Celibato e preti sposati

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Vorrei con queste note fare eco ai due articoli di padre Francesco Cavallini, gesuita,
che su questo nostro blog ha offerto riflessioni profonde e coraggiose sul tema, assai delicato,
del celibato e la castità dei preti.

Ci tengo a precisare immediatamente che, non essendo un teologo, non intendo assolutamente offrire riflessioni speculative sul tema. Da prete di oratorio, mi limito a restituire alcune impressioni personali, restando disponibile al confronto e all’ascolto di chi la pensa diversamente.

Sarei felice di avere un confratello sposato

Personalmente, sarei felice se un giorno dovesse capitare di avere un confratello sposato, insieme con me impegnato nel ministero parrocchiale. Mi  farebbe bene.. Ci farebbe bene

Penso ad alcune rigidità di noi preti… Quanto mi farebbe bene lavorare fianco a fianco con un prete con un figlio adolescente? Eh sì, perchè è facile fare gli esperti pedagogisti quando i figli sono quelli altrui, quando non si vive la fatica dell’attesa di un figlio che ritarda dalla discoteca o la preoccupazione per una compagnia di amici problematica…

Forse impareremmo anche a non prendercela in modo eccessivo con i genitori che non partecipano ai nostri incontri serali, dopo una giornata di lavoro, il bambino accompagnato a calcio e la figlia adolescente che chiede di essere ascoltata mentre ripete quanto le sarà chiesto l’indomani nell’interrogazione di storia.

Forse quelle famiglie che, come sosteniamo nelle omelie, hanno bisogno di vivere più momenti insieme, dopo giornate nelle quali ogni componente ha avuto un suo programma e forse si sono soltanto incrociati a pranzo per qualche minuto, potrebbero essere aiutate in questo da calendari parrocchiali più equilibrati.

Ma non sono eretico

Immagino qualcuno, anche qualche confratello, starà pensando: “Eccolo, l’eretico! Eccolo il pretuncolo che teorizza la necessità di esperire tutto… Ma non sa che si impara dall’esperienza altrui?”.

E qualcun altro aggiungerà: “Poveretto, come è ridotto! Nemmeno capisce che se un prete non potesse parlare di famiglia e genitorialità, allora nemmeno i laici che tanto ci criticano potrebbero parlare di noi preti, perché non lo sono..”.

Sì, lo so. Lo so. Infatti non sostengo che sia necessario esperire tutto, ma che, talvolta, solo ciò che proviamo direttamente noi e coloro che amiamo ci permette di cambiare, di convertirci davvero.

Mi fermo qui… Avrei domande, dubbi, richieste di aiuto per teologi dogmatici sulla relazione tra sacramento dell’ordine e del matrimonio nella Chiesa Cattolica occidentale… Ma queste cose, se non mi licenziano, ve le scrivo nel prossimo articolo!

 

 

1 Comment

  1. Giuseppina Spinella ha detto:

    Come sono confortanti le sue riflessioni, don Alberto. Come è confortante sapere che c’ è un sacerdote, e spero più di uno, che, invece di pontificare dal pulpito,condannando quelli che non li seguono passo passo, cercano di ascoltare e comprendere i fedeli, le pecorelle, che gli sono stati affidati/e con tutti i loro problemi. È certamente difficile, calarsi nei panni di chi vive situazioni, esperienze diverse dalle nostre, soprattutto se sono difficili. Ma penso che già il fatto di porsi il problema sia un gran passo in avanti verso la collaborazione e, come dice lei, verso la Conversione. Grazie infinite per le sue parole preziose per il nostro cammino verso il Natale e…..oltre. Auguri

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