Dal 1984 un’immagine molto attuale. Si tratta di un grande murale contro la guerra e per il disarmo dipinto da Keith Haring
Non ci sono armi, né droni
Il serpente ingannatore sembra dire: ”Se vuoi la pace prepara la guerra!”. Su la massa di uomini “grigi” - piccoli, omologati, distratti - incombe il fungo atomico dal colore radioattivo.
Un omino giallo emerge dalla massa dei grigi per lottare contro il fungo: è giallo, il colore dell’eroe. Un gigante semi nascosto - già scheletro - verde come l’ingordigia del potere - sputa un serpente - rosa, sorridente, seducente – che ghermisce l’eroe e (forse) lo inghiotte.
Di chi potrebbe essere oggi il faccione verde?

Keith Hering affida il messaggio in prima suggestione a cinque colori: grigio per l’ignavia; giallo la riscossa; verde per arroganza, cupidigia, ambizione: in altra parola, per la cattiveria; rosa per l‘inganno, rosso per la distruzione. Anche il rapporto volumetrico tra le figure concorre alla forza empatica del messaggio: più grade significa più cattivo.
Risulta immagine di “disarmante” semplicità: la capisce immediatamente anche un bambino!
1984 (o oggi?)
Sono gli anni della prima presidenza di Ronald Reagan; gli Stati Uniti vivono un periodo di neoliberismo selvaggio, di individualismo elitario - egocentrico - che aumenta le spese militari e il deficit pubblico in un mondo ancora gravato dalla minaccia atomica.
Ritorno alle origini
Un giovane artista della Pennsylvania - in effetti street artist - si oppone alla disumanizzazione della cultura; torna alle origini delle forme e - partendo dalle strisce dei fumetti, dalle suggestioni dei graffiti e dell’arte di strada - inventa un nuovo linguaggio con sintassi, vocabolario e grafia rivoluzionarie costruita con pittogrammi - sagome più che forme - anonimi, antropomorfi: non immagini reali, ma figure fittizie prese dallo spazio mentale.
Keith Hering inconsapevolmente interpreta il disagio di una generazione; esprime la controcultura impegnata nei temi nuovi di droga, razzismo, AIDS, minaccia nucleare, alienazione giovanile, discriminazione delle minoranze e, soprattutto, arroganza del potere nei tempi di ascesa del postmoderno e della globalizzazione.
Neoumanesimo
Keith Hering dipinge su muri di strada: vuole che i suoi messaggi abbiano la più immediata e ampia diffusione calandosi nel quotidiano.
Celebra sempre la gioia della vita - oltre la paura - preoccupato solo di perdere la propria umanità sopraffatta da macchine, tecnologia, bombe atomiche, violenza del potere.
Per lui l’arte deve riferirsi all’hic et nunc, non solo per trasformarlo, ma per fare emergere possibilità inespresse; per questo mai spiegherà i significati delle proprie opere lasciandole quasi tutte senza titoli: vuole che chi guarda interpreti, prenda parte attiva nel processo per muovere non solo arte ma, soprattutto, nuovi mondi.

Keith Haring, artista della gioia, della tolleranza e della pace, muore nel 1990 a soli 32 anni quando l’AIDS non aveva ancora trovato cure.