Search on this blog

Da laico nella città - Rubrica a cura di Daniele Rocchetti

“Parli troppo di politica”. In risposta a un prete

prete dialogo verità

Dopo l'articolo della settimana scorsa mi è arrivata una mail. E’ stata scritta da un prete. Lettera gentile nei modi, ma ferma nel contenuto. Mi si accusa di scrivere troppo di politica e di confondere il Vangelo con l'impegno nella storia. Ringrazio chi mi ha scritto, perché mi offre l'occasione di spiegarmi.

 

 

Caro don,

mi dici che nei miei articoli parlo troppo di politica. Che, a sentirmi, in Chiesa dovreste parlare sempre di antifascismo, di Gaza, di disarmo. Poi mi chiedi: “E il Vangelo dov'è?”. Ti rispondo con sincerità: è proprio lì. A me, semmai, fa specie il contrario: celebrare l'Eucaristia e tenere fuori la storia. Come se il Corpo di Cristo finisse sull'altare e non continuasse nelle ferite delle vittime, dei poveri e di chi subisce l'ingiustizia.

Se Gesù tornasse a camminare nelle nostre strade...

Il Vangelo non è stato scritto per sottrarci alla storia, ma per abitarla. Gesù non ha predicato in un luogo separato dal mondo. Ha percorso le strade della Galilea, ha incontrato poveri, malati, esclusi, peccatori, vittime dell'ingiustizia e di un potere che schiacciava le persone.

Se oggi camminasse nelle nostre città, davvero pensi che parlerebbe soltanto di devozioni? O non si fermerebbe davanti ai bambini uccisi dalle guerre, ai migranti lasciati morire nel Mediterraneo, ai poveri dimenticati, alle vittime dell'odio e del razzismo? Quando leggo il Vangelo non incontro un Cristo neutrale. Incontro un Cristo libero (ti ricordi il libro di Christian Duquoc che studiavamo in teologia, Gesù, uomo libero?). La libertà evangelica non è mai indifferenza. È una libertà che mette in discussione ogni potere quando il potere dimentica l'uomo.

Gesù non dice: “Beati quelli che vincono le guerre"

Non difendo una parte politica. Difendo un criterio evangelico. Ogni volta che la dignità dell'uomo viene umiliata, ogni volta che il potere si fa idolo e sacrifica le persone, il Vangelo non può restare neutrale. È da questo criterio che nasce ciò che scrivo, non dall'appartenenza a uno schieramento.

Mi dici che parlo di antifascismo. Certo. Perché il fascismo è stato l'idolatria dello Stato, il culto della forza, la negazione della dignità della persona. Dimmi: quale pagina del Vangelo potrebbe conciliarsi con tutto questo? Quando Gesù dice: “Ero forestiero e mi avete accolto”, sta facendo politica o sta annunciando il Regno? Quando proclama: “Beati gli operatori di pace”, sta entrando nel dibattito pubblico o ci sta rivelando il volto di Dio? Quando afferma che non si può servire Dio e il denaro, non mette forse in discussione ogni sistema che assolutizza il potere o il profitto? Il problema, forse, non è che io parli di politica. Il problema è che troppo spesso abbiamo ridotto il Vangelo a una spiritualità innocua: consola, ma non inquieta; rassicura, ma non converte.

Parlo di Gaza, come parlo dell'Ucraina, del Sudan dimenticato e di ogni luogo in cui la vita umana viene calpestata. Per il Vangelo non esistono vittime di serie A e vittime di serie B. Ogni bambino ucciso è una bestemmia contro il Creatore. Parlo di disarmo perché Cristo non ha detto: “Beati quelli che vincono le guerre”, ma “Beati gli operatori di pace”. Parlo di antifascismo perché ogni essere umano è immagine di Dio e nessun potere può pretendere di calpestarne la dignità.

Gesù non parla solo del cielo. Parla anche della terra

Mi chiedi dove sia il Vangelo. Ti rispondo con un'altra domanda: dov'è il Vangelo se non nelle ferite dell'uomo? Un cristianesimo che non ha nulla da dire davanti alla guerra, all'ingiustizia e alla violenza rischia di trasformarsi in una religione che tranquillizza le coscienze invece di convertirle. Il Vangelo non è un anestetico. È un incendio.

Nessuno sostiene che sant'Ambrogio facesse politica quando sfidò l'imperatore Teodosio. Nessuno dice che don Primo Mazzolari, Giorgio La Pira, don Lorenzo Milani, Óscar Romero o papa Francesco abbiano tradito il Vangelo parlando di pace,  giustizia e dignità dell'uomo (sì, dai, forse qualche tuo collega questo ha pensato e detto di Bergoglio). O almeno, nessuno dovrebbe dirlo. Forse il problema è un altro. Finché il Vangelo parla del cielo piace a tutti. Quando comincia a parlare della terra diventa improvvisamente “politico”. Eppure l'Incarnazione significa proprio questo: Dio entra nella storia dell'uomo.

Gesù ci chiede da che parte stiamo quando un uomo soffre

Non penso che il cristianesimo coincida con una parte politica. Sarebbe un errore. Ho letto troppe volte la Lettera a Pipetta di don Lorenzo Milani per cadere in questa tentazione. Penso però che il Vangelo giudichi tutte le parti politiche, senza eccezioni. Perché il Vangelo non chiede da che parte stai. Chiede da che parte stai quando un uomo soffre. Se continuo a parlare di Gaza, del riarmo, della Costituzione e delle povertà non è perché abbia sostituito il Vangelo con l'attualità. È perché continuo a credere che il Verbo si sia fatto carne. E la carne non è un'idea. Ha il volto dei poveri, delle vittime, degli scartati. Finché quella carne avrà fame, sarà ferita, umiliata e abbandonata, il Vangelo avrà sempre qualcosa da dire alla storia. È lì che Cristo continua ad aspettarci.

Il giorno in cui il Vangelo smetterà di disturbare le nostre sicurezze, probabilmente avremo smesso di leggerlo davvero.

Leggi anche:
Rocchetti
Pizzolato

6 commenti

  1. Condivido pienamente il pensiero di Daniele, mettersi in gioco nella fede, é entrare in campo e giocarsi questa vita , non dobbiamo forse cercare di essere santi rischiando con meno teoria ma con più fatti , ed essere testimoni , e si, anche antifascisti se mi tolgono la mia libertà e la mia piccola fede.

  2. Anche Gesù si è occupato di politica: quando ha detto “date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”, si riferiva alla moneta con l’immagine di Cesare, e all’uomo come immagine di Dio, diceva che un sistema di governo è legittimo finché non pretende di dominare e mortificare l’immagine di Dio che è l’uomo.
    Tant’è che Pio XI (Non Abbiamo Bisogno, 1931) disse del fascismo: “Or eccoci in presenza di tutto un insieme di autentiche affermazioni e di fatti non meno autentici, che mettono fuori di ogni dubbio il proposito — già in tanta parte eseguito — di monopolizzare interamente la gioventù, dalla primissima fanciullezza fino all’età adulta, a tutto ed esclusivo vantaggio di un partito, di un regime, sulla base di una ideologia che dichiaratamente si risolve in una vera e propria statolatria pagana non meno in pieno contrasto coi diritti naturali della famiglia che coi diritti soprannaturali della Chiesa.”

  3. Per me, agonistico, Daniele le tue parole mi aprono la mente e il cuore pensando quanto è bello il mondo con gente (come te) che da coniugare libertà, giustizia e carità. Grazie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *