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Odisseo e Ulisse: due storie, due persone diverse

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“The Odyssey”, l’ultimo film di Christopher Nolan, sta registrando un afflusso straordinario di spettatori nelle sale, di articoli di recensione critica sui mass media di tutto il mondo, di milioni di dollari nelle casse della produzione.

 

 

Omero parlava a qualche centinaio di personae 2700 anni fa

E’ fedele o no alla lettera o allo spirito dell’Odissea? No, non lo è e neppure si prefigge di esserlo. “Odisseo” di Omero e “Ulixes” di C. Nolan sono due persone diverse. Ozioso lamentarsene. Omero o il gruppo di aedi che è stato raccolto sotto il suo nome – la questione omerica oscilla da qualche secolo tra le due ipotesi –parlava a qualche centinaio di migliaia di persone del Mediterraneo orientale tra l’VIII e VII secolo a. C., Nolan a 8 miliardi di persone disperse per geografia, etnie e culture sull’intero pianeta nel 2026.

Gli aedi che recitavano/cantavano al suono della cetra come rapper nei palazzi o nelle agorà le imprese dell’astuto Itacese erano ricompensati con qualche bicchiere di vino, Nolan ha messo in piedi una produzione commerciale di milioni di dollari al fine di portarne a casa molti di più.

Non si tratta, dunque, di una ricostruzione filologica dell’Odissea, quale per esempio quella presentata nella miniserie della Rai nel 1968, con prologo vocale di Giuseppe Ungaretti. I più attempati dei nostri lettori ricorderanno certamente Kirk Douglas nel ruolo di Ulisse e una strepitosa Silvana Mangano, passata dalle risaie di “Riso amaro” alla Penelope di Itaca, nel film di Marco Camerini del 1954. E’ d’altronde molto lungo l’elenco degli “Ulisse” che hanno attraversato l’autocoscienza dell’Occidente, da Virgilio, a Dante, a Tennyson, a Joyce, a Kafauvis…

Il “funesto Ulisse"

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