“I convitati di pietra”di Michele Mari (Einaudi, 2026) ha vinto recentemente ben due Strega: quello “Giovani”e quello, diciamo, normale. Non mi è assolutamente piaciuto e ho faticato a leggerlo, tanto che mi chiedo, se questo ha vinto, come fossero gli altri libri in lizza
I miei ricordi
Eppure, la trama era, per me, molto coinvolgente e stimolante, dati gli incontri, ormai più che ventennali, con gli ex compagni del Sarpi.
Abbiamo iniziato nel 2005 al 40° anniversario della maturità, e continuiamo ancora adesso, che di anni da quella data fatidica che ha segnato per noi il termine del liceo ne sono passati oltre 60!
Ci vediamo tre, quattro volte l’anno, anche se ci sono state defezioni e purtroppo qualche morto. Tutto sommato comunque, siamo invecchiati piuttosto bene, chi più e chi meno, e questo un po’ mi conforta. Sono allegre, queste cene (ormai diventate pranzi, data la nostra veneranda età), con molta amicizia – sia pure un po’ superficiale, in certi casi - nessuna rivalità né competizione (cose vecchie, passate e perdonate ormai), argomenti attuali e a questo punto nessun ricordo scolastico, già a suo tempo sviscerato, sempre però con molta garbata ironia e con la velata, tenera nostalgia per la nostra giovinezza di allora.
Il libro di Mari
L’argomento del libro mi interessava dunque, e non poco: una classe milanese, del liceo Berchet, festeggiando con una cena il primo anniversario della maturità, decide di tassarsi ogni anno (vi aderiscono tutti e 30 i compagni), e di investire la somma che cresce così un anno dopo l’altro, destinata però agli ultimi tre sopravvissuti.
Inizia allora una gara terribile, dove i rancori sopiti, gli innamoramenti taciuti, le promesse e le invidie nate sui banchi di scuola si infiammano. Tanto che nasce la conta degli ammalati e poi dei morti, si moltiplicano le scommesse clandestine, i tentativi di omicidio, i sospetti, le tresche, le improbabili “macumbe”.
I personaggi – gli ultimi, novantacinquenni e più- arrivano fin oltre il 2050, con un ritmo ossessivo, in una storia cinica, comica e spietata sull’avidità.
Libro monotono, ripetitivo, angosciante
Un romanzo nero e anche un divertissement dell’autore, che gioca con i vocaboli, dimostrando una grande cultura ma assenza totale di emozioni.
Le figure dei compagni diventano così come “convitati di pietra”al tavolo infinito degli amori, delle malattie, del denaro e dell’azzardo. Sono a mio parere troppi – difficile tenerli a mente tutti- e dei tipi fissi, dalle dinamiche forzate.
Le riflessioni e le trovate sono spesso stucchevoli; la narrazione si fa allora artificiosa e a tratti bloccata, appesantita dal linguaggio, da pagine e pagine di ripetizioni ossessive, di elenchi dettagliati, di catalogazioni maniacali: cinematografiche e fumettistiche, in particolare.
Insomma, un libro monotono, ripetitivo, angosciante, una storia dalle premesse interessanti, ma scritta con soporifera abilità.
E’ faticosissimo inoltre arrivare alla fine: mancano infatti i capitoli, e non ci sono capoversi.
Un po’ di tenerezza, solo un po’, alla fine
Altro tema trattato è lo scorrere del tempo: spunto notevole, ma non reso in modo superlativo.
Tuttavia le ultime pagine lasciano spazio a una sorta di tenerezza, che forse riabilita anche tutte quelle figure che nello svolgimento del racconto hanno dato il peggio di sé. A mio parere, è questa la parte migliore di un romanzo, per il resto assolutamente anaffettivo.
Una storia, in conclusione, dalle premesse interessanti, ma che alla fine ti annoia, tanto che non vedi l’ora di finire il libro e lasciarlo per sempre da parte.
