La Cassazione conferma in via definitiva la condanna a 14 anni e 9 mesi per Mario Roggero il gioielliere di Grinzane Cavour, accusato di aver ucciso due rapinatori Giuseppe Mazzarino e Andrea Spinelli e ferito un terzo il 28 aprile del 2021, dopo una rapina nel suo negozio. Anche in occasione della sentenza della Cassazione i giornali hanno ripetuto il racconto della rapina. I rapinatori entrano nella gioielleria minacciano Roggero la moglie e la figlia, con un coltello e una pistola giocattolo, la cassaforte viene svuotata, e fuggono. Roggero li insegue fuori del negozio, spara quattro colpi contro l'auto che i rapinatori non fanno in tempo a mettere in moto. Modica, l’autista, viene colpito ad una gamba, Mazzarino, esanime, prova a nascondersi dietro l'auto dove muore. Spinelli cade mentre scappa, Roggero lo prende a calci sulla testa e nella schiena. Il ladro si rialza e muore. Sarà lo stesso gioielliere a chiamare il 112.
Questa la notizia. Fanno notizia anche le molte discussioni sulla vicenda, quelle passate e quelle riprese in occasione della sentenza della Cassazione. Molti “assolvono” il gioielliere. Capifila di questi sono, manco a dirlo, Salvini e il suo ex-sodale Vannacci. Ma molti si sentono “dalla parte” dei giudici: spesso comprendono la reazione del gioielliere, vittima di altre rapine, ma denunciano la reazione eccessiva: i ladri avevano razziato soldi, la vittima ha reagito ammazzando.
Torna di attualità lo schema – che semplifica ma, semplificando, aiuta a spiegare – della violenza. Il problema più rischioso della violenza è il suo possibile squilibrio: una violenza pesante in risposta a una violenza leggera. La prima urgenza, quindi, è riportare l’equilibrio. La forma esemplare di questo equilibrio, è noto, è la legge del taglione: occhio per occhio, dente per dente. La legge del taglione ci appare rozzamente semplificatrice, primitiva, inadeguata. E invece. Prima dell’equilibrio del taglione vige la legge del più forte che fa quello che vuole. Lamech, nel libro biblico della Genesi, annuncia tronfio: “Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura” (Gen 4, 28).
Con il taglione, invece, se uno subisce una violenza la può restituire, ma uguale a quella che ha ricevuto. Tuttavia, l’equilibrio del taglione è incerto, perché è possibile, teoricamente, che la vendetta vada avanti indefinitamente, che non si riesca a “chiuderla”.
La barbarie equilibrata del taglione si supera quando le due parti in lotta rinunciano allo scontro tra di loro e affidano a un terzo il compito di reprimere la violenza, se necessario, anche con altra violenza. Ma, in quel caso, la violenza è quella di un terzo e non di una delle due parti in lotta. È la violenza, più o meno spettacolare, della giustizia: una violenza per far cessare la violenza.
Ora, nel caso del gioielliere di Grinzane Cavour, pur con tutte le attenuanti possibili, si può intravedere un pericoloso regresso al di là della stessa legge del taglione. Uccidere per una rapina fa pericolosamente traballare verso la violenza di Lamech, il permesso di uccidere per una scalfittura. La risposta della giustizia è duplice. Prima risposta: è proibito uccidere per una rapina. Secondo risposta: sono soltanto i giudici a decidere.
Altrimenti si rischia il dilagare della violenza e il disordine di una giustizia “fatta in casa”.