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I discepoli sono come luce che illumina, come sale che dà gusto

V Domenica del Tempo Ordinario

 

Gesù tiene il suo discorso “programmatico”. Dopo le beatitudini egli proclama la “vocazione” dei discepoli del Regno: essere come luce che illumina come sale che dà sapore

 

 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:  «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli» (Mt 5, 13-16)

 

 

Sale, luce

Gesù usa l’immagine del sale e della luce. Il sale, che dà sapore ai cibi e li conserva, nella tradizione ebraica è simbolo di sapienza: “Il vostro parlare sia sempre con grazia, condito di sapienza, per sapere come rispondere a ciascuno” (Col 4, 6); in altri contesti il sale è versato sull’offerta dei sacrifici rituali: “Dovrai salare ogni tua offerta di oblazione: nella tua oblazione non lascerai mancare il sale dell’alleanza del tuo Dio; sopra ogni tua offerta offrirai del sale” (Lev 2, 13).

Anche la luce suggerisce molte allusioni: È luce innanzitutto Dio: Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura? Il Signore è difesa della mia vita, di chi avrò timore? (salmo 27, 1).

Poi è la sua Scrittura: Perché il comando è una lampada e l’insegnamento una luce (Proverbi 6,23).

E infine Israele, destinato ad essere luce della nazioni: Io, il Signore, ti ho chiamato per la giustizia e ti ho preso per mano; ti ho formato e ti ho stabilito  come alleanza del popolo e luce delle nazioni (Isaia 42,6).

Il moggio era un recipiente che conteneva circa 9 litri e che serviva per misurare il grano.

La luce dunque deve risplendere e il sale deve dar sapore. Così la vita del discepolo deve diventare trasparente e annunciare la presenza del regno.

La luce e il mondo, il sale e la terra

Sale e luce. Non creano ciò che rendono gustoso o visibile, ma rendono utile e utilizzabile quello che trovano. Non si vive di luce e di sale, ma senza sale e senza luce non si vive. La luce permette di vedere, di camminare, di gustare il mondo, rassicura il bambino che ha paura… Proviamo a immaginare il mondo senza il sole, la luna, le stelle, la luce nelle strade, nelle case. Sarebbe un mondo invivibile. In qualche modo, si potrebbe dire che senza la luce il mondo non ci sarebbe. Il sale dà sapore, impedisce la corruzione dei cibi, stimola la sete, fa sciogliere la neve. Senza il sale il rapporto fondamentale con il cibo sarebbe compromesso e la nostra salute sarebbe a rischio.

Perché le cose si vedano perché i cibi si possano mangiare

Se applichiamo a noi quelle immagini possiamo dire due cose soprattutto.

Primo. Come luce e sale non esistono per sé, ma per il mondo da vedere e i cibi da insaporire, così i discepoli si “mettono al servizio”, sono soprattutto al servizio dei rapporti, li rendono possibili quando non ci sono, li rendono belli quando ci sono già. Siamo amici. Ma se l’amicizia è animata dalla fede, mi guarderò in modo molto particolare dall’usarti per il mio vantaggio, non userò te per rendere felice me, ma al contrario: spenderò me per rendere felice te.

Secondo. L’atteggiamento “servizievole” suggerito dalle immagini del sale e della luce rimanda a una seconda caratteristica degli atteggiamenti del credente. Il sale non è più sale, diventa sapore del cibo. La luce non è più luce, diventa cosa sola con le persone e gli oggetti che illumina. Così il cristiano si realizza spendendosi. Sale e luce sono l’illustrazione efficace di quella frase di Gesù: Chi cercherà di conservare la propria esistenza la perderà, chi invece l’avrà perduta, la manterrà viva. La vera realizzazione del cristiano è il perdersi per gli altri.

Perché la vita trionfi

Tutti noi conosciamo storie familiari di gente che rinuncia alla sua vita per assistere i vecchi genitori, per dare una mano a un amico che sta attraversando una prova pesante. Che cosa guadagna quell’uomo, quella donna che corre tutto il giorno per il papà vecchio e malato? Perde tempo perché è stressato, non può andare al cinema, magari non ha tempo di vedere la televisione. Guadagna tempo perché sta vivendo, sulla propria carne, la carità, l’amore, l’amore costoso e doloroso, una piccola morte quotidiana.

La morte, proprio la morte, infatti, è la perdita di tutto o il guadagno di tutto. Dipende da che punto di vista la guardiamo. Se la guardiamo dalla croce, tutto cambia: Tutto è compiuto dice Gesù dalla croce: la morte è il punto di arrivo, il senso di tutto perché è dono allo stato puro.

Straordinario che ci sia nel mondo della  gente che si spende, dà la vita per dare luce e sapore alla vita della gente…

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