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Alex Langer. Un impegno coerente. E costoso

Sono trascorsi 30 anni da quando Alex Langer ci ha lasciato. Oggi c’è il rischio dell’oblio, di dimenticare la vicenda di un uomo che ha speso tutta la sua vita per cercare di “riparare il mondo”. Per questa ragione è necessario ripercorrere i tratti salienti del suo percorso

 

 

Una vita di impegno, da sempre

Alexander (Alex) Langer nasce il 22 febbraio 1946 a Sterzing/Vipiteno (Bz). Fin da ragazzo si dimostra una persona generosa, sempre pronta a farsi carico dei problemi altrui. Nel 1961 (aveva 15 anni) scrisse un articolo per una rivista francescana che si chiamava “Offenes Wort” (Parola Aperta): «Noi giovani vorremmo esistere per tutti, essere d’aiuto a tutti ed entrare in contatto con tutti».

Nel 1964 (18 anni) scrive un doppio articolo sul giornale degli studenti dell’Alto Adige, esortando quelli di lingua italiana a conoscere seriamente la storia di quelli di lingua tedesca e a quelli di lingua tedesca a dialogare con quelli di lingua italiana. Nel 1966 (20 anni) pubblica un articolo sulla rivista “Testimonianze”: «Il cristiano che si sente impegnato nel rinnovamento religioso e civile non deve accontentarsi della Chiesa e del mondo che trova. In fondo la credibilità del messaggio cristiano dipende in molta misura anche da come i cristiani sanno mettersi di fronte alle situazioni storiche concrete».

L’8 novembre 1967 Alex Langer (che aveva 21 anni), invitato a Bergamo dal Circolo Culturale Donati in collaborazione con il Movimento Internazionale della Riconciliazione, tiene una relazione nella Sala delle Conferenze del Teatro Donizetti sul tema “Coscienza cristiana e problema sudtirolese” (il resoconto dell’incontro è stato pubblicato dalla rivista SeleBergamo del 15 novembre 1967).

Alex Langer si laurea con una tesi sull’autonomia del Sudtirolo in Giurisprudenza a Firenze (dove conosce Giorgio La Pira, Ernesto Balducci e don Lorenzo Milani) ed in Sociologia a Trento. Giornalista e traduttore, insegna per brevi periodi alle Università di Trento, Urbino, Klagenfurt e nelle scuole superiori a Bolzano e Roma.

Attivo nella contestazione studentesca, aderisce nel 1970 a Lotta continua, ricoprendo per un periodo l’incarico di direttore responsabile del quotidiano.

La politica. Il Parlamento Europeo

Impegnato per la causa dell'autonomia e della convivenza nella sua terra, trae dalla situazione sudtirolese esperienze e insegnamenti che porterà con sé come un dono prezioso nei luoghi del suo poliedrico impegno sociale, culturale e politico. Nel 1978 fonda la lista "Neue Linke - Nuova sinistra" e viene eletto nel Consiglio provinciale di Bolzano, dove nel 1983 viene confermato per la "Lista alternativa per l'altro Sud-Tirolo". Si dichiara obiettore al censimento del 1981, che ritiene una pericolosa schedatura etnica. A causa del suo rifiuto di chiudersi in una delle tre “gabbie” previste per i cittadini di lingua italiana, tedesca o ladina, gli viene tolto il diritto d’insegnare a Bolzano, ma la Corte di Cassazione accetta il suo ricorso.

Eletto nel 1989 e 1994 al Parlamento Europeo nelle liste Verdi, ne diventa capogruppo. Si impegna attivamente in vari ambiti: pace, ambientalismo, superamento delle barriere etniche, regionalismo, per l’allargamento dell’Europa ai Paesi dell’Est e del Mediterraneo, lotta contro gli arbitri nelle manipolazioni genetiche e nell’uso incauto delle biotecnologie.

Langer viene incaricato di rappresentare ufficialmente il Parlamento Europeo in alcune occasioni di rilievo: alla Conferenza di Helsinki II per la Cooperazione e Sicurezza in Europa (luglio 1992), a Sarajevo (1991-1993), alla Conferenza per la stabilità in Europa (Parigi 1994). Nel Parlamento Europeo è tra i leader dell'opposizione alla guerra nel Golfo e poi dello schieramento che esige un deciso intervento politico, umanitario e anche di polizia internazionale nell'ex Jugoslavia. Fa parte di missioni parlamentari alla Conferenza mondiale di Rio ’92 su "ambiente e sviluppo", in Israele e Palestina (1991-1993), in Albania, Bulgaria e Romania (1990-1994), di dialogo tra turchi e curdi (1994). Si impegna personalmente in numerosi movimenti ed iniziative, tra cui il Verona Forum per la pace e conciliazione nei territori dell’ex Jugoslavia, la Campagna Nord-Sud - biosfera, sopravvivenza dei popoli, debito, la Fiera delle utopie concrete per la conversione ecologica (Città di Castello), SOS-Transit, Pro vita alpina, l'Associazione per la pace, la Helsinki Citizens' Assembly.

