Spunti di riflessione sul vangelo di domenica 22 settembre, venticinquesima del Tempo Ordinario “B”.
Il Vangelo è Marco 9, 30-37.
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Gesù preannuncia ai suoi, ancora una volta, la sua futura morte e risurrezione. Giunti a Cafarnao, chiede ai discepoli di che cosa avevano parlato lungo la via. Avevano discusso di chi doveva essere, tra di loro, il primo. Gesù, allora, fornisce il suo insegnamento: "«Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». Poi prende un bambino, lo abbraccia e dice che accoglie un piccolo nel suo nome accoglie lui.
La rana che vuole diventare bue
Possiamo trarre, da questo brano un’indicazione morale semplicemente, e una evangelica, strettamente collegata a Gesù e alle sue parole.
L’indicazione morale. I discepoli vivono l’imitazione: si confrontano fra di loro. È l’atteggiamento che domina da sempre gli atteggiamenti umani. Che domina spesso i nostri atteggiamenti: viviamo in funzione degli altri. Non siamo più liberi e, spesso, siamo divorati dall’invidia. Il grande scrittore di favole francese, del ‘600, La Fontaine, ha scritto una favola famosa: la rana e il bue.
Grande non più d'un ovo di gallina
vedendo il Bove e bello e grasso e grosso,
una Rana si gonfia a più non posso
per non esser del Bove più piccina.
- Guardami adesso, - esclama in aria tronfia,
- son ben grossa? - Non basta, o vecchia amica -.
E la rana si gonfia e gonfia e gonfia
infin che scoppia come una vescica.Il mondo è pino di gente che non è per nulla più saggia:
ogni borghese vuole costruire castelli come i grandi del regno,
ogni piccolo principe ha i suoi ambasciatori
ogni marchese vuole avere dei paggi.
Dunque, la rana non si accontenta di essere una rana: vuole diventare come il bue. E, mentre fa questo, non si guarda, ma chiede all’amica. Non solo dipende dal bue ma dipende anche dal giudizio degli altri. Geniale… Alla base della discussione dei Dodici sta la preoccupazione del “primo posto”, dunque dal confronto con l’altro. Qualcuno deve essere primo e deve apparire tale anche allo sguardo dell’altro. L’altro “serve” per prendere atto del primato di chi è primo. Gesù, invece, dice che il primo non deve servirsi dell’altro per confermare la propria forza, ma deve, semplicemente, servirlo.
La fraternità e il servizio
L’indicazione evangelica. La risposta provocatoria di Gesù: siate gli ultimi, diventate bambini. Se tutti vogliono essere ultimi, nessuno vorrà essere primo, nessuno invidierà. La corsa all’ultimo apre all’accoglienza di tutti: non ho nulla, non sono nulla, ricevo tutto.
Quindi sono nell’atteggiamento esemplare del fratello che deve soltanto amare e servire il fratello.