Forse è presto per riflettere sull’operazione Global Sumud Flottilla che si è conclusa con l'intervento israeliano e gli attivisti ancora trattenuti. È come voler fare sgorgare un effluvio di sensazioni che urgono sulla bocca di un recipiente ampio ma dal collo stretto. Avviene in questi casi che il flusso “ne l’angusta via tanto s’intrica / ch’a goccia a goccia fuore esce a fatica”, come va poetando l’Ariosto (canto XXIII).
E però c’è anche l’urgenza di stare sul pezzo del tempo e perciò accettiamo il rischio con piena consapevolezza della precarietà, pronti eventualmente a correggerci. Tentiamo di fermare alcuni punti dell’operazione.
Flottilla "umanitaria"
L’operazione Flottilla non si capisce pienamente se non si tiene conto che ha voluto essere nel suo insieme indisgiungibilmente sia umanitaria (portare aiuti materiali a Gaza) sia politica (svegliare l’opinione pubblica occidentale sul “genocidio” che si sta perpetrando da troppo tempo a Gaza e additare una via non estemporanea, ma strutturale di solidarietà).
"Solo umanitaria". C’è stato chi ha voluto e cercato di rendere l’operazione Flottilla solo operazione umanitaria e si è affrettato, a volte in buona altra in mala fede, a chiedere che i promotori fermassero l’operazione accettando quei canali di consegna pacifica degli aiuti umanitari, grazie magari all’intermediazione della Chiesa (e propriamente del card. Pizzaballa), senza insistere a forzare il blocco navale. Ma, se si fosse ridotta solo ad operazione umanitaria, essa non sarebbe stata in se stessa che una piccola goccia, ininfluente, nell’oceano dei bisogni della popolazione di Gaza. Ammesso poi che quel materiale potesse per via diplomatica o ufficiale arrivare effettivamente e prerstamente a destinazione: ci sono infatti attualmente già file di camion di aiuti alimentari e sanitari a marcire in attesa di entrare a Gaza, e non possono farlo perché l’autorità israeliana li blocca.
Come pensare che questi nuovi aiuti avessero una immediata via libera? E se la cosa fosse stata possibile, perché gli Stati occidentali non l’hanno pensata e praticata prima, in proprio? Questo lungo e assordante silenzio precedente getta il sospetto che gli inviti a desistere fossero ipocriti sgravi di coscienza di Governi che personalmente nulla hanno fatto prima e ora avvertono, con malcelato dispetto, di essere stati scavalcati o provocati ad esporsi in prima persona da un branco di inermi; e isolano il fatto umanitario per non impegnarsi sul fatto politico, che avrebbe comportato un serio esame di coscienza sul loro silente e inerte attatteggiamento nei confronti dei massacri di popolo perpetrati da Israele.
Flottilla "politica"
Talora il fatto Flottilla è stato isolato invece come politico. Di qui l’accusa di “irresponsabilità” rivolta in modo particolare dalla Presidente Meloni ai partecipanti all’operazione. Irresponsabili perché? Perché provocavano Israele che non doveva essere disturbato nella sua opera di eccidio e di espulsione a Gaza? Forse perché mettevano a repentaglio un processo di pace in corso? Ma questo è un processo, a dire il vero, che è appena abborracciato e che comunque avrebbe potuto essere casomai rinforzato da un atteggiamento benevolo di Israele con un’apertura benevola all’operazione Flottilla. Meglio, forse, irresponsabili perché avevavo l’ardire periglioso di disturbare un prepotente che è aduso a trasgredire ogni diritto internazionale, tanto da permettersi anche (e non è la minima colpa) di bloccare a suo piacimento navi straniere assolutamente pacifiche in zone non sue o non di sua precisa spettanza (mentre si permette di violare a man salva al suo esterno Stati sovrani).