Anche a Bergamo

Il 18 giugno del 1990 Langer, nel frattempo diventato europarlamentare, torna a Bergamo, invitato dalla Fondazione Serughetti La Porta per una conferenza dal titolo “Dal Sud-Tirolo all’Europa”, (il testo della conversazione di Langer si trova nel libro edito dalle Edizione Gruppo Aeper). In quella occasione Langer ripercorre le principali tappe della sua vita e attività politica, concludendo con queste parole: «Non credo vi sia un’alternativa ragionevole ad una cultura e ad una politica della convivenza. Ovvero, ogni alternativa può essere solo violenta».

Tra i testi fondamentali di Langer sicuramente troviamo il “tentativo di decalogo della convivenza”, che rappresenta una delle sue eredità più significative e feconde anche per l’attualità. Un decalogo tutto nel segno del dialogo e della nonviolenza, dove si affronta in profondità e con uno sguardo prospettico dal passato al futuro il rapporto tra identità, differenza e convivenza, in cui sono fondamentali i mediatori, i costruttori di ponti, i saltatori di muri, gli esploratori di frontiera, e le esperienze delle “piante pioniere”, cioè dei gruppi interetnici.

La "conversione ecologica"

Un altro caposaldo dell’azione e della riflessione di Langer è la “conversione ecologica”, un necessario cambiamento degli stili di vita per rendere possibile un futuro abitabile, che riassume nel capovolgimento del motto latino: “citius, altius, fortius” (più veloce, più in alto, con più forza) in “lentius, profundius, suavius” (più lentamente, più in profondità, più dolcemente).

Per Langer «la conversione ecologica potrà affermarsi soltanto se apparirà socialmente desiderabile». La visione di un’ecologia integrale di Langer si può ritrovare nel 2015 nell’enciclica Laudato si’ di Papa Francesco. Nella “lettera a San Cristoforo”, di solito raffigurato come un gigante che attraversa un fiume portando sulle spalle il Cristo “bambino”, Alex Langer scrive:

Qual è la Grande Causa per la quale impegnare oggi le migliori forze, anche a costo di perdere gloria e prestigio agli occhi della gente? Qual è il fiume difficile da attraversare, quale sarà il bambino apparentemente leggero, ma in realtà pesante e decisivo da traghettare? Il cuore della traversata che ci sta davanti è probabilmente il passaggio da una civiltà del "di più" a una del "può bastare" o del "forse è già troppo", dopo secoli di progresso, in cui l'andare avanti e la crescita erano la quintessenza stessa del senso della storia e delle speranze terrene (…). Passare, insomma, dalla ricerca del superamento dei limiti a un nuovo rispetto di essi e da una civiltà dell’artificializzazione sempre più spinta a una riscoperta di semplicità e di frugalità. Non basteranno la paura della catastrofe ecologica o i primi infarti e collassi della nostra civiltà (…). Ci vorrà una spinta positiva, più simile a quella che ti fece cercare una vita e un senso diverso e più alto da quello della tua precedente esistenza di forza e di gloria. La tua rinuncia alla forza e la decisione di metterti al servizio del bambino ci offrono una bella parabola della "conversione ecologica" oggi necessaria.

Il 3 luglio 1995 a Firenze Alexander Langer, cattolico autodidatta, leader autorevole e amato del movimento ecologista, uno dei politici più autentici e coerenti, cittadino del mondo, sceglie un albicocco in un campo verde per porre fine alla sua vita “più disperato che mai". In uno dei biglietti lasciati si legge: “Non siate tristi, continuate in ciò che era giusto”.

Langer per molti è stato un “portatore di speranza”, che anche con la scelta di darsi la morte ci ha lasciato un messaggio: occorre trovare un modo per condividere i pesi che una speranza grande e impegnativa comporta per chi vuol esserne portatore, perché nel “continuare in quello che era giusto” nessuno si senta solo e ne sia più travolto

In collaborazione con Gabriele Colleoni

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