Gianluigi Donnarumma, il portiere titolare della Nazionale e del Manchester, come il mondo intero e dintorni già sanno, si è sposato con Alessia Elefante. L’evento ha avuto luogo il 24 luglio scorso nella chiesa di san Giorgio a Locorotondo. Del rito religioso si è parlato poco. Si è parlato molto invece del ricevimento nella tenuta di Pettolecchia a Fasano. Impossibile dire in poche parole cosa è successo, perché notizie e immagini danno la sensazione di un evento mondano eccezionalmente fastoso e solenne.
In questi giorni si parla del matrimonio di un altro grande campione del calcio. Si tratta di Ronaldo che sposerà la “sua” Georgina Rodriguez. I due vivono sull’isola di Nujuma, nel Mar Rosso, “ultimo rifugio” dei promessi sposi. I giornali – per esempio il Corriere di ieri – elencano quello che fa da contorno all’evento: automobili, anelli, ville… tutto da capogiro, secondo una rigorosa “grammatica dell’eccesso” (così il già citato articolo del Corriere). Il matrimonio dovrebbe essere celebrato il 9 agosto, a Madeira, isola natale di Ronaldo. Non si conoscono ancora i particolari, si sa soltanto, ma con certezza, che tutto sarà, anche qui, rigorosamente fuori dell’ordinario.
Mi rendo conto che anch’io sto obbedendo allo stile che segna i due eventi. Non ho potuto dire che si sono sposate Alessia Elefante e Giorgina Rodriguez. Ho dovuto dire che si è sposato Gianluigi Donnarumma e che si sposerà Cristiano Ronaldo. Loro fanno notizia, non le loro mogli. Le quali sono soprattutto “le mogli di”. Non è sempre così, ma lo è certamente in questi casi. Le differenze sociali dei protagonisti contano, a prescindere da tutte le buone intenzioni di chi ne parla. I grandi eventi, anzi, non solo non cancellano le differenze, ma le esaltano. Ci si può consolare dicendo che è inevitabile. Ma è così.
Questi i protagonisti e i loro molto differenti ruoli. Poi c’è il rito del matrimonio. Il quale è “stabilito” (penso soprattutto al rito religioso ma la cosa può valere anche per il rito civile) proprio perché è un rito e lo è sempre anche quando gli sposi non sono degli extraterrestri. Solo che chi è “straordinario” tende a rendere straordinario anche il rito più semplice e più dimesso. La chiesa diventata una serra impreziosita da migliaia di rose vuole dire esattamente questo. Giochiamo da famosi, viviamo da famosi, vogliamo sposarci da famosi.
Tutto questo, ancora una volta, si capisce. Ma azzardiamo un’ipotesi. Rolando e la Rodriguez si sposano in una chiesa con poche rose sull’altare e un vaso di fiori colorati al banco degli sposi. Nient’altro. Saremmo tutti costretti a parlare molto degli sposi e poco del resto, anche solo per chiederci il perché di una scelta così controcorrente.
Ma, tranquilli, sarà tutto come da previsione. Anzi, sarà tutto al di là di ogni previsione.
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Testoni