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Strada facendo

La finale del mondiale di calcio. Calci e calcioni

pallone calcio violenza

 

Alla fine della partita argentini e spagnoli se le danno di santa ragione. Solo un incidente? Non proprio. Il calcio è pieno di simboli che rimandano, soprattutto, alla violenza.

 

 

Tutti ne parlano, come è inevitabile: la gioia degli Spagnoli e di Lamine Yamal, la sconfitta degli argentini e il pianto di Leo Messi.

Ma tutti i giornali hanno parlato anche della spettacolare rissa scoppiata alla fine della partita. Cito da uno dei tanti siti: “Rissa da Far West, anche se siamo all’estremo Est, ma sempre di America si tratta. Il ‘cattivo’ è Leandro Paredes che perde la testa come in un saloon e aggredisce Eric Garcia, Pedri e Gavi dopo il fischio finale… Quello che si vede è l’argentino che affronta furibondo Eric Garcia, lo spinge e, non contento, gli si avvicina sferrando un colpo, forse un pugno, che non va a segno in pieno ma scuote il volto dello spagnolo. A questo punto arriva da dietro Gavi che si mette in mezzo ma è travolto dalla furia di Paredes”.

Cosa strana, questa strana fine della finale? Non proprio. Immaginiamo una tranquilla domenica qualsiasi di un qualsiasi tifoso di casa nostra. Un tranquillo sportivo va a vedere l'Atalanta. Cosa banalissima, sembrerebbe. Ma nello stadio avvengono strani riti. A un certo punto parte una spettacolare "Ola" e tutto lo stadio si infiamma. Dalla ex curva nord, ma non solo, partono insulti verso gli avversari e incoraggiamenti verso gli atalantini. Si vede subito che quella partita di calcio, anche se non avvengono calci e calcioni, è ben altro che un semplice avvenimento sportivo. La partita può essere vista in tanti modi e può essere vista anche come una piccola guerra. Lo stesso vocabolario calcistico corrente è da guerra: attacco, difesa, bomber, sfondare, cannonieri...  

Proprio per questo il calcio ha un’enorme importanza sociale: si fa una guerra per finta per evitare di fare la guerra per davvero. La differenza tra le due guerre è evidente: da una parte un rito, il calcio, che fa finta di “far fuori” l’avversario; dall’altro la guerra dove si fa fuori davvero l’avversario, ammazzandolo. Ma sono guerra tutte e due. Per cui il rischio che si passi dalla guerra finta alla guerra vera rimane forte. D’altronde, gli scontri tra i giocatori, come quello della finale del campionato mondiale, e gli scontri tra spettatori, dentro e fuori lo stadio, stanno a dimostrarlo.

La storia, da parte sua, è piena di riti che invece di allontanare la violenza la fanno esplodere. E’ nota la tragedia di Euripide, il grande scrittore greco, La follia di Eracle. La tragedia racconta che Ercole, tornato dalle sue famose “fatiche”, mentre sta offrendo un sacrificio, per volontà della dea Giunone, impazzisce e uccide moglie e figli. Dunque, mentre Ercole sta “celebrando” una violenza diventata rito, offre la stura a un passaggio alla rovescia: il rito torna ad essere violenza.

La citazione è ambiziosamente nobile. Ma, a stringere un poco, ci si accorge che, alla fin fine, è quello che è successo al MetLife Stadium, nel New Jersey (USA), l’altro ieri.

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