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Resilienza e rinascita

Moreno Montanari, "Rinascere a questa vita. Perché la resilienza non basta". Edizioni Moretti e Vitali, pagg. 128.
Un libro scritto durante il lockdown.
Un libro che provoca e costringe a interrogarci

Moreno Montanari è un filosofo, psicoterapeuta, scrittore, saggista e conferenziere. Questo è il suo ultimo libro, scritto durante il lockdown.

Se esiste una seconda nascita

Il tema, analizzato da un punto di vista laico, è quello della vita, se essa sia qualcosa di più della realtà biologica, se esista una seconda nascita, cioè quella dello spirito.

Nascere perciò alla vita, per metterla al servizio di valori che valgano il nostro sforzo, il nostro impegno e il nostro entusiasmo, insomma, per dirla con Kierkegaard: “per qualcosa per cui valga la pena di vivere e di morire”. Perché, come dice Socrate: “una vita che non si interroghi su sé stessa, non vale la pena di essere vissuta”.

La consapevolezza della vita poi, si acquista interrogando la vita, e non si capisce senza le relazioni di cui è intessuta, che le danno sostanza.

Non ci si può astrarre dalle situazioni, anche se talvolta la tentazione di “vivere secondo terzi” può essere forte.  Pensare quello che “si pensa”, fare quello che “si fa”, dire quello che “si dice”, deresponsabilizzarsi insomma, delegare agli altri il compito di pensare per noi, seguendo l’opinione corrente della maggioranza.

Così si arrivò al nazismo purtroppo e alla sconcertante affermazione degli imputati a processi come quello di Norimberga: “Facevamo quello che ci dicevano di fare”.

Anche la scelta di non scegliere, l’esistenza inconsapevole, è una scelta, di cui purtroppo si pagano e si fanno pagare le conseguenze. Nessuno è innocente, nessuno può chiamarsi fuori, la vita chiama ciascuno ad essere responsabile della propria esistenza.  Infatti siamo nuclei di relazioni: siamo fatti dall’ambiente familiare, scolastico, dallo spirito del tempo, dai romanzi dai film, dagli eventi storici…

Non siamo soli

Se le persone chiedono come uscire dalla solitudine, basta ricordare che non siamo soli, siamo appunto legami, relazioni, intesi non assolutamente in senso negativo, come vincoli imposti.

Kant fa l’esempio di una colomba che, volando, vorrebbe essere libera dall’attrito dell’aria per volare più velocemente. Ma è proprio l’aria che le permette di volare!

Questo nostro tempo è malamente schiacciato sul presente, invece il passato è l’insieme di legami che ci permettono di essere ciò che siamo, se capiamo di essere nodi di relazioni, possiamo pensare al futuro.

Come dice Maria Zambrano: ogni esistenza ha bisogno di una rinascita”. Infatti per Moreno Montanari la rinascita è un concetto ben migliore della resilienza. Resilienza è un concetto mutuato dalla fisica, dalla chimica, indica la capacità di una sostanza di tornare alla forma precedente al danno subito. E’ un concetto che vede la vita in modo meccanico, che non contempla la capacità di prendere atto di ciò che si è subìto.

Resilienza viene dal latino resilio, che significa rimbalzare, tornare indietro. L’idea che “tutto tornerà come prima” è sbagliata.

Occorre interrogarsi sul senso di quanto ci è accaduto perché questo ci insegni qualcosa! Vivere è esporsi alla gioia e al dolore, vissuti come una opportunità di vivere in modo diverso da prima. Quando la vita è troppo dolorosa o senza significato, occorre trovarne un altro, e questa è la rinascita.

Una vita interrogata

Una conversione a nuovi valori perché quelli precedenti non ci orientano più, non reggono alla prova della vita, come quando si passa dalla fanciullezza alla adolescenza e all’età adulta.

E’ possibile guardarci dall’esterno, riflettere sulla propria esistenza e rivalutare ciò che si ha, ciò che si è, ciò che potrebbe essere, oltre a ciò che ci è capitato. Chiedersi: Chi sei? Questa è la mia vita, la mia storia, ma anche ciò che ho rielaborato… se non è interrogata è una vita inconsapevole!

In psicanalisi il vissuto è ciò che ci è capitato, l’esperienza è la capacità di interrogare il vissuto ed aprirlo ad altre connotazioni emotive, oltre ad esempio alla rabbia o alla paura. L’esperienza con la rielaborazione, sentendo bene come quest’ultimo vocabolo risuoni della parola “lavoro”; lavorare alla mia vita, sulla vita degli altri per allargare gli orizzonti e recuperarla.

Non dobbiamo essere passivi. Non siamo in balia del vento! Abbiamo la possibilità di metterci in discussione, ricondizionarci.

E qui mi fermo per non svelare troppo delle soluzioni e che Montanari suggerisce in questo testo, interessante e utile.

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