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Le benemerenze del fariseo e i peccati del pubblicano

Lc 18 fariseo pubblicano XXX C

XXX domenica del tempo ordinario (tempera di Giuseppe Sala)
Per leggere i testi liturgici clicca qui

 

«Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo»

Il fariseo nel rivolgere la preghiera a Dio - dopo averlo ringraziato e senza mentire o attribuirsi virtù che non possiede - elenca i suoi meriti che, in sostanza, consistono nella scrupolosa osservanza della legge, anzi di più, perché la legge prevedeva un solo digiuno alla settimana.

Il rispetto della norma: la trappola del formalismo

La norma, descrivendo con precisione cosa si debba fare o non fare, offre a chi la rispetta un senso di soddisfazione e tranquillità e tanto più la norma è dettagliata tanto più il fedele si sente “a posto”, anzi è proprio incollandosi ad essa che trova sicurezza.

Non a caso il fariseo si compiace di quelli che potremmo definire adempimenti formali, esteriori, che non vanno all’essenziale, ma molto rassicuranti e facili da verificare: l’esame è superato! E da qui, il passo a mettersi in confronto con gli altri è breve: basta tirare la somma del rispettivo dare e avere e poi stilare la classifica.

Tuttavia, il rispetto formale della norma non basta. Anzi, se da un lato può diventare una comoda scappatoia per non assumersi le proprie responsabilità e senza porsi troppe domande «io ho adempiuto al precetto e tanto deve bastare»; dall’altro può aprire la strada ad un arido precettismo, se non addirittura, portato all’estremo, al fanatismo o al fondamentalismo religioso.

Gesù ammonisce «Ma guai a voi, farisei, che pagate la decima della menta, della ruta e di ogni erbaggio, e poi trasgredite la giustizia e l'amore di Dio. Queste cose bisognava curare senza trascurare le altre» (Lc 11,42).

L’incomprensione della Legge

Gesù ci chiede di cercare il cuore del precetto: «Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato!» (Mc 2,27), invitando il discepolo a cogliere il senso profondo del comandamento, senza fermarsi ad un superficiale adempimento: «la lettera uccide, lo Spirito dà vita» (2 Cr 3, 6) come efficacemente scrive San Paolo.

L’etica

Il fondamento e la finalità di ogni norma ci viene indicato chiaramente da Gesù stesso: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il prossimo tuo come te stesso» (Mt 22,37-39).

Qui assume un grande valore l’etica in quanto è attraverso la comprensione e l’interiorizzazione dei suoi principi, l’adesione convinta e in profondità ai suoi obiettivi che il discepolo riesce veramente a realizzare il bene che è chiamato a compiere e ad andare ben oltre il precetto.

«Ama e fai quel che vuoi» insegna S. Agostino ponendo l’amore come criterio dirimente e distintivo dell’agire umano verso il bene (non certo in senso buonistico o spontaneistico come a volte pare essere interpretato il noto principio agostiniano).

È San Paolo che con il magnifico “Inno alla Carità” arriva persino a scrivere in modo provocatorio «E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi la carità [ἀγάπην], niente mi giova» (1Cor 13,3).

La sfida del modo

Tuttavia, il cristiano, soprattutto nella complessa società di oggi, è sempre più chiamato, tra dubbi e difficoltà, a operare in situazioni ardue, intricate, soprattutto in questo nostro tempo dove le sfide antropologiche e culturali sembrano talvolta essere persino difficilmente inquadrabili nelle coordinate offerte dal Vangelo. Come individuare allora l’agire rivolto al bene?

Pensiamo alle sfide della bioetica che coinvolgono direttamente le vite umane, spesso dei più deboli e dei più fragili come in materia di fine vita; o relative ai nuovi diritti in rapporto al paradigma della libertà individuale che, almeno in certe espressioni, sembra non trovare altro limite che la visione soggettiva; oppure al tema della plurigenitorialità che può incidere in modo veramente profondo nella vita dei più piccoli: come esprimere l’amore di Cristo in questi contesti? Come abbracciare, accogliere gli ultimi, gli indifesi, gli scarti della società?

È necessaria una rigorosa formazione delle coscienze che permetta un corretto discernimento, forse a volte bisogna sporcarsi le mani, scendere a scomodi compromessi, accettare dolorose rinunce, consapevoli dell’avvertimento di Gesù. «Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe» (Mt 10,16)

La fede

La guida che ci indicherà la strada sarà allora lo sguardo della fede, maturata nella grazia e nell’ascolto della Parola, che rende radicalmente insensato ogni confronto con il “pubblicano” che ci sta accanto, che ci porta sulla impegnativa strada maestra dell’amore verso Dio e il prossimo.

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