E’ nato. E anche noi ricordiamo di essere nati

Il Dio bambino a Betlemme
Dicembre 24, 2022
Il Natale raccontato diversamente
Dicembre 27, 2022
Il Natale visto con lo sguardo intenso di Lorenzo Lotto.
Nessuno sorride. Stupore meditabondo.
Francesco Parimbelli è pittore

Lorenzo Lotto, Adorazione dei pastori, (147×166 cm), 1530, Pinacoteca Tosio Marginengo, Brescia.

Uno sguardo penentrante nel mistero del Natale

Nella notte e al primo chiarore del giorno gli angeli e i pastori ci accompagnano davanti al bambino: siamo insieme a loro di fronte a questa “Adorazione dei pastori” di Lorenzo Lotto (dipinta intorno al 1530).

Con un taglio stretto dell’immagine, i personaggi si raccolgono, vicini, accolti nello spazio concentrato della casa-capanna dalle povere murature, sotto un tetto di legno e paglia.


Sulla sinistra, Maria è inginocchiata davanti al bambino, contenuta insieme al piccolo nel grande contenitore di vimini che delimita la mangiatoia. Alle sue spalle, in penombra, Giuseppe si volge con una torsione a spirale, in assorta contemplazione; solo la sua spalla e il braccio emergono alla luce. Sono invece nascosti nell’ombra l’asino e il bue: la testa del primo è una sagoma scontornata dal chiarore del cielo, quella del secondo si confonde quasi nell’oscurità della stanza.


Sulla destra l’articolato gruppo dei due pastori e i loro compagni con le ali spiegate: con entrambe le mani gli angeli paiono rassicurare e guidare i gesti degli uomini, a ribadire la premura delicata e sicura che li custodisce nel viaggio.


Al centro, in basso – dove convergono tanti sguardi di uomini e animali con le due diagonali compositive che scendono dai vertici superiori – troviamo il bambino, che si allunga e protende le mani ad incontrare con un gesto di tenera curiosità la testa dell’agnello offerto dal pastore. Il piccolo animale alza la zampa, quasi a salutare e ricambiare le carezze del piccino.

Alla quotidianità e spontaneità del gesto si aggiunge il significato simbolico dell’agnello destinato al sacrificio; quest’ultimo è richiamato anche dall’inferriata a croce della finestra, evidenziata dall’anta semiaperta e scura, in contrasto con la luce esterna.


I due pastori hanno probabilmente le fattezze dei fratelli committenti dell’opera: i visi sono infatti tra loro somiglianti e fortemente connotati, come si conviene al ritratto, sotto le giubbe indossano camiciotti ricercati e portano braghe cinquecentesche chiuse da nastri di seta. Uno di loro porta un anello al dito. Del resto, è nella nostra vicenda personale che il Signore viene, in ogni tempo e in ogni giorno.


Uno stupore calmo e trattenuto di fronte al mistero delle lacrime

Nel dipinto sono evidenti l’inconfondibile cifra e l’impronta di Lotto: la composizione studiata e complessa, con l’affiorare e scomparire di forme e volumi nella luce e nell’ombra in una variazione e modulazione continue, i tipici colori della sua tavolozza, sorprendenti e squillanti, vivaci, teneri, accesi, che trovano la loro misteriosa e convincente armonia. Sopra tutto vi è un sentimento indefinibile, sospeso, inquieto che pervade ogni cosa e immediatamente si impone. Uno stupore calmo e trattenuto, profondamente malinconico.

È una nascita, eppure nessuno sorride: già si conosce la parabola di questa piccola vita e anche chi osserva è chiamato così a decidere il proprio cammino.

Lo sguardo di uno degli angeli, l’unico che guarda verso l’osservatore e sembra interpellarlo fuori dal dipinto, richiama a questa consapevolezza e a questo viaggio, che è insieme l’attesa di chi viene.

Forse è per quello che la notte di Natale accade di commuoversi. Mistero delle lacrime, che arrivano quando aprendo e interrogando il cuore, la tenerezza ci sommerge.

Viene alla mente una riflessione di Jacques Derrida:

Ora, se le lacrime vengono agli occhi, se dunque possono anche velare la vista, forse rivelano, nel corso di questa esperienza, in questo corso d’acqua, un’essenza dell’occhio (…). In fondo, in fondo all’occhio, quest’ultimo non sarebbe destinato a vedere, ma a piangere. Nel momento stesso in cui velano la vista, le lacrime svelerebbero il proprio dell’occhio. Ciò che fanno uscir fuori dall’oblio in cui lo sguardo le tiene in riserva è la verità degli occhi di cui le lacrime rivelano così la destinazione suprema: avere in vista l’implorazione piuttosto che la visione, indirizzare la preghiera, l’amore, la gioia, la tristezza piuttosto che lo sguardo. Prima ancora di illuminare, la rivelazione è il momento delle lacrime di gioia

Forse si intuisce che per accogliere la dolcezza che ci viene promessa bisogna staccarsi da tutte le cose a cui ci appoggiamo, persino dagli amici con cui stavamo bene: succede che a Natale ripassino, lasciando un solco nel cuore, i ricordi e i volti più cari e struggenti. 


Un viaggio dentro le cose profonde dell’uomo

Come i pastori, e i magi, e come tutti, siamo chiamati a questo viaggio dentro le cose profonde dell’uomo.

Davanti a questa nascita rimane solo un grande stupore: pensiamo a questo bambino santo, ai piccoli in arrivo tra noi, ai loro giovani genitori trasformati da quest’annuncio e dall’attesa. E torniamo alla nostra stessa nascita, irraggiungibile e ancora così viva: ogni Natale ci spinge ai confini e sul ciglio dell’origine, verso quel movimento e quella grazia che sono stati il nostro venire al mondo.

Mistero e grazia dell’origine, che ci porta nella notte davanti al bambino, accompagnati dagli angeli, guidati dalle loro mani, insieme a tutti gli uomini che si lasciano intenerire e toccare il cuore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *