All’inizio l’articolo di Franco Pizzolato a commento di un articolo precedente dell’onorevole Giorgio Gori. Poi la risposta dello stesso onorevole Gori. Ora la controreplica di Franco Pizzolato.
Rilutto normalmente a entrare nella logica del “botta e risposta” perché penso che l’argomentazione sia della “botta” sia della “risposta” abbia già in sé la base del giudizio che un pubblico attento sa esprimere da sé, una volta che gli argomenti siano ben visibili. Come in questo caso lo sono; né mi pare che siano sostanzialmente fraintendibili. E però c’è anche da tener conto della logica di un mezzo comunicativo come questo che fa leva sulla brevitas la quale deve sorvolare su particolari aspetti e perciò lascia adito ad altre sottolineature.
Potrei anch’io cercare di mostrare, come fa l’on.Giorgio Gori, che non è stato bene letto tutto il mio articolo (a cominciare dal nome dell’autore che, da Franco qual è, si è trovato ribattezzato Fabio). Ma mi limito a ribadire solo alcuni punti che ritengo nodali.
In politica non mi fa schifo vincere, ma, se son di Sinistra, non voglio vincere assumendo le motivazioni della Destra pensando di realizzare poi, una volta vinto, quelle della Sinistra: perché non solo non sarebbe onesto, ma perché non sarebbe facile vincere né possibile gestire una eventuale vittoria sulla base di una pia frode.
Poi, sono convinto che la Destra, se vince, non vince perché è più attenta a valori come la competitività, ma perché tace sulla responsabilità sociale dell’impresa e sull’uso sociale della ricchezza; e sono altrettanto convinto che la Sinistra se perde, non è perché non parla di valori quali la competitività (su cui non può competere con la Destra), ma perché non insiste credibilmente sui doveri sociali che una politica seria deve imporre (anche all’imprenditoria e soprattutto alla rendita parassitaria).
Da questo bivio muovono le strade verso il liberismo e verso la dottrina sociale. Che a questo bivio l’on. Gori scelga la direzione di Draghi, non dà particolare valore al suo discorso, ma casomai conferma il nostro. Come lo confermano, purtroppo, le posizioni che il gruppo della sinistra cosiddetta riformista assume in Europa e in Italia. Dove – come nella questione sociale e nella questione della pace e degli armamenti - l’on. Gori si trova troppo spesso in compagnia non della sinistra sociale o della attuale dottrina sociale, ma di Picierno, di Guerini, di Del Rio; e perfino di Calenda.