Nel convento di San Marco a Firenze. Due artisti si incontrano a distanza di 500 anni
Più simili di quanto sembrerebbe

Giovanni da Fiesole frà Angelico - meglio noto come Beato Angelico “pictor seraficus” - dipinge entro l’anno 1445 nel suo convento di San Marco a Firenze 44 affreschi, uno per ogni cella, con scene che accompagnano preghiera meditazione personale di ciascun dei suoi confratelli.
Nel 1950 un artista proveniente da New York, ma non americano di spirito, è in viaggio a Firenze, visita il convento di San Marco e resta folgorato dalla pittura di Beato Angelico.
Beato Angelico: spazio definito dalla luce
Giovanni da Fiesole all’età di 22 anni - nel 1417 - entra nell’ordine domenicano: è frate e pittore. Nel quarto decennio del ‘400 è considerato tra i maggiori pittori fiorentini; pone le basi di una forma moderna di arte sacra, autenticamente religiosa e profondamente umana.
Dipinge immagini di forte spiritualità, tendenti alla trascendenza; riesce a rappresentare la bellezza ideale di persone e cose, non intaccate dal male, immerse in luce dilatata con colori luminosi. Con toni contemplativi dipinge ogni aspetto del creato interpretando in chiave mistica le nuove sensibilità dell’incombente umanesimo. Dai posteri verrà detto “beato, angelico e seraficus” per vita esemplare e arte che cattura luce.
Rothko: tragitto umano ed artistico tormentato
E’ un artista travagliato dalla vita e dall’arte; nasce a Dvinisk nel 1903 - oggi in Lettonia - come Marcus Rothkowitz in famiglia ebrea che, per sfuggire alle persecuzioni, emigra negli Stai Uniti d’America nel 1913. Mark non si adatterà mai alla sua condizione di profugo senza patria; dottissimo, sensibile e fragile, sempre alla ricerca di significati e di trascendenza, resta profondamente condizionato dal tabù della rappresentazione del divino.
Artista ormai affermato, sulla soglia dei 50 anni, resta ancora insoddisfatto degli esiti della sua ricerca artistica. Perderà ogni dubbio nel 1950, durante un viaggio in Europa. Vede le celle austere del convento di San Marco a Firenze - figure essenziali, rarefazione cromatica, atmosfere meditative, arte “respirabile”, dirà “breathingness”, tempo sospeso - e rafforza e conferma un linguaggio che stava maturando in embrione; azzera ogni suggestione, dissolve ogni appiglio razionale, rinuncia a tutto; solo colore per creare luce nel silenzio avvolgente. In seguito dipingerà di colori saturi solo sagome sfrangiate quadrilatere, emergenti dalla luce o dal buio di sfondo.
La cella dell’Annunciazione

Nella cella del Convento di San Marco dove Beato Angelico affresca l’Annunciazione è momentaneamente esposta una piccola tela che Rothko dipinge nel 1954. Sono tre sagome concentriche alla tela di supporto, crescenti di superficie e di toni di rosa, attraversati nel centro da sottile lama di bagliore dorato.
L’angelo e Maria dipinti da Beato Angelico abitano uno spazio vuoto, ma pieno di luce; sono distanti, ma connessi da una linea orizzontale - l‘impiantito - e da tre curve concentriche e crescenti verso chi guarda - le volte a botte del portico. Vuoto, luce, linee, simmetrie, silenzio sospeso, stupore e meditazione, passano con altra forma nei teleri di Rothko.

“…credo che il colore, aiutato dalla luce, entri in relazione con l’anima…” (Rothko)
Giovanni da Fiesole - alias Beato Angelico - e Mark Rothko sono sulla soglia di un “altrove”, cercano anima: Angelico prosegue, declina il colore e porta speranza; Rothko si ferma, resta nel mistero, perso nello stupore del colore.
Beato Angelico testimonia: nel suo affresco un fraticello, ai margini, nella penombra del chiostro, contempla l’Annuncio a Maria; nuova luce entra nello spazio delle vicende umane e purifica lo spazio.
Mark Rothko cerca, si confronta con il mistero, ma non va oltre; resta un velo, a volte cupo, a volte tragicamente smagliante.
Alla fine
Per Beato Angelico un epitaffio dettato da Lorenzo Valla: “Qui giace il venerabile pittore Fra Giovanni dell'Ordine dei Predicatori… per alcuni le opere sopravvivono sulla terra, per altri in cielo...”
Per Mark Rothko depressione e solitudine; nonostante il grande successo, il colore che ha catturato, la luce che ha dipinto - muore suicida nella sua casa a New York il 24 febbraio del 1970.