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Le votazioni, la politica. E i credenti? Brillantemente assenti

elezioni politiche italia

 

I credenti e i loro valori sono spariti dalla politica italiana. La destra li usa, la sinistra li ignora. Ma non è solo colpa della politica

 

La campagna elettorale per le elezioni regionali si è conclusa. Domani si vota. Anche i bambini della scuola materna sanno che questa votazione locale non è solo locale. I temi generali sono stati molti.

I valori evangelici “c’entrano” poco o nulla

Quindi anche nelle settimane scorse ho continuato a fare quello che faccio da un po’ di tempo a questa parte: sto seguendo i dibattiti politici con una specie di ostinata, ingiustificata curiosità: cerco di chiedermi come entrano in tutto questo dibattere l’apporto del “mondo dei cattolici” e dei suoi valori. Interesse rigorosamente personale o rigorosa deformazione professionale: fa lo stesso.

Se devo riassumere le mie sensazioni complessive e conclusive mi pare di dover affermare con sicurezza – anche qui devo precisare che si tratta di conclusioni sempre rigorosamente personali – devo affermare che i valori che si ispirano al vangelo e i credenti che dovrebbero affermarli, c’entrano poco, anzi, non c’entrano per nulla: è un aridissimo deserto.

I cattolici si sono tirati fuori

Questo deserto l’hanno costruito gli stessi cattolici che si sono impegnati molto di più a trovare i motivi che sconsigliano l’impegno nella politica piuttosto che a trovare quelli che lo raccomandano. Siamo costretti a una presa d’atto: a furia di criticare la politica abbiamo finito per tirarcene fuori.

Per cui il contributo i cattolici hanno dato si è rivolto più alla crisi della politica che al suo rilancio. E questo in perfetta sintonia con l’andamento generale della politica.

In Italia, lo dicono tutti, il primo partito politico è quello dell’astensione. Gli italiani hanno deciso così. I cattolici italiani hanno offerto il loro significativo contributo perché sia così. Questo è il punto di vista da qui, dalla casa di chi crede.

La destra recita il rosario la sinistra ignora

Se adesso ci spostiamo nella casa di chi governa si deve constatare che gli abitanti di questa casa, i primattori della politica, hanno preso atto della presa d’atto di chi crede e ne hanno tratto tutte le più ragionevoli conseguenze. Siccome i credenti hanno espulso la politica dai loro interessi, la politica ha espulso i cattolici dai suoi interessi. Per cui, alla fine, i cattolici o non c’entrano o c’entrano così male che sarebbe meglio che non c’entrassero.

Prendiamo la destra. Meloni, Salvini si presentano come buoni cattolici, tutti Papa, Vangelo e rosario. Come politici sono i difensori dei valori cattolici: famiglia, aborto, scuola privata e simili. Proteggono i valori cattolici perché sanno che i cattolici, in risposta, proteggeranno loro. Detto in altre parole: il sospetto che una certa destra usi l’appoggio ai valori cattolici per averne vantaggi è un sospetto doverosamente fondato.

Se ci spostiamo a sinistra, mi domando, se mi è consentito un piccolo spunto polemico: la Schlein sa che esiste un mondo cattolico, gente che crede, che trova ispirazione dalla propria fede per portare un po’ di passione forte anche nella politica? Se lei non lo sa, qualcuno si è impegnato a dirglielo? Non sono mai riuscito a scovare nei molti suoi discorsi un accenno, anche fugace, all’esistenza di questo mondo. Niente. Spero solo che sia io il colpevole: che tutto dipenda solo dal fatto che non sono stato attento come si doveva.

Ma è inevitabile il sospetto: a sinistra la sensibilità verso i valori evangelici è uscita dai radar. E più si è a sinistra e più è così. Se qualche politico di sinistra, qualche volta, in qualche particolare circostanza, si azzarda a dire qualcosa, arriva di solito a pronunciare una affermazione audace: la politica è laica. Che, nella fattispecie italiana, va tradotta così: la politica non c’entra con la fede e viceversa.

(Eccezione: Tomaso Montanari, di specchiata fede di sinistra, rettore dell’Università per stranieri di Siena, noto giornalista e critico d’arte, si definisce ‘cattolico democratico’ e si rifà a don Milani. Una volta l’ho sentito citare - sorpresa! - il Magnificat: "Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote”. Certo: non basta citare una frase, ma suscita meraviglia nel deserto di cui si diceva).

Speriamo. Non si sa se e non si sa cosa. Ma speriamo

Conclusione (del tipo “la favola dimostra che”, come usano dire Fedro e Esopo): i credenti sono o usati o sono ignorati, gli si dà troppo o non gli si dà nulla. Colpa loro, certo, ma non solo colpa loro, mi pare.

Dopo la conclusione della favola resterebbe da elaborare un’altra conclusione: allora, io credente, che cosa faccio? Prima conclusione: visto che sono stiracchiato da una parte e dall’altra, è meglio non farsi stiracchiare. E me ne sto a casa, non voto. Perché dovrei andare a portare acqua a un mulino che, quando arrivo davanti alla porta con il mio secchio di acqua, me la chiudono sempre in faccia?

Seconda conclusione: mi rassegno e voto comunque. Noi credenti abbiamo una innata vocazione al martirio. Martirizziamoci.

Terza conclusione: siccome non si fa politica, incomincio a farla io. E mi impegno nei modi e nei tempi possibili. Bella conclusione anche questa, anche questa molto “cattolica”. Non mi limito a (non) fare quello che (non) fanno tutti. Ma faccio quello che ritengo si debba fare, a prescindere. E’ la conclusione più giusta, ma anche la più difficile.

Dunque: Devo sperare che succeda qualcosa. Che cosa, non si sa con esattezza. Che succeda, non è certo. Ma continuiamo a sperare, si deve sperare, si deve, comunque.

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