Il primo gennaio si celebra la “Giornata mondiale della pace”. Papa Leone ha pubblicato un documento molto coraggioso con un accento significativo sul ruolo inquietante dell’Intelligenza Artificiale nelle guerre moderne
Armi. La visione di papa Leone e quella di Giorgia Meloni
Nel corso del 2024 le spese militari a livello mondiale sono aumentate del 9,4% rispetto all’anno precedente, confermando la tendenza ininterrotta da dieci anni e raggiungendo la cifra di 2.718 miliardi di dollari, ovvero il 2,5% del PIL mondiale. Per di più, oggi alle nuove sfide pare si voglia rispondere, oltre che con l’enorme sforzo economico per il riarmo, con un riallineamento delle politiche educative: invece di una cultura della memoria, che custodisca le consapevolezze maturate nel Novecento e non ne dimentichi i milioni di vittime, si promuovono campagne di comunicazione e programmi educativi, in scuole e università, così come nei media, che diffondono la percezione di minacce e trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza.
Così scrive papa Leone nel messaggio per la 59a Giornata mondiale della pace. Una denuncia coraggiosa, sulla scia di una lunghissima tradizione della dottrina sociale, che sfata di nuovo il convincimento di chi - Giorgia Meloni in testa - sostiene convintamente il motto “vis pacem para bellum”. No, secondo Prevost è folle pensare che “si faccia la guerra per raggiungere la pace” ed è “scandaloso” che i governi continuino a “incrementare le spese militari”, arrivando a “considerare una colpa il fatto che non ci si prepari abbastanza alla guerra”.
Le macchine decidono al posto degli uomini
Il testo è stato pressochè silenziato dalla maggioranza dei media italiani, spiazzati ancora una volta da un pontefice che, pur nella differenza di stile, rivendica con forza la piena continuità sulla sostanza rispetto al pontificato di papa Francesco. Di Bergoglio viene richiamato il dramma della “terza guerra mondiale a pezzi” mentre papa Leone introduce un elemento nuovo, cioè il ruolo centrale nei conflitti delle intelligenze artificiali, spinte dalle grandi aziende private che fanno pressioni su governi e stati maggiori: si va delineando “un processo di deresponsabilizzazione dei leader politici e militari”, delegando “alle macchine decisioni riguardanti la vita e la morte di persone umane. È una spirale distruttiva, senza precedenti, dell’umanesimo giuridico e filosofico su cui poggia e da cui è custodita qualsiasi civiltà”.
Controcorrente, il papa rilancia con forza “la via disarmante della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale, smentita purtroppo da sempre più frequenti violazioni di accordi faticosamente raggiunti, in un contesto che richiederebbe non la delegittimazione, ma piuttosto il rafforzamento delle istituzioni sovranazionali.”
La fede non può giustificare le guerre
Parole molto dure vengono di nuovo usate contro la strumentalizzazione delle fedi: «Fa sempre più parte del panorama contemporaneo trascinare le parole della fede nel combattimento politico, benedire il nazionalismo e giustificare religiosamente la violenza e la lotta armata». Senza mezzi termini papa Leone definisce blasfema la pretesa legittimazione religiosa dei conflitti.
I cristiani – che nella storia «troppe volte si sono resi complici» – devono «smentire attivamente» tale prospettiva facendosi “profeticamente testimoni” della pace di Cristo risorto che “è disarmata, perché disarmata fu la sua lotta, entro precise circostanze storiche, politiche, sociali”. Il suo pensiero va ai tanti operatori e operatrici di pace che ancora resistono alla contaminazione delle tenebre, come sentinelle nella notte. Una pace che è necessario accogliere e riconoscere la pace, piuttosto che considerarla lontana e impossibile.
Evocando senza citarlo don Tonino Bello, il messaggio ricorda che “prima di essere una meta, la pace è una presenza e un cammino. Seppure contrastata sia dentro sia fuori di noi, come una piccola fiamma minacciata dalla tempesta, custodiamola senza dimenticare i nomi e le storie di chi ce l’ha testimoniata”.
Il documento è stato scritto e consegnato agli uomini di buona volontà. Risuonerà nelle Chiese delle nostre comunità cristiane o, di nuovo, fingeremo che non è stato destinato a noi?
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Rocchetti