Perché l’invito alla responsabilità non è stato rivolto in primis ai governanti di Israele? Forse perché Israele è l’aggredito e all’aggredito tutto è permesso? Ma anche in questo caso, si rischia di cadere nel pericolo di incolpare solo chi, certo in modo bestiale, ha fatto la mossa selvaggia e cruenta (nel famigerato 7 ottobre 2023). Ma di quanti soprusi subìti, precedenti e ancora in atto, essa è frutto, pur deprecabile! Lo sta a dimostrare da anni la prepotenza dei coloni israeliani in Cisgiordania, terrra non loro e che si stanno annettendo palmo a palmo uccidendo ed espellendo i Palestinesi da secoli ivi residenti. Uno Stato poi, se è un vero Stato, ha sì il diritto di difendersi, ma nella difesa non deve ricorrere a strumenti ingiusti e sproporzionati rispetto all’affronto subito. Ricordiamo che lo Stato italiano, quando, nei cosiddetti anni di piombo, fu attaccato dagli estremismi armati, non fece leggi straordinarie illiberali, ma seppe sconfiggere l’attacco con mezzi legali: con più pazienza ma con più solido costrutto. Non pare questo il caso di Israele che sembra operare più con vendetta che con equità, da tribù non da Stato. In ogni caso nulla aveva da temere dalla Flottilla disarmata.
La mosca cocchiera Giorgia Meloni
La riduzione dell’operazione Flottilla a fatto (o piuttosto: a calcolo) politico è stato un cavallo di battaglia della Presidente Meloni che l’ha giudicata e avversata come un attacco al suo Governo più che a Israele. A lei è stato giustamente risposto da più parti che i partecipanti all’operazione Flottilla erano solo in piccolissima parte italiani e, chissà perché a cittadini canadesi, brasiliani, greci e così via avrebbe potuto tanto interessare la caduta del Governo italiano da sfidare il pericolo dell’avventura contro Israele.
In realtà qui emerge - come spesso - lo spirito, non popolare ma provinciale, della nostra Presidente che deve sempre crearsi il nemico personale con cui azzuffarsi nel cortile, perché non vede la contesa tra diverse visioni del mondo e riduce tutto a pro e contro la sua persona. Una volta questi personaggi venivano chiamati anche “mosche cocchiere”, che sono quelle mosche della favola di Fedro che, siccome erano posate sulla criniera della mula, credevano di essere loro a guidare la corsa. Ma il mondo è più grande della Garbatella.
Una grande luce su Gaza
Adesso assisteremo ai commenti conclusivi che già aleggiano. Anche a commenti un po’ vigliacchi. Perché mentre prima i benpensanti nostrani (compresa la nostra Presidente) presentavano il piano come un’avventura temeraria, al limite di trasformarsi in casus belli, ora lo sminuiranno codardamente riducenndolo a sceneggiata. Ma in mezzo ci stavano le idee e la scommessa di tanta gente che sapeva di dovere fare i conti con un nemico senza scrupoli e con un insufficienge o assente sostegno europeo ufficiale. Ed era comunque pronta – come ha detto qui Osvaldo Roncelli richiamando il viaggio di S. Francesco verso il Sultano - a camminare sul fuoco. È stata accesa una forte luce su Gaza e Gaza è diventata luogo dove venivamo a correre qualche rischio anche noi, Occidentali, prima spettatori se non silenti complici. Anche il Parlamento italiano si è finalmente svegliato e grazie all’operazione Flottilla è stato costretto a parlare di Gaza.
In ogni caso l’operazione Flottilla, ha fatto emergere il rapporto tra umanità e politica e ha disvelato colpevoli atteggiamenti: quello di chi vuole ridurre la politica a fatto di sola forza e giudica tutto il resto (compreso il ragionamento e il simbolo) inutili bambocciate e quello di chi riduce l’umanità a fatto di coscienza e privato che non chiama in causa le strutture e rifugge dai conflitti (in ciò primeggia il mondo cattolico). Noi siamo orgogliosi che qualche rappresentante della nostra specie umana, anche bergamasco, con un coinvolgimento personale, che – si sa - è sempre un misto di finalità ideali universali e di passionalità partigiana, abbia acceso qualche riflessione. Per noi l’operazione, con tutto quello che ha comportato, ha rappresentato un tentativo inedito di unire la concretezza dell’aiuto e la simbolicità dell'unità umana. E per questo ha infiammato, pro e contro, tanti animi. Ed è una lezione non inutile in un tempo di politica di pancia e di forza.
Leggi anche:
Pezzotta