Ogni giorno muoiono bambini a Gaza. L'Unicef dice che ne sono morti 50.000 dall'inizio della guerra. Un bambino che muore, vittima che non ha commesso nulla, è la denuncia più drammatica dell'assurdità della guerra
“Le bombe israeliane sono cadute su uno dei centri di distribuzione dell’acqua della Afaq, un’organizzazione del posto. I medici locali, ripresi da fonti Onu, denunciano almeno 10 morti, tra cui 6 bambini e una bambina, tutti di età compresa tra i 10 e 15 anni”. E’ una notizia di questi giorni.
Unicef Italia, da parte sua, dà un titolo che rimanda all’intera vicenda di Gaza e che raggela: “Striscia di Gaza, oltre 50.000 bambini uccisi o feriti. Orrori inimmaginabili".
Si parla molto dei bambini uccisi nella striscia. Abbiamo però l’impressione che se ne parli molto fuori di Israele e che se ne parli molto di meno in Israele. Se questo è vero, come mai? Ma è ovvio: Israele è in guerra. E chi è dentro la guerra si preoccupa solo di combatterla e di vincerla, non di giudicarla e tanto meno di condannarla. Soprattutto non ne capisce l’assurdità chi, dentro la guerra, è chiamato a viverla da protagonista, l’IDF – Israel Defence Forces - l’esercito, i politici, i ministri della Stato di Israele.
E così l’orrore continua. L’orrore nasce dal senso di sproporzione fra la sofferenza inflitta e le ragioni che l’hanno provocata. Lo si dice, di solito, con una frase, tanto ingenua quanto provocante: come si può giustificare la violenza di quella guerra e la violenza, in particolare, sui bambini? I bambini non sparano, non colpiscono nessuno. Sono soltanto colpiti. Con loro la sproporzione è completa: subiscono tutto e muoiono ogni giorno, senza essere colpevoli di nulla. Ma lo scandalo della morte dei bambini ricorda che tutta la guerra, anche quella dei soldati e dei ministri, è scandalosa. Le molte ragioni che si possono citare, infatti, non possono giustificare il massacro.
E così restiamo con le nostre inconsolabili tristezze e la tristissima contabilità dei molti bambini che, ogni giorno, pagano per colpe di cui nessuno di loro è colpevole.