Leggi anche:
Cerri
7 commenti
Signora Laura buongiorno.
Le esprimo i sensi della mia ammirazione per il coraggio individuale da Lei mostrato nel “permettersi” di valutare criticamente (nel senso greco del termine) un prodotto che, dato il contesto nel quale è stato “valorizzato” dovrebbe rappresentare l’acme della produzione letteraria corrente…….
Ritengo meritorio il suo gesto soprattutto ora, in un’epoca nella quale certi “santuari per definizione” si arrogano il diritto di giudicare per tutti, trovandosi poi a non rispondere di una funzione spesso inutile, se non dannosa…….
Le rinnovo i sensi della mia stima e mi permetto di incoraggiarla a proseguire anche in futuro in questa coraggiosa opera di verità.
Sarebbe superfluo ricordare in questa sede la validità dell’affermazione favolistica, ma assai concreta, “Il Re è nudo!”.
la ringrazio moltissimo del commento, anche perché credo di essere assolutamente aliena dall’allinearmi a certi “santuari per definizione”- come dice giustamente lei.
Avevo segnalato il libro a vari ex compagni del Sarpi – dato l’argomento- quando ne ero ancora all’inizio e , con mia grande soddisfazione, si trovano tutti d’accordo con me, tranne uno. Continuerò sicuramente a dare giudizi ( anche se personali) sui libri che mi capita di leggere. Sono un’accanita lettrice e non mancherà l’occasione. Grazie ancora, Laura
Dovere.
Ossequi.
Concordo totalmente con il suo giudizio.
Grazie
Carissima Sig.a Laura Cerri,
Confermo quanto ha detto Emanuele e le esprimo anch’io la mia stima per quanto ha scritto sul libro di Mari. Con le sue parole lei ha dato voce perfettamente al mio pensiero su questo libro, sostenuto più volte confrontandomi con chi era di parere opposto. Mia moglie, per esempio, ritiene che le ripetizioni, le date maniacali, gli elenchi ecc. facciano parte del contesto narrativo per indicare l’ossessione dei soggetti.
Gentile Laura, il suo commento al libro di Mari mi trova sostanzialmente d’accordo con lei.
Ammetto che anch’io avevo iniziato la lettura con un certo interesse stuzzicato dalla trama inusuale (anche se nutro una certa diffidenza nei confronti dei premi letterari).
Una volta imbarcatomi nella lettura, a circa un terzo del libro il mio interesse era già notevolmente calato però, masochisticamente ho tenuto duro sino ad arrivare alla fine: concordo con lei soprattutto per il cinismo mascherato dal divertissement narrativo che pervade quasi tutto il romanzo. Il tutto condito con le citazioni dei film di Hacman e con le improbabili performance onanistiche di Brodo (ipotizzabili sino alla mezza età ma quanto mai impossibili per un senior ). Dettaglio trascurabile? Ma ce ne sono altri, tipo quello della nobildonna ungherese con ascendenti vampireschi ecc, ecc.
Le ultime pagine lasciano intravvedere un spiraglio di umana partecipazione ma, per dirla alla Califano, tutto il resto è noia.
Ne esco ripromettendomi di diffidare sempre di più dei premiati letterari e degli autori che riempiono i social.-
Sto leggendo dello stesso autore Verderame. È scritto anche con parti in dialetto ed è un’altra favoletta improbabile. Ma comunque scritto bene. Certe volte Mari sente l’ esigenza di ricordare ai lettori che è uno studioso della lingua italiana buttando parole inconsuete o costruendo frasi che bisogna rileggere parecchie volte. Vabbè, non so sinceramente se questa é La grande letteratura. Tutti gli scrittori contemporanei sono leggibili, nessuno è brutto, hanno anche sempre una trama originale. Eppure alla fine del libro non sono mai felice come quando ho letto qualcosa che mi sconvolge per giorni. Forse sono io che leggo troppi classici.