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Gender, LGBTQ+, omosessualità. Famiglia e Chiesa

Bibbia, sessualità, persona, comunità. Il mondo biblico e il nostro

uomo donna maschera

Intervista a don Gian Luca Carrega, sacerdote dell’Arcidiocesi di Torino, direttore dell’Ufficio per la Pastorale della Cultura e incaricato dal suo Arcivescovo di seguire  la pastorale con le persone LGBT+



Per interrogare la Bibbia sulla questione della sessualità delle persone LGBTQ+ sono necessari sia un   approccio corretto nei confronti del testo biblico, che rimane sempre lo stesso, sia una corretta valutazione della struttura relazionale-affettiva degli esseri umani (sia etero che omosessuali). Ci può aiutare ad inquadrare il discorso sotto questa duplice prospettiva?

Sì, avete detto bene, la Bibbia rimane sempre la stessa, su questo non ci sono dubbi, ma ovviamente cambia il modo di interpretarla e non è che cambi perché una mattina qualcuno si sveglia e decide di fare delle pressioni di lobby per poter leggere la Bibbia a modo suo; ci sono dei processi scientifici in atto e a modo loro ci sono sempre stati. La Bibbia è sempre stata interpretata, dall'epoca antica fino ad oggi, chiaramente con delle metodologie che cambiano e che in questo momento risentono molto dei contributi delle scienze umane e sociali e quindi non è soltanto uno studio tecnico legato alla retorica. Oggi si valorizza di più il contesto culturale dentro cui questi testi sono stati scritti, il che non toglie niente alla loro dignità, nel senso che continuano a rimanere degli scritti particolari perché sono considerati da noi credenti degli scritti ispirati, però gli autori che scrivono questi testi vivono in un determinato contesto culturale.

Allora se noi vogliamo capire davvero che cosa intendevano dire, che cosa intendevano comunicare, dobbiamo conoscere, per quanto ci è dato, il loro contesto culturale. Direi che, se vogliamo sintetizzare una questione molto complicata, oggi c'è una maggiore attenzione rispetto al passato sui presupposti antropologici della Bibbia (usiamo questa parolona) e ciò vuol dire cercare di capire quale tipo di persona umana ha in mente l'autore sacro quando scrive, cercare di capire che idea di essere umano ha di fronte. Ma questo ovviamente non è sempre uguale.

La Bibbia è il prodotto della cultura del vicino Medio Oriente, una società che grosso modo è rimasta ancorata a determinati valori per un periodo piuttosto lungo e, tutto sommato, molti dei valori della Bibbia sono condivisi anche dalle culture circostanti. Quindi indubbiamente ci sono dei valori che riguardano l'onore, la posizione sociale del genere maschile, femminile, ecc., che sono tutte questioni trasversali, che riguardano tutte quelle culture.

Poi ci sono invece dei valori specifici che sono espressi dalla Bibbia e direi che questo è il dato che ci interessa particolarmente, perché entro un contesto fatto di molte divinità il mondo giudaico-cristiano si caratterizza per la fede in un Dio unico e perché c'è un'attenzione alla relazione di amore rispetto alla violenza e all'imposizione della legge del più forte che certamente è un dato che ci fa riflettere anche per i contesti che viviamo oggi, su cui credo che la Bibbia abbia ancora qualcosa da dire.

Allora dentro tutta questa situazione è chiaro che i messaggi che vengono lanciati dai testi biblici nei confronti delle persone, di quello che ci si aspetta da loro e dal loro stile di vita, possono cambiare e questo è un dato con cui noi ci dobbiamo confrontare. Il tipo di società e il tipo di individuo che hanno in mente gli autori sacri non sono necessariamente un tipo di società e di individuo che abbiamo in mente nella nostra società occidentale contemporanea. Dico subito che non ho una conoscenza così vasta da poter fare un raffronto anche con altre culture contemporanee orientali. Quindi le mie valutazioni saranno circoscritte a quello che sperimento dentro l'Italia del terzo millennio e nei paesi con culture affini.

Le nostre indubbiamente sono culture molto individualistiche e quindi è chiaro che tutte le indicazioni che noi possiamo ricevere su uno stile di vita normalmente le mediamo su uno stile di vita molto personale, ovvero come io mi rapporto con gli altri, come io mi rapporto con Dio.

Questo però non è il modo in cui affrontano le questioni gli autori biblici, che vivono invece in una società comunitaria dove la società, il gruppo, conta più del singolo, dove il singolo riceve la sua identità dal gruppo. Ora, la nostra cultura contemporanea, fatta ormai quasi per il 50% di famiglie composte da un'unica persona, è decisamente un mondo diverso e noi non possiamo non tenerne conto quando leggiamo la Bibbia.

Quindi, se da un lato le aspettative che aveva l'autore biblico quando si riferiva ai suoi destinatari erano di creare un voi dentro cui il tu era inserito, oggi questo discorso per noi è molto più complicato perché la persona cerca una risposta alle sue singole questioni e alle sue singole problematiche, molto spesso mettendo da parte le questioni più comunitarie.

Perciò, quando si parla di questioni legate alla sessualità, all'affettività, questo fa differenza, perché indubbiamente oggi pensiamo molto alla realizzazione del singolo. Anche sotto questi aspetti la Bibbia è più preoccupata di costruire invece una società ordinata, dentro la quale la persona trova una sua collocazione. Questo ci aiuta anche a capire perché essa dia delle regole molto rigide. Quindi, se cambiano questi presupposti, è chiaro che può cambiare anche la nostra collocazione, il nostro modo di stare al mondo e questo direi che è fondamentale.


Quali sono gli elementi della cultura del tempo in cui è stata scritta la Bibbia, da cui non si può prescindere per iniziare il lavoro di  interpretazione delle parole della Bibbia sull’omosessualità?

Entrando più nello specifico, ci accorgiamo che i valori proposti da quella società sono dei valori normalmente molto riconosciuti, molto condivisi, che sostanzialmente cercano di creare la coesione all'interno del gruppo. Tutto ciò che è deviante in qualche modo è avvertito come una minaccia, non soltanto a livello sociale. Anche a livello cosmico rappresenta una devianza rispetto a quello che è l'ordine che Dio ha dato al mondo e che sembra possa farlo crollare da un giorno all'altro.

Quindi i comportamenti diversi da quelli normativi sono pericolosi; questo è un dato di fatto che si trova molto spesso nell'Antico Testamento. Occorre dare una buona chiave di lettura per capire la rigidità di certe norme dell'Antico Testamento, che arriva persino a prescrivere la pena di morte per alcuni comportamenti, come fa per esempio il libro del Levitico, che chiede espressamente di eliminare fisicamente le persone maschili che hanno dei rapporti sessuali tra di loro. È chiaro che la percezione di una norma di questo genere in quel mondo là e nel nostro è molto diversa. Oggi una cosa del genere ci fa giustamente inorridire, perché noi abbiamo assimilato l'idea che una persona possa avere una sua vita e che in qualche modo possa essere anche una provocazione rispetto al comportamento della maggioranza. In quel mondo là non è così; un comportamento deviante da parte di alcune persone aveva delle conseguenze nefaste per tutto il gruppo, si inseriva in una lotta per la sopravvivenza. La questione è proprio all'interno della comprensione dei valori: uno ve l'ho già detto, è il valore della comunità rispetto al singolo.

L'altro, che è fondamentale per capire che la tematica sessuale e affettiva, è legato alla sopravvivenza del gruppo ed è costituito dalla fecondità. C'è un'enfasi all'interno delle Scritture rispetto alla fecondità che è decisamente controculturale rispetto al nostro mondo contemporaneo.

Oggi la sessualità è fondamentalmente un modo di esprimersi, un modo di dire chi siamo, anche di godimento, che però sostanzialmente è un modo di rivendicare la nostra identità, di dire quello che ci piace, quello che vogliamo. Nel mondo antico tutto questo è subordinato a dei doveri: uno è appunto quello della procreazione. Allora se la procreazione è una delle finalità essenziali a cui tutti devono contribuire, è chiaro che tutti quei rapporti sterili e in contraddizione con l'obbligo di procreare (ricordiamoci che nel primo libro della Bibbia il primo capitolo è un espresso comando da parte di Dio rispetto alla generazione umana, di essere fecondi e di moltiplicarsi) sono problematici e lo sono ovviamente quelli tra persone dello stesso sesso.

Lo sono quando l'atto sessuale non viene compiuto fino in fondo e quindi non c'è la fecondazione della donna, lo sono addirittura quelli compiuti nei periodi di sterilità, quando la donna non è in grado di generare, lo è la masturbazione per la stessa ragione, perché è uno spreco di una risorsa essenziale come il seme maschile. Quindi tutti questi atti sessuali che non sono ordinati alla procreazione sono visti come qualche cosa di innaturale, qualche cosa che contravviene a un processo che invece dovrebbe essere portato avanti in quella maniera.

Vedete come su questo tema oggi siamo diversi, dove c'è un problema di denatalità che ci sta interrogando profondamente. Quindi il fatto che allora ci fosse la preoccupazione di generare la vita, che oggi si tende invece a far passare decisamente in secondo piano, dice come queste culture sono decisamente distanti ed è inutile dire “meglio allora, meglio oggi”. Dobbiamo prendere atto che ci sono culture diverse e quindi cercare di capire cos'ha da dire la Scrittura a ciascuna di esse.


L'intervista a don Gian Luca Carrega è realizzata da Paolo Vavassori in collaborazione con Giorgio Gervasoni

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