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Il crimine della tratta schiavista

arte africa maschere

 

La tratta degli schiavi di ieri, le oppressioni di oggi. E le moltissime opere che i paesi colonizzatori hanno sottratto e che dovrebbero essere restituite...

 

 

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato nei giorni scorsi una risoluzione in cui si afferma ufficialmente che la tratta degli schiavi è “il più grande crimine contro l’umanità”.

 

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"Percorsi di riparazione"

Il pronunciamento dell’ONU non è solo un documento testimoniale che riguarda la storia del passato. Non è solo un riconoscimento delle tante usurpazioni coloniali perpetrate nel corso dei secoli.

Si tratta invece di una vera e propria spinta ad altre iniziative rivolte agli stati ex-post colonialisti, destinate ad attuare percorsi di riparazione come “passo concreto per rimediare alle ingiustizie storiche”.

La votazione ONU. L’Italia si è astenuta

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La risoluzione, sollecitata dal ministro degli esteri del Ghana all’assemblea generale di New York, a fronte di 123 voti favorevoli e 3 contrari (Stati Uniti, Israele e Argentina), ha registrato 52 astensioni tra cui (ahimè) quella dell’Italia.

Sarebbe interessante conoscere le motivazioni di questa astensione. Ma sarà difficile avere risposte in questi momenti di “instabilità” della compagine del nostro governo. Ovviamente la risoluzione dell’ONU è stata avversata da quegli stati-canaglia che ancor oggi infliggono sofferenze indicibili ad altri popoli della terra con la violenza delle armi.

Sebbene l’Italia abbia restituito all’Etiopia l’obelisco di Axum nel 2008 e consegnato nelle mani di Gheddafi la Venere Libica (di cui si sono poi perse le tracce), dal punto vista normativo è ancora vigente nel nostro paese il Codice dei Beni Culturali che impedisce il trasferimento permanente dei beni oltreconfine, ma è contraria alla restituzione dei manufatti ai paesi d’origine. Anche il Museo Caffi di Bergamo conserva testimonianze di manufatti antichi nelle collezioni Parolari di arte africana e quella Beltrami con feticci provenienti dal nord-America.

Beni sottratti. E da restituire

Dunque, si dovrebbero aprire ufficialmente le vie per la restituzione dei beni culturali sottratti con saccheggi, guerre, furti e altre sopraffazioni dai paesi colonialisti ai paesi vittime di occupazioni coloniali: si tratta di opere d’arte, monumenti, archivi, oggetti rituali o di uso comune che sono conservati nei musei e nei luoghi di cultura europei. Si stima che le rapine del passato abbiano portato nei musei europei circa 100.000 opere.

La tratta degli schiavi di ieri. E quelle di oggi

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Sarebbe una sorta di “giustizia riparativa”. Del resto, la definizione di “crimini contro l’umanità” perpetrati nel passato, apre la strada all’estensione del concetto verso tutti i razzismi sistemici, le disuguaglianze, i respingimenti, le distruzioni e gli annientamenti delle culture di oggi.

La tratta degli schiavi è presente sotto tante altre forme: nei campi di detenzione in Libia, nelle barriere di filo spinato dei paesi europei, nei respingimenti, nelle guardie armate ai confini americani, nella occupazione dei territori palestinesi, nelle forme di sfruttamento del lavoro, nella tratta di esseri umani, nelle deportazioni forzate…

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