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Strada facendo

Cani e uomini

Molti cani portati a spasso nella città vecchia di Bergamo. Ma l'amore per i cani esigerebbe senso di responsabilità che spesso non c'è

 

 

Sono andato e tornato da Piazza vecchia alla cittadella in un momento di presenze numerose . Nell’andare ho incontrato – sulla distanza di circa 100 metri – 15 cani. Nel ritorno, un'ora dopo, sulla stessa distanza, ne ho incontrato 17.

Prima di entrare a casa ho trovato a tre metri dal portone un consistente regalino solido e tre regalini liquidi accanto al portone e sotto l’arco.

L’amore agli animali è una gran bella cosa. Si è perfino creato una legislazione per proteggerli. Ma c’è un piccolo, anzi un grande rischio. Qualsiasi forma di amore tende a giustificarsi semplicemente perché è amore. “Ama e fai ciò che vuoi” pare che abbia detto il grande s. Agostino.  Certo: Agostino non parlava di amore ai cani, ma parlava di amore. E tutti coloro che amano i cani si sentono in dovere di rientrare nella tipologia nobile dell’amore. Solo che, probabilmente, il “fare ciò che si vuole” di cui parla il celebre aforisma, va completato con un seguito che potrebbe suonare: “fa in modo di volere ciò che si deve”. Oppure: “ama ma cerca di assumerti anche tutte le responsabilità dell’amore”.

Inevitabile la “morale” che la mia personale favola vorrebbe concludere. Va bene amare i cani, ma cerca di non dimenticare che devi amare anche gli umani. Anzi, per sé: più gli umani che i cani. E quindi se il tuo cane deposita il suo regalino solido davanti alla porta di uno sconosciuto, cerca di provvedere.

Di solito la morale della favola tira una conclusione nobilissima da un racconto nobile. La mia favola è rozzamente banale e la morale è ancora più banale della favola.

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