Si è parlato molto, nei giorni scorsi, di tasse e di evasione. Gli evasori sono molti, infatti. Ma anche tra coloro che pagano le tasse pagano relativamente di più quelli che dovrebbero pagare di meno.
Le percentuali di tasse sono aumentate. Ma con vistose differenze
La pressione fiscale in Italia nel 2023 corrispondeva al 41,4% del Prodotto Interno Lordo, nel 2024 al 42,6% e nel 2025 al 43,1%. Nonostante la propaganda governativa sostenga il contrario, i dati ufficiali dimostrano che negli ultimi tre anni complessivamente le tasse in percentuale sono aumentate. Ma questo non è vero allo stesso modo per tutti i contribuenti, poiché i dati indicano soltanto la media della pressione fiscale.
Una ricerca, pubblicata a luglio 2026 su Review of Income and Wealth, da economisti delle Università Sant’Anna di Pisa e Bicocca di Milano, mostra che la percentuale del totale delle imposte aumenta fino al 51% per il 93% dei contribuenti partendo da quelli con redditi più bassi. Invece, per il 7% dei più ricchi, la percentuale scende dal 51% al 33%.

Questa situazione è in palese violazione dell’art. 53 della Costituzione: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. La realtà è che l’attuale sistema fiscale attua una lieve progressività per il 93% dei meno abbienti e una forte regressività per il 7% dei più ricchi.

I sogni dei Costituenti e la realtà di oggi
Riportare il livello della percentuale delle imposte del 7% dei redditi più elevati ad un livello di continuità con i redditi inferiori (linea tratteggiata rossa del grafico precedente) non significa fare la rivoluzione, ma semplicemente correggere una stortura dovuta al fatto che i redditi, in particolare dei più ricchi, non sono soggetti a cumulo. Questo dipende dal fatto che soltanto l’imposta sui redditi da lavoro o da pensione è progressiva. Tutte le altre imposte sono proporzionali e ne trae vantaggio chi ha redditi soprattutto da capitale o da immobili.
Chi ha scritto la Costituzione aspirava a una società più giusta, nella quale le spese comuni venissero pagate da ciascuno secondo le proprie possibilità effettive. Oggi invece siamo arrivati al paradosso che i più ricchi sono coloro che meno contribuiscono al dovere inderogabile di solidarietà (art. 2 Costituzione).
È un’ingiustizia che dovrebbe sollevare scandalo e vergogna. Invece, ci si scandalizza se qualcuno ipotizza o propone un rimedio. Non è vero che siamo nell’era dell’informazione. Siamo in quella dell’ignoranza, della disinformazione e della falsità. Purtroppo, con il consenso di troppi.
Leggi anche:
Artifoni