degli esteri Tajani il quale affermava che l’Italia non aveva aderito al boicottaggio per non adottare linee autonome rispetto all’Europa. Ieri leggo il Corriere (per l’esattezza a pag. 5) e trovo che la UE voleva adottare una linea comune ma non era stato possibile perché alcuni paesi si erano opposti. Tra questi l’Italia. Mi sono sentito aggregato di diritto al partito dei cittadini che si sentono estranei alla politica perché hanno la sensazione che la politica li prenda in giro. L’Italia non decide perché non ha deciso l’Europa, ma l’Europa non ha deciso perché l’Italia le ha impedito di decidere. E perché l’Italia ha impedito all’Europa di decidere?
Le ragioni di una decisione così irragionevole non sono mie: non ho deciso io, infatti: hanno deciso "loro". Ma non so perché hanno deciso e non so perché non mi spiegano il perché.
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