Rocchetti/Mentre si fa la guerra, il Parlamento vota per le armi

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Da laico nella città/Ogni giorno l’Italia spende 68 milioni di euro per la difesa e le armi (25 miliardi l’anno).
Tra non molto, i milioni, al giorno, saranno 104 (per un totale di 38 miliardi l’anno).

La Camera dei Deputati ha approvato infatti un Ordine del giorno presentato dalla Lega e collegato al decreto “Ucraina” che impegna il governo ad aumentare la spesa militare fino al 2% del PIL. Su 421 presenti, i voti a favore sono stati 391, con soli 19 voti contrari. Il testo è stato sottoscritto dai parlamentari del Partito Democratico, Forza Italia, Italia dei Valori, Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia.

Un tempismo – sull’onda dell’emozione e dello sdegno per l’inaccettabile invasione russa – che è parso sospetto a molti. Una trasversalità e una concordanza quasi unanime, rara a vedersi, che ha portato il Governo ad accogliere subito l’ordine del giorno, dimostrando così l’intenzione di dare seguito alla richiesta.

La corsa ad aumentare le spese per le armi

Nelle ultime settimane la Germania ha raddoppiato il bilancio per la spesa militare portandolo a 100 miliardi; lo stesso lo ha fatto la Francia che con il Presidente Macron. Alla conferenza stampa di presentazione del suo programma elettorale per le elezioni Presidenziali, ha affermato che “dobbiamo intensificare i nostri investimenti in armamenti per poter affrontare una guerra ad alta intensità che può tornare sul nostro continente”. Perfino la Svezia, storicamente Paese neutrale”, ha detto di voler raggiungere i livelli suggeriti dalla Nato.

Insomma, la guerra in Ucraina ha scatenato in gran parte dell’opinione pubblica e nei Parlamenti nazionali europei il desiderio e la volontà di riarmo. Che non mancava neanche prima, a dire la verità. Se è vero – come sostiene Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Italiana Pace e disarmo – che negli ultimi vent’anni la spesa militare complessiva è cresciuta del 90% e già oggi la Nato spende 18 volte quello che spende la Russia mentre i Paesi dell’Unione Europea quasi 4 volte.

Papa Francesco inascoltato

Il conflitto in corso mi ha lasciato molti dubbi e poche certezze. Sono consapevole della necessità di un discernimento non segnato dall’emozione e dall’angoscia ed anche dell’impegno di entrare, non in modo astratto, dentro la complessità delle questioni in gioco.

Eppure, sento un profondo disagio di fronte a notizie come queste. Mi risuonano forti e chiare le parole di papa Francesco nel presentare la Giornata mondiale per la pace del 1 gennaio scorso:

Negli ultimi anni  è sensibilmente diminuito, a livello mondiale, il bilancio per l’istruzione e l’educazione, considerate spese piuttosto che investimenti. Eppure, esse costituiscono i vettori primari di uno sviluppo umano integrale: rendono la persona più libera e responsabile e sono indispensabili per la difesa e la promozione della pace.

In altri termini, istruzione ed educazione sono le fondamenta di una società coesa, civile, in grado di generare speranza, ricchezza e progresso. Le spese militari, invece, sono aumentate, superando il livello registrato al termine della Guerra Fredda, e sembrano destinate a crescere in modo esorbitante. Aumentano dunque le spese militari e diminuiscono quelle per l’educazione. Chi governa inverta questo rapporto.

Il realismo dell’utopia

I 59 conflitti armati in corso oggi nel mondo (la gran parte dei quali a noi, cittadini del mondo globale, sconosciuti) sono lì ad indicarci che proprio le guerre con il loro carico di devastazione pagato dai più poveri devono portare al disarmo.

La pace non è il sogno di sconsiderati che si pongono fuori dalla storia ma, piuttosto, avrebbe detto l’indimenticato padre Ernesto Balducci, il realismo dell’utopia.

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