Il vangelo è il racconto del Battesimo di Gesù. E' la celebrazione che chiude il periodo del Natale.
Luca racconta che, mentre Gesù sta pregando, il cielo si apre, scende su di lui lo Spirito e la voce dal cielo certifica: "Tu sei il Figlio mio". Per i testi liturgici clicca qui
Tra terra e cielo
Gli ambiti nei quali si colloca la scena del vangelo di oggi sono due: la terra (vv. 15-16) e il cielo (vv. 21-22). Sono, ancora una volta, gli stessi ambiti che abbiamo visto articolarsi a Natale: la grotta e gli angeli, i magi e la stella...
Il senso evidente di questi due ambiti è la “messa in scena” dell’incarnazione, incontro del cielo e della terra, di Dio e dell’uomo. La cosa che più ci impressiona è che Dio si manifesta costantemente “simpatetico” con l’uomo.
La ricerca che non deve mai finire
Dio è qui, tra noi, dunque. Ma come e dove cercarlo? Torna ancora il tema dell’Epifania. È necessario che nasca la domanda su di lui, che ci si chieda chi è e che si desideri cercarlo. Il pericolo per noi è che la nostra fede si acquieti in una tranquilla assuefazione: il vero dramma del cristiano è la mancanza di passione. Perché questo non avvenga, abbiamo bisogno di qualcuno che ci fa da testimone, per permetterci di “vedere”, di “toccare”, di fare l’esperienza, perché Dio è anzitutto una persona che vive “in mezzo a noi”. Va visto in questa direzione il senso delle nostre celebrazioni di queste domeniche: l’esperienza della comunità cristiana che si trova e celebra le sue feste. La comunità cristiana che è “carne” del Signore e oggi celebra Il battesimo “segno” della vicinanza di Dio... E lo è perché “radunata” per fare memoria della nascita del Signore. Il Natale è soprattutto la festa che fa germogliare fraternità fra di noi. Più ci si avvicina a lui, più ci si avvicina fra di noi. Forse è questo anche il significato delle straordinarie immagini della prima lettura.
Alza la voce, non temere;
annuncia alle città di Giuda: «Ecco il vostro Dio!
Ecco, il Signore Dio viene con potenza,
il suo braccio esercita il dominio.
Ecco, egli ha con sé il premio
e la sua ricompensa lo precede.
Come un pastore egli fa pascolare il gregge
e con il suo braccio lo raduna;
porta gli agnellini sul petto
e conduce dolcemente le pecore madri»
Noi ci siamo chinati sul presepio, ma è lui che si è chinato su di noi. Nel Bambino di Betlemme si è rivelata la sua bontà. Come nel Battesimo. Siamo gli agnellini sul suo grembo e le pecore madri sulle quali egli misura il suo passo…